Kingdoms' Treaty - Angylionheim

1.4K 97 12
                                        

Tempo dopo la creazione dei Regni, degli angeli minori furono mandati su Midgard per salvare gli umani da loro stessi; odio, avidità e superbia stavano consumando i midgardiani, portandoli ad uccidersi tra loro e, senza un intervento divino, la fine della specie sarebbe arrivata presto.
Per adempiere a quel compito, gli esseri celesti crearono un proprio Regno: il decimo dell'universo, che ad Asgard venne riconosciuto come Angylionheim.
Questi angeli, però, estranei a tutto ciò che esisteva al di fuori della perfezione e purezza del Paradiso, in quel mondo nuovo finirono per essere distratti dalla loro missione divina.
Conoscevano solo le forme più spirituali ed eteree delle emozioni e, per questo, rimasero affascinati davanti alla scoperta di tutto lo spettro delle stesse: i mortali sapevano essere ora profondi e poi frivoli, coerenti e contraddittori, forti e deboli, appassionati e perversi, colmi di amore e odio.
Così, le creature divine si scoprirono incapaci di gestire sensazioni così nuove, diverse, pervasive.
Senza accorgersene, si ritrovarono risucchiati nelle realtà dei loro protetti; invece di preservarli dalla guerra, si schierarono al loro fianco in battaglia, andando persino contro i propri simili, nel caso si trovassero tra le linee nemiche.
Sedotti, cedettero presto anche ai piaceri della carne, nonostante la loro natura fosse completamente estranea a questo tipo di desiderio, inconcepibile per anime immortali impossibilitate a riprodursi tra loro.
Dalle unioni ibride con i terrestri nacquero, però, esseri malvagi che, per venire alla luce, rubavano la vita e l'anima della loro madre umana: veri e propri demoni, simili a quelli che già abitavano l'inferno.
A causa di queste azioni impure, il popolo celeste divenne sempre più debole, perdendo a mano a mano i poteri divini.
I loro occhi, da pura espressione dei colori dell'arcobaleno, divennero rossi, il colore del sangue, del peccato, come chiaro segnale di disobbedienza al divino, e le loro ali persero la capacità di volare, tramutandosi solo in un pesante fardello.
Distrutti dalla vergogna e dall'odio per sé stessi, non furono più in grado di provare sentimenti puri e nobili come l'amore, che tanto li contraddistingueva.
Quando, però, tutto sembrava essere perduto, Dio mandò sul pianeta una delle sue preziose figlie e lei fu il primo angelo donna a sfiorare il suolo di Midgard. Il suo compito era chiaro: mostrare quale fosse la strada giusta per tornare alle origini.
Si presentò ad uno dei suoi simili, colui che aveva guidato le creature alate attraverso il confine del Paradiso e, allo stesso modo, che prima di tutti aveva intrapreso la strada del peccato. Gli porse la mano, vedendolo sopraffatto da disperazione e senso di colpa e, nell'accettarla, in un solo sguardo lui riconobbe l'amore incondizionato che non provava più da tempo.
Col sincero desiderio di tornare all'antico splendore, egli si eresse al suo fianco e, insieme, riunirono finalmente il loro Regno, promettendo che avrebbero riportato tutti all'originario splendore.
Fu la battaglia più dura che dovettero combattere, in quanto interna, contro gli impulsi che li avevano colti impreparati, ma, col passare del tempo, tutti gli angeli si presentarono al cospetto dei due sovrani, implorando aiuto.
Dopotutto, erano esseri buoni, ma perduti in una realtà che non gli apparteneva.
Fu incredibile l'operato di quei due regnanti: con una forza di volontà invidiabile, riuscirono a salvare tutti i loro simili e lui, raggiante e speranzoso come un tempo, riottenne la capacità di volare prima di tutti gli altri. Comprese che era quella la prova che il Padre desiderava superassero per quel privilegio unico: dovevano tornare ad amare, in modo puro.
La loro redenzione, però, non poteva finire con questo, in quanto, sul pianeta, i loro figli stavano ancora disseminando guerra e crudeltà.
Si unirono per fermarli, ma nessun angelo poteva pensare di distruggerli, in quanto non gli era permesso uccidere altre creature immortali, pena la loro stessa anima. Oltre a questa legge divina, poi, c'era da considerare l'orrore morale che avrebbe implicato assassinare la propria progenie. Così, fecero un patto con Lucifero, che accettò quegli esseri all'inferno, insieme alle sue creature.
Pensando di aver ormai rimediato ai propri errori, tornarono al motivo della loro presenza su Midgard.
Sapevano che, probabilmente, non si sarebbero liberati di quegli occhi vermigli, se non una volta tornati in Paradiso, perché Dio perdona, é vero, ma non dimentica, e nemmeno loro dovevano farlo. In quel modo, ogni volta, guardandosi, avrebbero potuto ricordare le loro colpe, gioire per averle affrontate e prodigarsi per non commetterle nuovamente.
Tutto questo, almeno, fino al compimento della loro missione divina. Così, si ripresentarono a sostegno della razza umana e, a questo, seguì un lungo periodo di pace e prosperità per il pianeta.
Nel momento di massimo splendore, quelli che furono eletti re e regina ebbero modo di sperimentare un altro tipo di amore: quello l'uno per l'altra.
Non furono puniti da Dio per questo, perché non vi era peccato in quel sentimento e, al contrario, vennero premiati con un vero e proprio miracolo, perché, i due angeli, ebbero una figlia.
Ella era una creatura bellissima, i suoi capelli erano argentei, le sue ali capaci di volare, il suo cuore puro e il suo animo dolce e gentile.
Aveva poteri inimmaginabili: la sua magia bianca sembrava essere la più potente dell'universo e, per questo, tutti erano convinti che fosse lei la chiave che avrebbe finalmente reso gli umani la razza che Dio sperava e, di conseguenza, ricondotto loro in Paradiso.
Fu chiamata Ariel, per il suo coraggio, determinazione, fiducia nel prossimo e capacità di aiutare ogni essere vivente con la sua bontà.
I leoni erano il suo seguito e presto il suo nome divenne sinonimo di "leonessa di Dio".
Da lei nacque lo zodiaco, sotto il quale ogni essere umano, in base al momento della nascita, sarebbe stato protetto da lei e da angeli scrupolosamente scelti per aiutarla nel compito.
Però, la sua naturale fiducia incondizionata, celava una debolezza, la più pura esistente, certo, ma che le sarebbe presto costata cara: l'ingenuità.
I nuovi demoni dell'inferno, capeggiati dal primo figlio del peccato degli angeli, tornarono sulla Terra e, confondendosi tra gli umani, riportarono il caos sul pianeta.
Per secoli agirono senza riuscire ad essere fermati, fino a che, i sovrani, arrivati all'esasperazione, si addentrarono all'inferno per patteggiare col Diavolo in persona e riavere indietro le anime umane che quest'ultimo aveva sottratto.
Lucifero, ovviamente, non fu colto alla sprovvista e, una volta caduti nella sua trappola, trovò il modo di incatenarli nell'Oltretomba.
Nessuno seppe mai come fu possibile, o cosa successe, ma Ariel, rimasta nel regno a fare le veci dei genitori, come le era stato intimato, capì presto cosa fosse accaduto e, nel cercare una soluzione per salvare suo padre, sua madre e tutti i midgardiani, comprese che l'unico modo per vincere era evitare l'ingresso nel mondo di Satana, ma costringerlo, invece, al confronto nel loro.
Nella sua mente sperava di riuscire a mostrare lui, o almeno agli altri demoni, la possibilità di intraprendere un'altra via, oltre a quella scelta, ma, nell'ipotesi peggiore, se questo si fosse dimostrato un fallimento, avrebbe dovuto trovare un modo definitivo per impedire all'inferno di interferire ancora col mondo dei vivi.
Chiese sostegno a tutti i sovrani dei regni non collegati all'oscurità: gli elfi della luce, i nani, i Vanir e gli Æsir.
Persino gli Jotun si presentarono da lei, invocando il perdono per tutti i loro crimini e confessando di volersi lasciare il male alle spalle.
Nessuno degli altri popoli, però, li voleva come alleati, a causa della loro natura malvagia e subdola, che in passato li aveva costretti a fronteggiarli svariate volte, ma lei era sicura che tutti potessero cambiare; meritavano una vera possibilità di redenzione.
Il sovrano dei giganti di ghiaccio aveva la capacità di vedere oltre le apparenze di ogni essere, ma era anche in grado di ottenere ciò che voleva da chiunque, senza preoccuparsi troppo dei mezzi o delle conseguenze, cosa che, però, si vide bene dal mostrare alla nuova regina degli angeli.
Presto, Ariel si ritrovò affascinata da quell'essere: lo vedeva così profondo ed enigmatico, col cuore pieno di dolore al quale, però, non si era mai arreso e, in poco tempo, si innamorò di lui.
Di lì a poco, quell'amore prese forma e, per una volta, la situazione si ribaltò: fu lei a ritrovarsi incantata da un altro essere, trasporta da qualcosa che non poté controllare e, ignara dell'inganno nel quale era caduta vittima, rimase incinta di un traditore.
Sì, perché, in verità, egli si rivelò un delatore del male.
La magia della principessa era, però, di gran lunga superiore a quella di qualunque Jotun e, grazie ad essa, riuscì a difendersi ed imprigionarlo.
Consapevole che i popoli si sarebbero ribellati a lei, l'angelo chiese aiuto al giovane neo-sovrano dei Vanir, che era sempre stato al suo fianco e di cui si fidava ciecamente. Infatti, lui le offrì il suo supporto, assicurando a tutti che il figlio che portava in grembo fosse suo.
Gli altri Jotun vennero esiliati, con l'accusa di aver collaborato col nemico, mentre la battaglia era ormai alle porte.
Una volta iniziato lo scontro, il bambino era prossimo alla nascita e, il re degli Jotun, approfittando della difesa scarsa, riuscì a liberarsi ed entrare nel palazzo, costringendo il sovrano Vanir, rimasto per difendere Ariel in quel momento delicato, a combatterlo.
Il racconto, poco dettagliato, di quello che successe in quei minuti, si deve alla testimonianza di colui che, all'epoca, era solo un bambino: il fratello minore del re dei Vanir.
A causa della tenera età e delle forze mistiche troppo potenti per la sua comprensione, le uniche cose che riuscì a raccontare furono il fatto di aver visto suo fratello morire, a poca distanza da lui, ucciso dallo Jotun, con l'ausilio di una magia nera sconosciuta che, pochi istanti dopo, usò per colpire a morte anche la principessa, all'altezza del ventre, senza che lei potesse nulla per difendersi.
Man mano che il sangue solcava ogni venatura del pavimento di pietra, ella provò per la prima volta sensazioni orribili, mai conosciute, che si riflessero sul suo viso. In fondo, suo figlio era morto, dentro di lei, pochi istanti prima che potesse guardarlo degli occhi, l'uomo che l'aveva amata veramente giaceva senza vita, per aver tentato di difenderla, e lei, sul punto di spegnersi, era colpevole di aver lasciato i popoli in balia del male.
Così, i suoi occhi, si trasformarono in odio puro.
In un urlo di rabbia, scatenò la sua ira, uccidendo il mostro che l'aveva portata a questa fine, ma, prima di chiudere le palpebre per l'ultima volta, tornò a guardare il suo ventre e, sfiorandolo con mano tremante. L'immagine di quella povera creatura senza peccato, a cui era stata strappata l'anima, ancor prima che potesse scegliere tra bene e male, si impose nella sua mente ormai perduta, mostrandole che doveva impedire che lo stesso destino si avventasse su altri.
Era consapevole di essersi macchiata del peggiore dei crimini e meritare quella fine, ma per l'universo che amava c'era ancora una speranza.
In un gesto disperato si aprì il petto, scatenando da quella fessura un bagliore accecante che, nel giro di qualche secondo, scomparve nel nulla, insieme anche ad ogni traccia del suo corpo.
Il significato di questo ultimo gesto, non fu comprensibile agli occhi del piccolo e scosso testimone, ma lo fu, in parte, per tutti coloro che in quel momento erano sul campo di battaglia. I demoni erano troppo potenti e gli angeli, rendendosi conto di aver trascinato i Regni in una guerra che non avrebbero mai potuto vincere, li protessero con una barriera magica, mentre, con le forze rimaste, provarono a contrastare le forze del male.
Ad un passo dalla sconfitta, ricevettero i poteri di Ariel. Questo fu chiaro, perché tutte le creature celesti iniziarono a brillare di pura luce e, convinte a sacrificare le proprie anime nel tentativo, riuscirono a rigettare i demoni all'inferno, chiudendo l'unico varco materiale per il Regno degli Inferi, per sempre.
In cambio di questo gesto di coraggio e amore, tutto il popolo alato fu salvato e accolto nuovamente in paradiso, levandosi verso il cielo, luminoso.
Bor, re degli Æsir, dal campo di battaglia, una volta svanita la protezione energetica, si ritrovò a guardare verso il lago, prosciugato dall'acqua, che aveva rappresentato il centro della guerra, in quanto, al centro di esso, vi si apriva la porta per il Regno Oscuro.
Sulla riva opposta, un leone, maestoso, fiero e di dimensioni maggiori rispetto tutti quelli a suo seguito, avanzò, per poi sedersi al centro della conca, con lo sguardo fisso sul regnante.
La sua bocca era insanguinata e, dopo qualche secondo, l'aprì, mostrando al suo interno un cuore: non uno qualunque, ma uno trasparente, quasi come di vetro, sporco, però, di una lacrima nera all'interno. Il cuore di Ariel.
Tutto ciò che restava di lei.
Sollevando un sospiro sbigottito nei guerrieri, la creatura masticò ciò che era contenuto nelle sue fauci, ma, nello stesso momento in cui il re appoggiò la mano destra sull'elsa della spada, convinto che quello fosse un altro essere demoniaco, il felino lo invitò a guardare oltre le apparenze e udire le sue parole, prima di dare il comando di attaccare.
L'asgardiano rimase sconvolto nel sentirlo parlare la sua lingua e, intimidito dalla solennità di quella voce, ascoltò ciò che ebbe da dire.
L'essere dichiarò che la salvezza era ancora molto lontana, perché il male avrebbe cercato altri mezzi per ferirli.
Incaricò Bor di proteggere tutti gli esseri viventi come un padre, perché, da quel momento in avanti, ci sarebbero state molte battaglie, che avrebbero permesso all'oscurità di tesaurizzare forza e tempo, nutrendosi delle anime dei più deboli e incatenandole all'interno dei loro stessi corpi.
Però, prima che l'oscurità avesse raggiunto il massimo del suo potere, il cuore di Ariel, che fino a quel momento sarebbe stato custodito dalle forze della natura di Midgard, sarebbe rinato in un essere con il compito di impedire la nascita dell'Anticristo, il figlio del male.
Missione ardua e pericolosa, ma necessaria a salvare l'universo da fine certa.
La bestia maestosa, poi, prima di trasformarsi nell'acqua che avrebbe nuovamente riempito quel luogo e, quindi, sparire nel nulla, consegnò al primo Padre Tutto una profezia, che così recita:

Arriverà il giorno in cui l'universo non avrà altra possibilità se non quella di presenziare alla vendetta degli Inferi.
Per millenni, bene e male hanno convissuto come aspetti opposti di una stessa realtà, ma quell'equilibrio è stato spezzato e l'oscurità pretenderà la sua nemesi in ginocchio, per il torto subito.
La sua forza crescerà, nutrita dalle anime impure dell'universo.
Il male saprà pazientare, ma se suo figlio riuscirà ad esalare il suo primo respiro, tutte le anime saranno dannate.
La speranza per la salvezza sarà riposta in una creatura mai vista prima.
Ella nascerà nelle avversità più grandi e avrà arbitrio sul destino dei mondi. Nel suo cuore solo il potere su luce e buio.
Pieno di insidie sarà il suo cammino, perché il male sa ingannare.
Il caos è cosa cara al suo cuore e controllarlo l'unica possibilità di salvezza.






Ciao a tutti! Nel caso non fosse troppo chiaro, ci tengo a specificare che questo non è propriamente un capitolo, ma semplicemente una traduzione fatta da Odino di quanto scritto nel famoso "libro misterioso" di cui i nostri protagonisti hanno parlato nel capitolo precedente (e che comunque verrà spiegato meglio nel prossimo).
Colgo l'occasione per ringraziare con tutto il cuore tutti coloro che stanno leggendo/commentando/votando questa storia e anche per scusarmi di non aver mai usato questo spazio...la verità è che mi imbarazzava molto l'idea, ma...che dire...ho deciso di seguire l'esempio di Angel e farmi coraggio 💪
D'ora in poi prometto di usarlo il più possibile :)
A presto :D

Salvation || LokiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora