39. Salvation

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Loki aveva pensato tante volte a come potesse essere il regno delle anime dannate, la prima in assoluto soltanto un paio di anni addietro, anche se, a pensarci, sembra un ricordo molto più recente, per quanto è vivido.
Era il disastroso epilogo di quando tentò di prendere il trono di Asgard, approfittando del sonno di Odino e dell'allontanamento di Thor dal Regno dorato.
Il Padre degli dei si trovava lì, sul ciglio di ciò che restava del ponte dell'arcobaleno, mentre il dio del tuono era trattenuto alla caviglia dal sovrano, per impedirgli di precipitare. Il biondo, a sua volta, stringeva tra le dita lo scettro d'oro che, fino a pochi attimi prima, era in possesso del dio dell'inganno e, in quel momento, rappresentava l'unico appiglio che separava a quest'ultimo dalla morte.
Allora, guardando gli occhi delusi di quello che considerava un padre, rendendosi conto di ciò che davvero era arrivato a fare, aveva deciso di mollare la presa e lasciarsi cadere nel vuoto.
Ricorda perfettamente che, solo dopo quel gesto, aveva finalmente spostato lo sguardo in quello del fratello. Fu un istante, ma non potrà mai dimenticare la disperazione, il dolore e la paura in quelle iridi azzurre. Suo fratello aveva gli occhi lucidi e, per questo, Loki si ritrovò costretto a vedere al loro interno la sua stessa immagine, farsi sempre più piccola, fino a sparire, per lasciare spazio al nulla nel quale stava precipitando.
Si chiese se l'Inferno potesse essere come quel baratro nero che lo stava inghiottendo e se, in esso, fosse stata solo la sua testa a tormentarlo, mostrandogli all'infinito quelle iridi cerulee che, per assurdo, sarebbero state la sua condanna; uno sguardo che gli avrebbe ricordato per sempre il male arrecato e la delusione procurata nell'uomo che lo amava davvero.
Si era preoccupato solo di suo padre, proiettando tutto il suo rancore sull'unico a cui non importava nulla della sua natura, perché Thor, seppur con tutti i suoi fastidiosi difetti, non avrebbe mai smesso di considerarlo suo fratello e niente avrebbe mai potuto cambiare questo.
Ora, a distanza di tanto tempo e innumerevoli altri errori dati da paura e risentimento verso sé stesso, riesce finalmente ad accettare quella verità, i suoi sbagli imperdonabili.
E rivuole suo fratello, ad ogni costo.
Loki muove un passo in avanti, camminando su una sorta di superficie liscia, ma indistinguibile da tutto il resto; tutto appare nero, davanti, dietro, sopra e sotto e ai lati del suo corpo che, nel buio più totale, riesce a distinguere appena, solo grazie alla luce verde-bluastra che emanano le sue ali, ma che, dato l'ambiente, si spegne appena oltre la sua figura.
La suola dei suoi stivali continua a toccare il terreno, ma la mancanza di un qualsiasi rumore lo porta ad avanzare incerto, con la sensazione che, ogni passo possa finire nel vuoto. Barcolla, portando le braccia ad allargarsi, quasi in un inconscio tentativo di trovare un precario equilibrio.
Si ferma, chiudendo gli occhi, nel tentativo di concentrarsi su ciò che sta accadendo dentro di lui, anche se, questo gesto, non cambia affatto la situazione dei suoi sensi. Si costringe a focalizzarsi sul respiro, rendendolo più lento e profondo, al fine di mantenere la calma e ragionare sulla situazione.
Come può quel Regno essere esattamente come lo immaginava? Che l'Inferno sia semplicemente l'incarnazione delle peggiori paure del condannato?
Probabile, in effetti, considerando che fiamme, mostri o torture di ogni tipo non sono il genere di cose che potrebbero mai preoccupare un essere come il dio degli inganni. Le sue risorse vanno persino oltre la sua stessa comprensione, adesso, senza contare, poi, la sua innata capacità di trovare sempre una via d'uscita, cosa che gli ha quasi sempre permesso di sfuggire dalle conseguenze delle sue azioni.
Il nulla, però, è tutta un'altra cosa. Se non c'è nessuno da ingannare, niente da usare a proprio favore, se si è completamente soli, come è possibile inventarsi una strategia di fuga? È proprio questo che terrorizza il dio del caos: essere in balia di sé stesso, per tutta l'eternità.
Adesso, mentre torna a guardarsi intorno in cerca di un appiglio qualsiasi, inizia a sentire la paura stringergli un nodo in gola, la sua pelle diafana imperlarsi di sudore freddo e le mani congelate.
Prima, il pensiero di non uscire da quel luogo non lo aveva spaventato, ma ora inizia davvero a sospettare che la partita sia già conclusa e che, stupidamente, lui abbia mostrato al nemico il modo esatto per fargli scacco matto.
-Non vorrai davvero farmi credere che ti accontenti di avermi relegato qui dentro, vero?- domanda poi ad alta voce, riferendosi idealmente ad Arioch, improvvisando il tono più fermo possibile, per non tradire ciò che, in realtà, gli sta aumentando i battiti del cuore.
Subito dopo aver pronunciato quella frase, una piccolissima luce appare davanti a lui, lontana, flebile, ma, nel buio più totale, Loki la percepisce quasi come un faro all'orizzonte durante una rabbiosa tempesta.
Senza neanche accorgersene, prende ad avanzare velocemente, mentre il respiro, man mano che quella figura inizia ad assumere una forma via via più definita ad ogni passo, si fa sempre più strozzato e incapace di soddisfare il suo bisogno di ossigeno.
Rallenta inconsciamente, appena riconosce in quella sagoma suo fratello, piegato sulle ginocchia e illuminato da una fonte che non saprebbe identificare, se non generata proprio dal corpo stesso del biondo.
Il passo lento diventa uno scatto, che, in meno di un secondo, lo porta esattamente davanti all'erede al trono, ora con lo sguardo al suolo, i lunghi capelli biondi a coprirgli il viso e le mani appoggiate a terra, appena accanto ad un Mjolnir abbandonato malamente su un lato.
-Thor.- lo chiama il moro, poggiandogli una mano sulla spalla scoperta, appena si accorge del suo inconfondibile tremore.
Il dio del tuono sussulta, ma non alza la testa, mentre continua quella che, da vicino, pare proprio una vera e propria battaglia interna: ansima, in maniera continua ed esagerata, contrae i muscoli in modo innaturale e sta sudando, nonostante la sua pelle sia fredda come il ghiaccio.
-Thor, puoi sentirmi?- ritenta il minore, abbassandosi ancora, nel tentativo di guardarlo in viso.
Solo in quel momento, si accorge che le sue palpebre si stanno muovendo in modo troppo veloce e, allarmato, con entrambe le mani gli cinge il volto, sollevandolo, per costringerlo a guardalo.
Nonostante la chiarissima tensione muscolare, Loki non trova nessuna opposizione al suo movimento e, anzi, la sensazione è proprio quella di muovere una bambola, cosa che fa letteralmente rabbrividire il dio del caos, abituato ad un'immagine completamente diversa del futuro re di Asgard.
L'orrore vero, però, arriva quando i loro occhi si incontrano, o meglio, appena lo sguardo cangiante di Loki incontra quello terrificante dell'altro: i suoi occhi, ora, sono completamente vuoti, bianchi, senza più alcun colore, nell'iride così come nella pupilla.
-Fratello, che cosa ti stanno facendo?- ringhia Loki, stringendo involontariamente la presa sul viso dell'altro.
-L-loki?- sussurra appena il dio del tuono, muovendo gli occhi davanti a sé, come alla ricerca di qualcosa di lontano, irraggiungibile.
-Sì, sono qui.-.
-Fratello, sono tutti morti, per colpa mia.- continua il biondo, mentre delle lacrime iniziano a cadere dalle ciglia chiare, rigandogli il volto:-Ho portato Asgard alla sua fine.-.
Il moro si allontana appena, rendendosi conto che il maggiore non sta più parlando con lui; è bloccato nella sua testa. Sì, si sta riferendo al fratello minore, ma non a quello vero, bensì, probabilmente, ad una creazione della sua mente soggiogata.
-Loki, avevi ragione. Sono stato un egoista. Merito tutto ciò che vorrai farmi.-.
A quelle parole, che Thor sussurra tra i denti, mentre le lacrime continuano a rigargli le guance, il dio dell'inganno lascia la presa, barcollando all'indietro, sconvolto e frastornato, a causa di una fastidiosa sensazione di vertigine.
Sono io la sua punizione.
Quella consapevolezza si fa strada dentro di lui come un veleno, raggiungendo ogni angolo del suo essere fino a fargli mancare il fiato per il dolore. Tutte le cose assurde di cui lo ha sempre incolpato hanno segnato talmente tanto il cuore di suo fratello, da far sì che il suo inferno sia lo stesso Loki che, con le sue parole taglienti, sconvolge gli eventi passati a suo favore, punendolo per qualcosa che, in realtà, non è mai esistito.
A quel punto, il minore si sente schiacciato dalla verità: ha sempre dato a Thor dell'egocentrico, quando lui stesso non ha mai fatto altro che pensare alla propria sofferenza, cieco che, il maggiore, stesse male almeno quanto lui.
-Lui non appartiene a questo Regno!- grida il moro, rivolto verso l'alto, nella speranza che qualcuno si palesi, non riuscendo più a sopportare il senso di colpa per ciò che ha fatto all'unico uomo che è sempre stato dalla sua parte.
-Ne sei certo?- una voce gutturale, profonda e distorta da un eco fisicamente improbabile, dato l'ambiente, si manifesta nelle orecchie del dio del caos, senza una provenienza precisa.
A pochi metri dai due fratelli, prende forma una fiamma, che cresce a dismisura, fino a raggiungere almeno tre volte l'altezza di un asgardiano normale.
Quel fuoco, stranamente privo di qualsiasi tipo di calore, pare solidificarsi, in una figura scura, come fatta di roccia, possente e dai contorni vagamente umanoidi. È nerboruta, molto più di qualsiasi altro combattente Loki abbia mai visto, tanto che, la sua testa, seppur enorme, sembra quasi piccola a confronto del corpo. Essa, inoltre, ha l'esatta forma di un elmo da battaglia, senza né bocca né naso, ma con due tagli orizzontali infuocati come occhi. Sulla sommità del capo si stagliano due enormi e robuste corna, lunghe almeno quanto un avambraccio.
Alle sue spalle, quelli che assomigliano ai resti di due ali fiammeggianti illuminano la sua figura, rendendola persino più inquietante e spigolosa di quanto, forse, non sarebbe ad una luce più diffusa. Non sono piumate, definite o imponenti come quelle che sfoggia Loki, ma piuttosto piccole, irregolari e consunte, consumate dalle stesse fiamme delle quali sono fatte.
Il suo intero corpo è cosparso da escrescenze dalla forma appuntita, visibili soprattutto all'altezza delle spalle, i gomiti, i fianchi, le ginocchia e tutte le dita, che paiono veri e propri artigli di roccia.
-Ora è chiaro il motivo per il quale hai scelto il corpo di un asgardiano.- cerca di provocarlo Loki, intuendo che, quello davanti a lui, sia proprio Arioch, nella sua forma demoniaca.
-È stato un supplizio. Io, leone degli inferi, costretto ad occupare per secoli quei ridicoli corpi imperfetti per portare a termine la mia vendetta.- tuona l'essere, quasi parlasse davvero da sotto un elmo.
Leone degli Inferi, si ripete il moro nella mente, associando l'informazione a quella che già possiede su Ariel, che, al contrario, veniva chiamata "leonessa di Dio".
Seppur nulla di ciò che è accaduto possa essere giustificabile, non è difficile comprendere come mai il primogenito di un essere divino, condannato già per nascita agli Inferi, abbia desiderato vendetta quando, dopo di lui, dallo stesso Angelo è stata generata la creatura più pura mai esistita e, come ulteriore beffa, alla quale è stato dato il suo stesso titolo, seppur con valenza opposta.
-Non mi dire, non ti facevo un tipo vendicativo.- risponde poi il semi-dio, alla luce del suo ragionamento, rincarando la dose.
Improvvisamente, però, prende a percepire il suo stesso sangue riboglirgli nelle vene e, appena questo raggiunge il cervello, si porta dietro anche una terribile consapevolezza che, istantaneamente, lo immobilizza: è lui l'essere che ha abusato di Angel, che l'ha costretta a togliersi la vita per salvarli.
Forse, quel cambio di sembianze lo ha per un attimo confuso o, magari, voleva semplicemente credere che tutto l'orrore che le era capitato fosse morto con Regan.
Invece no, le immagini di quella violenza gli si ripresentano davanti agli occhi, come già gli è successo un miliardo di volte, da quando aveva spiato i ricordi di Angel, senza il suo permesso, per vedere i volti dei suoi aguzzini.
E li aveva visti.
Solo che, insieme a quelli, aveva sentito anche tutto ciò che aveva provato la ragazza: il terrore, il dolore insopportabile, la sensazione di impotenza, di disperazione, il desiderio di morire, pur di far cessare tutto.
Ricorda che, quella volta, dentro certi ricordi aveva resistito solo pochi attimi, sopraffatto da tutto quell'orrore.
Da allora non aveva passato giorno, o persino ora, senza chiedersi come lei avesse fatto a sopravvivere, non impazzire o togliersi la vita. Quanta forza c'era in quello scricciolo di ragazza?
Non l'ha mai detto ad Angel, ma quelle immagini lo avevano sequestrato anche gli attimi prima che facessero l'amore; temeva di non essere abbastanza per impedirle di tornare con i ricordi a quei momenti o, ancora peggio, che lei potesse leggere nei suoi occhi che era lui stesso a non riuscire a pensare ad altro. Poi, si era sentito salvato quando, guardandola negli occhi e vedendo l'amore puro che lei provava per lui, la sua mente si svuotò, per riempirsi di lei e, per la prima volta in vita sua, era davvero riuscito a vivere il momento con tutto sé stesso, senza che il cervello potesse interferire in alcun modo.
Credeva che poi sarebbe andato tutto meglio, che quelle scene orribili, capaci di togliergli il sonno, sarebbero svanite piano piano, grazie a quello che stavano costruendo insieme, alla forza che scorreva attraverso il loro legame che, silenziosa, gli stava mostrando come accettare i propri demoni.
Adesso, però, che quel mostro si erge imponente e sicuro davanti a Loki, tutto il percorso fatto sembra sgretolarsi ai suoi piedi, insieme al suo povero cuore. Ciò che rimane è solo ira, rancore, desiderio di vendetta.
-Continua così, figlio di Laufey, lascia che la tua anima si consumi nell'odio e diventi parte di questo Regno.- ghigna l'essere infernale, suonando come un terremoto in una valle desolata:-Abbiamo perso l'Anticristo, ma con il potere che si cela dentro di te, forse, non ne avremo bisogno per conquistare il mondo dei vivi.-.
-Quel gigante di ghiaccio non è mio padre.- ringhia Loki, concentrando tutte le sue energie nella mano destra e sferrando un'onda di luce accecante, dritta al petto di Arioch.
In meno di un secondo l'effetto del suo attacco scompare e il moro rotea gli occhi, alla vista del suo nemico nell'esatto punto di prima, per niente scalfito dalla sua magia. Sapeva benissimo che non sarebbe servito a nulla, ma ha perso il controllo sulla sua rabbia.
-Ti facevo più acuto.- ghigna il mostro, avvicinandosi, fino a lasciare pochi passi dal suo interlocutore, che continua a fissarlo, senza ombra di cedimento:-Tutto ciò che vedi vive solo nella tua testa, non puoi ferirmi.-.
-Non tutto, io percepisco la tua presenza.- sputa Loki, certo di ciò che dice.
Ha sentito chiaramente il cambiamento, lo stato di allerta assunto da tutti i suoi sensi appena Arioch si è manifestato.
-Sei dotato, te lo concedo, non mi è mai capitato di trovare qualcuno che riuscisse a distinguere sensazioni reali da quelle simulate.-.
-Smettila con questi trucchetti. Ho compreso molto bene cosa fate qui.- si scalda il semi-dio, puntando il dito contro il demone:-Rinchiudete le anime nella parte oscura della loro mente, lasciate che l'Inferno sia creato dalle loro più profonde paure.-.
-So di essere una proiezione dentro la mia stessa mente, così come lo è mio fratello o tu. Però, sono anche sicuro del fatto che entrambi siete molto vicini al mio corpo fisico e, persino, di essere riuscito a comunicare con Thor, anche se solo per un attimo.-.
-Interessante, dio degli inganni. Hai avuto una lucidità che nessuno prima di te ha saputo mostrare. Non mi sbagliavo. Ci vorrà solo un po' di tempo a comprendere fin dove possano arrivare i tuoi poteri, ma tu sarai il mezzo che ci permetterà di ottenere ciò che ci spetta.-.
"Tu rappresenti il caos, Loki, l'origine di ogni cosa".
Le parole di Angel, alcune tra quelle pronunciate prima di morire, si impongono nella testa del moro in modo perentorio, appena l'essere demoniaco si appella a lui come "dio degli inganni". Questo perché, in effetti, lui non lo è più e adesso lo sa, lo sente.
Non l'aveva compreso allora, quando era stato avvertito dall'anziana Jhootea su Alfheim e, poi, dalla sua giovane amante, ma ora, consapevole, Loki rilassa i muscoli, stendendo le dita che, in qualche momento non identificato, aveva stretto a pugno.
Nonostante l'unica cosa che voglia sia torturare per lunghi secoli quel demone, per tutto ciò che ha fatto all'unica donna che abbia mai amato, sa bene di non poterlo fare in quel modo, cedendo all'ira. Verrebbe soggiogato dal male e, forse, come dice Arioch, in men che non si dica potrebbe davvero diventare una marionetta di tutti i demoni dell'Inferno.
Deve restare lucido, giocare sulla vastità del suo potere, sconosciuta persino a lui e sfruttare il fatto che, di conseguenza, il suo avversario ne sia ancora più all'oscuro.
Sa cosa deve fare, ma se dovesse fallire, il prezzo da pagare sarebbe incalcolabilmente alto.
Angel, spero solo che tu abbia ragione, si dice, per darsi il coraggio necessario a mettere in campo il suo piano disperato.
-E come pensi di fare? Io non appartengo a questo luogo e nemmeno Thor. Siamo entrati vivi in questo Regno.-.
-Per tua sfortuna, ciò non cambia le cose.- ride il demone:-Mentre il varco fisico rimane aperto, qualsiasi essere che viene attirato qui può rimanerci, se non è in grado di trovare l'uscita, non importa sia vivo o morto.-.
-A questo proposito spero proprio che i tuoi amici siano abbastanza forti da non cedere al richiamo del loro lato oscuro- continua.
Loki stringe i pugni, serra la mascella e scocca uno sguardo infuocato al suo interlocutore che, soddisfatto da quella reazione, si lascia andare ad una risata di scherno.
Questi demoni sono creature piuttosto ottuse, si compiace il moro nella mente, che, nonostante abbia fatto credere il contrario a quell'essere, si era accorto benissimo della forza attrattiva di quel varco e, per assicurarsi che nessuno lo seguisse, aveva lanciato un incantesimo temporaneo che impedisse l'ingresso a chiunque.
-Thor non è destinato a questo Regno, lascialo andare.- cambia discorso il moro, tentando il più possibile un tono incerto.
Se solo quel mostro fosse capace di leggergli dentro, vedrebbe la fatica che prova nel tentativo di mantenere la calma; costretto a mordersi la lingua e ripetersi le parole di Angel in loop, per evitare che il desiderio di vendetta si impadronisca di ogni sua fibra.
-Mi deludi, sei davvero qui solo per discutere di lui?-.
-Mi hai già portato via tutto il resto.-.
-Non sono interessato a quell'asgardiano, ma, in ogni caso, non lo lascerò andare senza nulla in cambio.-.
-Che cosa vuoi?-.
-La tua anima.-.
Arioch è ben consapevole che il semi-dio sarebbe perfettamente in grado di trovare l'uscita dell'Inferno, essendo ancora vivo e con una volontà piuttosto difficile da piegare. Quindi, l'unico modo che ha per imprigionarlo a sé in eterno, è che lui stesso gli venda la sua anima e, a questo proposito, l'essere demoniaco sa esattamente come convincerlo.
L'asgardiano, appena sbatte le ciglia, si ritrova catapultato in un'ambiente completamente diverso: è ad Asgard, nella sala del trono, seduto proprio su di esso.
Percependo un oggetto metallico tra le dita della mano destra, porta lo sguardo da quella parte ma, la sua attenzione, più che sullo scettro di suo padre, viene catturata dalla figura di Odino che, con un sorriso pieno di orgoglio, gli si avvicina, fino ad arrivare a poggiargli una mano sulla spalla.
Il moro abbassa gli occhi su quelle dita, confuso da quel gesto d'affetto, ma, subito, dei passi veloci lo distraggono, portandolo a girarsi allarmato verso il lato opposto.
Rilassa i muscoli, appena nota sua madre, scortata sottobraccio da Thor, fare ingresso in sala, gioiosi e vestiti a festa.
-Loki.-.
Al suono di quella dolce voce, il semi-dio perde la sua espressione lieta, oltre che un battito, seguendo il richiamo fino ai piedi del trono. Lì, come già sapeva, considerando la tensione di ogni sua fibra, trova Angel, in tutta la sua radiosità e coperta soltanto da un leggero vestito bianco, trasparente al punto da lasciare davvero poco all'immaginazione.
Inevitabilmente, il minore dei figli di Odino, trattiene il fiato, incapace di staccare gli occhi dalla figura leggiadra che, con grazia, sale lentamente i gradini sotto i suoi piedi, fino a riuscire a sfiorargli il viso con le dita e sedersi sulle sue gambe.
Lei sorride e lui, rapito da quel viso così bello, fa altrettanto, muovendo una mano sui suoi fianchi e poi giù, fino alla coscia.
-Mi vuoi ancora, Loki?- domanda lei, in un soffio sensuale, ad un centimetro dalle sue labbra.
Lui l'afferra in vita con forza, attirandola ancora di più a sé, ma, un momento prima di baciarla, all'apice del desiderio, le sue iridi cangianti passano dalle quelle labbra piene a cercare gli occhi dell'amata, nella totale espressione di un bisogno inconscio.
Questi, però, gli appaiono vuoti, diversi, tanto da riempirgli il cuore di desolazione, la stessa nella quale era ricaduto l'istante in cui l'aveva persa.
Pieno di insidie sarà il suo cammino, perché il Male sa ingannare.
-Dannazione.- bisbiglia Loki, tra sé e sé, mentre riprende lucidità.
Si allontana, serrando le palpebre e sferrando un colpo con la mano sinistra, esattamente all'altezza del petto di Angel, ma, come immaginava, la sua magia non trova nessun ostacolo, segno che, ormai, quell'illusione si è dissolta.
-Prevedibile.- ghigna poi il semi-dio, riaprendo gli occhi e ottenendo un grugnito infastidito da parte dell'avversario.
Ancora scosso, si costringe a stringere i denti un'altra volta, ad abbandonare quella visione idilliaca e tornare a ragionare a mente fredda.
-Questi poteri, che tu tanto brami, sono legati al cuore che Angel mi ha donato, non certo alla mia anima.- continua il principe di Asgard, percependo una stretta al cuore, per aver nominato la donna della sua vita e averla associata ad una bugia ben fatta, nella stessa frase.
-Oltre a ciò, quello che davvero vuoi e che hai sempre desiderato, demone, è un corpo. Per vivere ciò che tuo padre ti ha negato.-.
Arioch, producendo uno stridio sinistro, stringe i pugni, avvicinandosi ancora di più all'asgardiano, per studiarlo un millimetro alla volta, con i suoi occhi di fiamma, alla ricerca di un qualsiasi indizio di un inganno.
Però, adesso, Loki non sta mentendo affatto.
Non si torna più indietro, si dice il moro nella mente, consapevole delle conseguenze di quelle sue parole, mentre fissa l'avversario da vicino, in quel suo viso spaventoso e inconcepibile.
-Con i miei poteri potresti comunque portare a compimento il tuo piano.- continua, seguendo i pensieri che, quasi sicuramente, sta facendo il demone dentro di sé:-Ti chiedo solo di lasciare andare Thor, di non fargli del male.-.
Le risata che si libra dall'altro suona esattamente come un tuono, talmente forte da far indietreggiare il semi-dio, a causa del fastidio provocato dal rumore troppo forte.
-Ridicolo, come tutti gli altri. Sacrificare un dono come il tuo per un fratello.- lo rimprovera il mostro.
Con un gesto delle dita acuminate, Arioch fa sparire l'immagine di del dio del tuono, appena a pochi metri da loro e, seppur non possa avere espressioni, il moro è sicuro di leggere un ghigno soddisfatto in quel volto infernale, mentre muove un altro passo verso di lui, minaccioso.
-Lui è libero dal vincolo dell'Inferno, ma non posso garantire che abbia la forza per rinvenire e le capacità per scappare dal Regno.- ammette l'essere, fiero di aver vinto il dio degli inganni al suo stesso gioco:-Hai perso e io mi prenderò ciò che mi spetta.-.
A quelle parole di condanna, Arioch sovrasta completamente Loki, trasformandosi in un'ombra e avvolgendolo tra le sue spire.
Senza provare alcuna paura, ormai, il dio del caos chiude gli occhi, serrando la mascella e le palpebre con tutta la sua forza.
È finita.










È finita

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Rieccomi :)
Sì, lo so che sono una brutta persona a lasciare le cose così e anche che questo capitolo è lunghissimo, ma non potevo proprio tagliarlo🙀
Che dite? È davvero finita per il nostro Loki, questa volta?
Cosa succederà adesso?
Niente, direi che si scoprirà tutto nel prossimo capitolo🙈
Intanto vi saluto e spero con tutto il cuore che tutti stiate bene❤
Facciamoci forza💪

Salvation || LokiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora