1994
I genitori di Tony erano morti da tre anni, ormai, periodo che il giovane Stark non aveva di certo occupato a gestire l'azienda di famiglia; a quello ci pensava Obadiah Stane, migliore amico di suo padre e fidato socio della compagnia.
L'ereditiero, appena ventiquattrenne, compariva soltanto a qualche evento mondano, facendo ciò che gli veniva meglio: bere, conquistare donne e creare scandali.
Anche se non avrebbe mai ammesso una tale realtà, la verità era che, una volta morto suo padre, non aveva più nessuno al quale voler dimostrare il suo valore, così, aveva iniziato a soffocare ogni suo sentimento, senso di colpa o dolore nell'alcol, arrivando ad anestetizzarsi anima e cuore, così da non dover più provare nulla.
In più, l'essere ricco, intelligente e bello, di sicuro, non aiutava un poco più che ventenne, dal passato difficile, a garantirsi una vita lontana da narcisismo ed eccessi. Tutto ciò che possedeva, infatti, aveva trasformato Tony Stark in un egocentrico menefreghista, superficiale e festaiolo e, che fosse solo una difesa, Tony lo capì solo molto tempo dopo.
Erano i primi di settembre quando decise di recarsi, in compagnia del suo fidato socio, alla settimana della moda di New York. Non che a lui interessassero certe frivolezze, ma, essendo un personaggio pubblico, molti brand importanti gli spedivano inviti ogni anno, soprattutto nella speranza che qualche loro fortunata modella potesse finire in una delle campagne pubblicitarie della Stark Industries e loro, di conseguenza, ricevere notorietà.
Il giovane miliardario, in realtà, non vi partecipava con la stessa idea; lui voleva soltanto divertirsi e, poi, a reclutare le ragazze, spesso per rimediare a qualche falsa promessa del ragazzo fatta in momenti di poca lucidità, ci pensava Obadiah.
Quella sera in particolare, nonostante, come sempre, non avesse seguito con attenzione la sfilata in questione, si recò alla festa privata di Calvin Klein, che aveva luogo in uno dei più eleganti hotel newyorkesi, dove, per l'appunto, alloggiava anche lo staff del brand.
Tutto ciò, perché, durante quell'avanti e indietro sulla passerella, una ragazza era riuscita ad attirare la sua attenzione e lui, in quell'istante, aveva deciso che sarebbe stata lei la fortunata della giornata a vincere una serata con lui.
Ovviamente, come ogni volta, il dubbio che l'eletta di turno potesse rifiutare l'idea non passò neanche per l'anticamera del cervello del miliardario, forte del fatto che, in effetti, non era mai successo.
Nonostante i fiumi di alcol che aveva in corpo ancor prima di arrivare, ben presto Tony si accorse che, della giovane in questione, non vi era traccia e, così, flirtando un po' con alcune sue colleghe, scoprì il nome della fatidica modella e anche che, essendo nuova, nessuno l'aveva ancora troppo in confidenza.
Il miliardario, barcollando tra un corridoio e l'altro, si trascinò fino alla stanza della sua prescelta, dato che, come aveva previsto, la donna alla reception gli aveva rivelato il numero e il piano preciso della camera, soltanto dopo alcuni falsissimi complimenti.
Bussando alla porta, si presentò urlando "servizio in camera", portandosi, poi, una mano sulle labbra, per soffocare una risata divertita.
In pochi secondi, la ragazza dai lunghi capelli castani si affacciò all'uscio, spalancando le palpebre e sussultando appena, per la sorpresa.
Indossava delle ciabatte e una leggera vestaglia da camera, che tirava all'inverosimile per coprirsi quanto più possibile il petto, ma, in contrapposizione, il suo viso era perfettamente truccato, con un ombretto scuro, che faceva risaltare l'azzurro luminoso dei suoi occhi, e un rossetto rosato. L'insieme le dava un'aria elegante, senza appesantirla o renderla volgare.
Anche se, in quel momento, lui volle giustificare il saltello del suo cuore con gli effetti dell'alcol, la verità era che lo sguardo di Rose fu la prima cosa di lei a lasciarlo senza fiato. Si era sentito mancare, in quell'istante, perché, in qualche modo, quegli occhi somigliavano tanto a quelli di sua madre, caratteristica che, poi, avrebbe ritrovato soltanto nella sua Pepper, anni dopo.
-Signor Stark? Cosa la porta qui?- domandò lei, a metà tra l'infastidito e l'imbarazzato, indietreggiando appena, a causa del continuo barcollare di lui.
-La domanda giusta è: perché tu non sei alla festa?- ribatté lui, facendole l'occhiolino.
-In realtà, mi stavo appunto preparando.- tagliò corto lei, guardando altrove.
-Per caso il tuo orologio è impostato sul fuso orario di Los Angeles, dolcezza?- sorrise lui, per indicarle il fortissimo ritardo.
Lei, sospirando e alzando gli occhi al cielo, decise di accontentarlo, nella speranza che, così, se ne sarebbe andato:-Non amo questo tipo di feste e avevo deciso di non venire. Poi, alcuni minuti fa, mi ha chiamata il mio agente, chiedendomi di scendere, perché un pezzo grosso avrebbe chiesto di me.-.
-Beh, siccome ci stavi mettendo troppo, ho deciso di venire io da te.-.
Lei, spalancando gli occhi all'inverosimile, lo fissò indignata, iniziando a sentire un pizzico di nervosismo darle la scossa, alimentato da quei modi così spocchiosi del giovane.
-Era lei a cercarmi?-.
-Non l'hai ancora capito?-.
-E quale sarebbe il motivo?-.
-Ti trovo interessante.-.
-Tutto qui?- rise lei, sostenendo il suo sguardo.
Per la prima volta, Tony si ritrovò ad avere a che fare con una ragazza che, non solo non era intimorita dalla sua identità, ma che, addirittura, non aveva interesse nel guadagnarsi il suo favore.
Piacevolmente intrigato da quel risvolto, lui sorrise, volgendo per un momento lo sguardo oltre la porta e, nel notare un libro aperto sul letto, si intrufolò nella camera, approfittando dello spazio tra Rose, appoggiata allo stipite, e la porta semi aperta.
-Cosa leggevi?- domandò il ragazzo, ignorando le proteste della giovane contrariata, mentre, senza troppa delicatezza, afferrò lo scritto, piuttosto vissuto, data la copertina logora, e ne cercò il titolo.
-"Orgoglio e pregiudizio". Davvero?- chiese lui, con una smorfia sul viso, intanto che, senza nessun invito, si era lasciato cadere sul cuscino, stendendosi e sfilando le scomode scarpe con i piedi.
-È davvero questo che preferisci fare piuttosto che divertirti ad una festa?- interrogò ancora lui, cercando, con fatica, di leggere una frase sottolineata a matita, ma non riuscendo nel suo intento, a causa della ragazza che, infastidita, gli sfilò il libro dalle mani.
-Perché non torna a divertirsi lei, Signor Stark?- lo provocò, sedendosi al suo fianco, con fare seducente:-Io sono solo una noiosa ragazza che rilegge per la quinta volta "orgoglio e pregiudizio", invece che andare ad una festa tra mari di alcol e gente che ci prova.-.
Lui, troppo orgoglioso per lasciarsi battere al suo gioco preferito, si tirò su seduto e, sorridendo, afferrò il mento di lei tra l'indice e il pollice, mentre tentava di nascondere il senso di smarrimento dovuto a quel movimento repentino, per sussurrarle:-Io ho intenzione di divertirmi qui.-.
Di colpo, quasi colpita da un fulmine, lei si ritrasse da quel contatto, abbassando il viso.
L'ereditiero sorrise, soddisfatto di averla zittita; non ci metteva mai molto ad inquadrare le persone e, capire quale fosse il punto debole di una ragazza che passava le serate a leggere un libro romantico, non era di certo complicato, per lui.
-Se pensa che verrò a letto con lei, Signor Stark, si sbaglia di grosso.- lo spiazzò lei, tornando a guardarlo, sfidante:-Non mi accontento di una mediocre prestazione di un ragazzino viziato e completamente ubriaco. Probabilmente non riusciresti nemmeno a cominciare.-.
Quelle parole le uscirono dalle labbra come un fiume in piena e lei, subito dopo averle dette, desiderò soltanto rimangiarsele, ma era troppo orgogliosa per farlo.
In realtà, Rose non era per nulla l'esperta che voleva far credere; aveva avuto soltanto un ragazzo nella sua vita che, troppo geloso, non aveva retto il suo desiderio di fare la modella e, così, si erano ritrovati a chiudere, due anni prima, una storia che durava da quando entrambi avevano sedici anni. Dopodiché, lei si era concentrata sulla carriera e, francamente, il trovarsi un fidanzato era l'ultimo dei suoi pensieri.
Continuando a reggere lo sguardo di Tony, però, osservò di aver colto nel segno, di averlo zittito. Infatti, lui la fissava, imbambolato e senza parole, perché stupito da quel ribaltarsi della situazione.
La cosa, comunque, durò appena qualche secondo, dato che, poi, sul viso del giovane comparve un sorriso beffardo e soddisfatto; era la prima volta che l'ereditiero sbagliava i suoi calcoli e, soprattutto, che qualcuno fosse in grado di tenergli testa.
-Non ho mai letto "orgoglio e pregiudizio".- esordì, infine, lanciando una veloce occhiata al libro, per poi tornare sul volto di lei, dall'espressione interrogativa e perplessa.
-Non mi stupisce.-.
-Potresti leggermelo.-.
-Prego?- domandò la modella, soffocando una risata.
-Non sono abbastanza sobrio per farlo da me, al momento, e se tornassi alla festa adesso tutti crederebbero che soffro di qualche disfunzione o che sono stato rifiutato.- rispose lui, come fosse la cosa più normale al mondo:-Ne va della mia immagine e credo che tu possa comprendere.-.
Ovviamente, nessuna delle due scuse corrispondeva completamente a verità, ma a Tony, in quel momento, piacque raccontarsela così, per non ammettere che, in realtà, voleva semplicemente comprendere meglio quella ragazza.
-Davvero spera che io le regga il gioco?-.
-Anche se non lo facessi, nessuno ti crederebbe se dicessi che non hai voluto venire a letto con me.- le ricordò lui, portandosi le braccia dietro la nuca e facendole l'occhiolino, accompagnando il tutto con un sorriso sornione.
-Potrei chiamare la sicurezza, così la scorterebbero fuori ora e risolveremo la cosa.-.
-Lo avresti già fatto.- continuò lui, con fare distratto, per poi tornare agli occhi della modella e cogliere in flagrante un mezzo sorriso:-Andiamo, Signorina Rose, muori dalla voglia di leggermi questo libro e dimostrarmi che, se la smetto di comportarmi da "ragazzino viziato", come molto gentilmente mi hai definito, potrei trovare l'amore, come Darcy ed Elizabeth.-.
-Allora lo hai letto?- chiese lei, assottigliando gli occhi a due fessure e abbandonando del tutto la forma di cortesia.
-Sai, seppur io sia un genio indiscusso, ho comunque dovuto seguire i programmi scolastici.-.
Che stupida, si disse lei, nella mente, rendendosi conto all'improvviso di avere le mani sudate e i muscoli in tensione, quasi fosse sotto esame.
Senza aggiungere altro, Rose prese il libro tra le mani e, accomodandosi sul bordo del letto, ben lontana da Tony Stark, prese a leggere ad alta voce, accontentandolo.
Per alcune ore, lui intervallò le frasi del racconto a battutine taglienti o critiche sulla storia, facendo capire a Rose che, invece, quelle vicende riuscivano a farlo riflettere anche più del previsto e, leggendo, anche lei comprese che, forse, in quel loro primo incontro, avevano avuto entrambi un comportamento molto simile a quello dei due protagonisti dello scritto.
Dopo diverso tempo, iniziando a sentire un sospettoso silenzio, la ragazza si accorse che Tony, come un bambino, si era addormentato profondamente. La giovane sorrise a quella vista e pensò fosse meglio non svegliarlo, per permettere al suo corpo di smaltire l'alcol ancora in circolo. Così, decise di coricarsi sul divanetto ai piedi del letto, impostando la sveglia per qualche ora più tardi, dato che, l'indomani, le aspettava un'altra giornata lavorativa.
Il mattino seguente, infatti, cercò di fare tutto il più silenziosamente possibile, vestendosi e truccandosi in bagno, per non svegliare il miliardario che, ancora, dormiva sonni tranquilli nel suo letto.
Lo osservò, prima di uscire, pensando a quanto fosse stata superficiale a giudicarlo solo dalle apparenze. Quella notte, grazie solo all'intermediazione di un libro, Rose capì che quel ragazzo non aveva affatto una vita perfetta e che, dietro quella maschera di ostentato egocentrismo, c'era una persona incapace di accettare le proprie fragilità.
Una volta lasciata la sua camera e raggiunte le sue colleghe nella Hall, tra sguardi di invidia e vociare indistinto, lei sentì qualcosa di opprimente crescerle nel petto e, per qualche ragione, continuava a fissare la tromba delle scale, come in attesa di qualcosa o, meglio, qualcuno.
Di colpo, appena un giovane col viso assonnato, i capelli scompigliati e il fiatone si affacciò dal corrimano del piano superiore, un sorriso sincero si aprì sul volto di Rose, involontariamente, senza che lei potesse evitarlo in alcun modo.
-Non puoi lasciarmi senza un finale. Potrei morire per la curiosità.- gridò lui, ironico, senza preoccuparsi della gente che, in quel momento, lo fissò interrogativa, passando l'attenzione da lui alla ragazza.
-Sono sicura che potresti comprare il libro.- rispose lei, leggermente imbarazzata dalla situazione, avanzando verso le scale, mentre anche lui prese a scendere gli ultimi gradini.
-Non so leggere, Signorina Clark.- sussurrò Tony, avvicinandosi pericolosamente al viso della modella, di poco più in basso del suo, e guardandola intensamente.
Lei abbassò lo sguardo, per nascondere un sorriso divertito e, soprattutto, per evitare che la voglia crescente di baciare quelle labbra perfette prendesse il sopravvento sul suo autocontrollo.
Non era da lei comportarsi in modo così compiacente, desiderare certe cose o ritrovarsi col cuore in gola per un ragazzo appena conosciuto; a maggior ragione, poi, per il più chiacchierato d'America. La verità, però, era quella e lei non poteva negarla, almeno, non a sé stessa.
-Però, imparo in fretta.- continuò lui, ottenendo di nuovo i suoi zaffiri.
-Se ti dico che accetto di rivederti la smetti di importunarmi?- scherzò lei, fingendo, per lo meno con lui, di non aver già deciso di voler conoscere il vero Anthony Edward Stark.
-Questo mai.- sorrise l'ereditiero, seguito da Rose che, allo stesso modo, imitò quell'espressione, per poi voltarsi e raggiungere l'uscita dell'albergo.
Quella mattina di settembre, Tony e Rose sentirono qualcosa di nuovo nascere in loro, una leggerezza mai provata, piacevole e travolgente.
La stessa sera si incontrarono ancora, ma, per la seconda volta, non successe nulla e, inaspettatamente, a Tony piacque quella piega insolita. Nonostante tutto, era convinto di essere stato molto più intimo con lei, a leggere un libro e discutere dei personaggi, piuttosto che, come con tutte le altre, spogliarsi e dare sfogo agli istinti. Non che non volesse farlo, ma qualcosa lo frenava e una vocina nella sua mente continuava a ripetergli "no, non così, non rovinare tutto", perché, per una volta, voleva davvero impegnarsi, desiderava essere felice e, forse, arrivò anche a pensare di meritarlo.
Mentre, finalmente, lui imparava a capirsi, anche lei prese a scoprirlo e, di conseguenza, a non vederlo più come il proprietario della Stark Industries, ma solo come Tony, riuscendo a fidarsi di lui e delle sue intenzioni, così da arrivare, in nemmeno troppo tempo, a lasciarsi andare.
Inutile dire che il ragazzo le offrì un lavoro nell'azienda e, quella volta, non per rimediare a qualche errore.
Rose accettò di ricoprire il ruolo di sua assistente, ma saltuariamente, quando non impegnata col lavoro dei suoi sogni; lo sarebbe diventata a tempo pieno una volta conclusa la sua carriera da modella o, almeno, questo aveva detto.
Infatti, seppur si fosse ripromessa per anni di non buttare mai all'aria la sua vita per amore, la giovane, per la prima volta, fu investita dai suoi stessi sentimenti e, senza difese, capì di non essere in grado di scendere a patti con essi. Non riusciva e non voleva stare lontana da quella persona che la faceva stare così bene e, dopo qualche resistenza iniziale, decise di assecondare il cuore. Aveva ventun'anni, c'era ancora tempo per la carriera.
Tra i due, per l'appunto, fu lui quello ad impiegare più tempo per accogliere il suo lato emotivo, probabilmente a causa dei suoi demoni interiori che, però, Rose sembrò in grado di esorcizzare come nessuno aveva mai aveva fatto. In poco tempo, lei si sostituì ad essi nel cuore tormentato di Tony e lui, così, arrivò persino a smettere di sfogare il suo malessere nell'alcol.
La verità era che, entrambi, finalmente, si sentivano davvero liberi e felici, nonostante Rose fosse in lite con i suoi genitori, contrari a quella relazione. Avevano trovato l'anima gemella, quell'amore che ti investe e che in poco tempo ti porta a sentire l'altro come parte di te.
Però, purtroppo per loro, non sapevano che quel sentimento così intenso avrebbe finito per distruggerli.
Ciao a tutti ;)
Tranquilli, non lascio questo piccolo spin-off così🤭 ho scelto di dividerlo perché, altrimenti, sarebbe stato davvero un capitolo infinito.
Detto questo, non mi dilungo, mi riservo il prossimo angolo autrice per dire tutto il resto e vi lascio subito alla seconda parte che, avendola scritta insieme a questa, ho pubblicato contemporaneamente.
See you (very) soon😺
STAI LEGGENDO
Salvation || Loki
Fanfiction~COMPLETATA~ (In revisione -> capitoli corretti: 12) Tutti conoscono Loki come il dio degli inganni, delle malefatte o, più ufficiosamente, lingua d'argento. Nomi utili a mettere in guardia da un uomo apparentemente senza cuore, con una mente subdo...
