18. Happy Birthday

1.4K 84 14
                                        

Angel si volta alle sue spalle, appoggiando sulla panchina di pietra il boccale che, a momenti, le sfugge dalle mani, a causa della sorpresa. Non perché si aspettasse qualcuno di diverso, ma non avrebbe mai pensato di vederlo vestito in quel modo. Che dire, Loki deve sempre essere controcorrente: tutti indossano abiti tipici e lui si presenta in un completo terrestre.
Porta giacca e pantaloni neri, scarpe eleganti dello stesso colore e una camicia verde acceso, per spezzare, che gli dona da morire, nonostante si veda appena.
Tutti lo fissano, anche se, questa volta, sorge il dubbio se la motivazione sia il disprezzo di lui come persona, l'affronto alla società o la sua bellezza fuori dal comune.
-Ti vedo in difficoltà.- la richiama lui, lascivo.
-Io...insomma tu...non pensavo saresti venuto.- farfuglia lei, abbassando lo sguardo.
-Nemmeno io.- risponde lui, sedendosi al suo fianco e prendendo in mano la bevanda della giovane, per poi alzare gli occhi al cielo e rovesciarla a terra:-Ti fa male questa roba. Non la reggeresti.-.
-Se reggo te, dubito che un po' di alcol possa fermarmi.- scherza lei, ottenendo i suoi occhi e provocandogli un sorriso.
-Questa te la concedo.-.
-Come sai del mio compleanno?- domanda poi lei, curiosa.
-Ho fatto le mie ricerche.-.
Il moro si alza in piedi, porgendole la mano:-Vieni? Voglio mostrarti un posto.-.
La festeggiata lo guarda di traverso, cercando di cogliere dai suoi occhi qualche informazione in più, su quello che ha tutta l'aria di essere un piano già prestabilito nella sua mente, ma, dato il desiderio di comprendere dove voglia arrivare, decide di alzarsi e raggiungere il suo fianco.
-Questo vestito è detestabile.- le comunica lui, dandole una veloce occhiata e avviandosi verso una delle uscite dei giardini.
-Gentile.-.
-In effetti, non mi sono espresso al meglio. L'abito è orribile, ma su di te diventa detestabile, perché, con sfrontatezza, aspira a celare la tua bellezza. Impresa che, ovviamente, può solo fallire miseramente, rendendo quello straccio fastidioso e inopportuno.-.
La ragazza si blocca a fissarlo, sconvolta.
-Mi hai appena fatto un complimento?-.
-Non è un segreto il fatto che io ti trovi attraente, mi pare.-.
-Ok, ma...grazie.- si limita a dire lei, mordendosi la lingua, per non continuare ad investigare, sicura che sia meglio accontentarsi di quel momento, piuttosto che rischiare che lui si ritiri in sé stesso, pensando di essersi esposto troppo.
-Loki? Me lo fai un regalo di compleanno?- chiede poi, rompendo il silenzio, mentre superano delle guardie al portone principale.
-Ovvero?-.
-Puoi rispondere alle mie domande, per stasera?-.
Lui la guarda un momento, cosa per la quale si maledice all'istante, perché, così, quel "no" convinto che stava per rifilarle, sfugge via, lasciando spazio ad un "cosa ho da perdere?".
-Vedi di non essere troppo fastidiosa, altrimenti si fa a modo mio.- replica solo, pentendosi, appena vede lo sguardo della ragazza illuminarsi.
-Quando hai deciso di voler imparare la magia?-.
Temevo peggio, pensa lui, evitando il sentiero per la città e inoltrandosi nel bosco.
-In realtà, è stata una serie di avvenimenti a portarmi a studiare le arti magiche.-.
-Ricordi com'eri da piccolo?-.
Lui sorride appena, all'innocenza di quella richiesta, per quasi tutti normale, probabilmente, ma non per lui, che la percepisce come l'esatto equivalente di un pugnale conficcato nel petto.
-Ero diverso.-.
Angel perde un battito e, nel sentire uno strano macigno in gola, tenta di deglutire.
Loki ha detto soltanto due parole, ma alla terrestre sono sembrate un miliardo, quasi come un intero monologo su una vita triste e dolorosa e, per qualche ragione, lei sente tutta la sofferenza dietro quelle sillabe, quasi fosse anche sua, ma, determinata a sollevarlo da quei pesi, almeno un po', non getta la spugna, ripetendosi, però, di dover essere cauta.
-Che rapporto avevi con tua madre?- interroga, decidendo di deviare appena, intraprendendo una strada meno diretta.
-Beh, uno vero, credo. È stata sempre e solo Frigga a pensare a me, quando ero bambino. Mi insegnò tutto quello che poteva: anche a combattere, ma con i mezzi e le persone che aveva a disposizione, che erano ben diversi da quelli che il re impiegava per Thor, costretto ad allenamenti estenuanti.- ammette lui, con gli occhi rivolti al cielo, perso tra i ricordi di un'infanzia passata, da troppo tempo.
-Trascorrevo le serate a curargli le ferite e raccontargli storie che leggevo durante il giorno. Forse, per questo ho iniziato a leggere libri su libri: per rasserenarlo. Credevo fosse lui quello a cui era andata peggio, all'inizio, ma, dentro di me, ero comunque certo che avrei accettato anche quel trattamento, pur di essere visto da Odino.-.
Loki si interrompe un attimo, ricomponendosi, appena si rende conto di avere addosso lo sguardo di Angel:-Oltre alla mia innata passione per il sapere, la regina si accorse, dai primi tentativi, che ero portato per la magia e, così, iniziai a passare il tempo con lei, sperando, ogni volta, di poter mostrare i miei risultati a mio padre.-.
"Mio padre", parole che colpiscono il cuore della ragazza come lame: lo considera ancora tale.
-A lui, ovviamente, non importava. Nessuna, delle tante cose a cui mi dedicavo, stimolava il suo interesse.- riconosce, serrando la mascella.
-Ad un certo punto, così, mi chiusi in me stesso. Non compresi il perché, quella volta, ma non volevo più saperne di nessuno. Fu Thor, allora, a provare in ogni modo a tirarmi fuori dalle mie stanze, invitandomi a combattere al suo fianco. E, ancora oggi, mi chiedo perché lo abbia fatto.-.
-Forse, voleva solo aiutarti.-.
Il moro fa una smorfia:-Non ne sono così certo. Tu hai conosciuto un uomo molto migliore, non è sempre stato così: gli umani, quella Jane Foster, lo hanno cambiato. Prima era egoista, egocentrico e superbo, ma, probabilmente, non per colpa sua.-.
-Quindi, Odino è stato un padre talmente valido da rovinare la vita a due figli su due?- ironizza lei, iniziando a sentire la voglia di prendere il dannato scettro del re e sbatterglielo ripetutamente in testa.
-Precisamente, ma direi che uno si è ripreso in modo esemplare, non credi?- ribatte lui, con tono fin troppo marcato, perché risulti credibile il sarcasmo.
La giovane sorride: nonostante i tentativi di nasconderlo, si coglie, nel principe dannato, l'orgoglio che prova nell'avere il dio del tuono come fratello e non bastano l'invidia o il rancore di tutti gli anni passati nella sua ombra per cancellare questo.
-Allora può farlo anche l'altro.- esclama lei.
-Io sono un gigante di ghiaccio, non un asgardiano. E questo spiega il mio sentirmi fuori luogo, la negatività e anche tutto quello che successe dopo.- precisa lui, tornando serio.
-Dopo?-.
-Nella mia prima battaglia al fianco di Thor, nel difendere uno dei nostri guerrieri, uccisi, per errore, la mia prima vittima. La trafissi con una spada e sentii una scarica elettrica nel corpo, come un intenso piacere, e l'irrefrenabile desiderio di averne ancora. Fu quello il momento in cui capii: ero nato per quello e la cosa mi piaceva.-.
La ragazza sente il corpo irrigidirsi, brividi di freddo entrarle nelle ossa: davanti a certe affermazioni, chiunque sano di mente scapperebbe.
-E poi?-.
A quella richiesta, il dio dell'inganno sgrana gli occhi, voltandosi un momento e cogliendo la giovane con lo sguardo fisso davanti a sé, i pugni chiusi in una morsa; l'ha spaventata, sì, ma non quanto sperava.
-E poi divenni io. Iniziai a praticare la magia nera di nascosto e dare forma alla mia rabbia, fino a che non tradii Thor. Il resto lo conosci.-.
-Davvero pensi che tu sia questo?-
chiede lei, fermandosi e cercando il suo sguardo, senza ancora accorgersi di avere lasciato il verde degli alberi alle spalle e essere davanti ad un'enorme distesa d'acqua.
-Non ne convieni?-.
-No.-.
-Per quale ragione?-.
-Prima o poi me lo dirai tu.- sussurra lei, alzandosi sulle punte, per avvicinarsi il più possibile al suo viso, anche se con scarsi risultati.
-Mi intriga questo gioco.- ghigna lui, malizioso.
-Allora non chiedermi altro, adesso.- risponde lei, imitando il suo tono, per poi dimenticarsi la sua recita, appena lo sguardo le cade oltre i capelli corvini di lui, posandosi al di là, sullo specchio d'acqua.
-Dove siamo diretti?- domanda lei, in un sorrisino, forse intuendo la meta.
-Togli le scarpe. Qui ci sono molti sassi.- ordina lui, già sulla battigia.
La giovane non se lo fa ripetere due volte; slaccia quegli scomodissimi sandali e li abbandona a terra, costringendosi, poi, a passi lunghissimi, per raggiungere il semi-dio.
-Non mi hai risposto.-.
-Ora, tocca a me fare le domande.- la provoca lui, decidendo di lasciar perdere il discorso precedente. Non sa bene il perché, ma qualcosa nello stomaco gli dice che è la scelta giusta.
-Credevo che tu sapessi già tutto.-.
-So che hai un'intelligenza fuori dal comune, che hai fatto due domande per il college, che vivi con i tuoi nonni Catherine e John, che quest'ultimo è il veterinario migliore dello stato, che avete dei cavalli, ma cosa c'è oltre l'inchiostro?-.
-Non saprei.- ammette lei, battendosi l'indice sul mento:-Ad esempio, ero popolare a scuola, ma, per qualche ragione, non ho mai avuto molti amici. Se non contiamo Hope, ovviamente.-.
-Lo credo: bella e intelligente. Le midgardiane della tua età ti avranno ricoperta di odio, ma sono sicuro che tu abbia compensato in corteggiatori.-.
-Forse.- lo provoca lei, ridendo sotto i baffi.
-Forse?-.
-Ti interessa sapere se hai concorrenti?-.
-Non li avrei in ogni caso.-.
-Modesto.- si lamenta scherzosamente lei, per poi tornare seria e continuare il suo discorso:-Sono uscita con vari ragazzi, è vero, ma nessuno mi ha mai convinta a fermarmi. Davo la colpa alle regole ferree di mio nonno e agli impegni della danza, ma la verità è che non mi sono mai davvero innamorata.-.
Le sue stesse parole le provocano un sussulto e, d'istinto, si volta a guardare il semi-dio che, alzando un sopracciglio, la invita a continuare, comprendendo ben prima di lei il suo bisogno di farlo.
-Beh, almeno...- incespica, per poi stringere i pugni, nel tentativo di tornare alla realtà.
-Sai? Ora mi sembra tutto così stupido. Non riesco nemmeno più a riconoscermi: i pensieri che avevo, le paure, i sogni. Quella ragazza la sento così lontana da me, ora.- continua, mostrando poi il sorriso più falso di sempre, nel tentativo di celare l'angoscia divorante.
Loki serra la mascella, sentendo un improvviso senso di rabbia invaderlo.
Non meritava tutto questo.
Non riuscendo a trovare parole adatte o, per lo meno, non intrise di ira, lui cambia argomento:-Da quanto balli?-.
-Seriamente, da circa dieci anni. Solo che da quando ho iniziato ad avere risultati, ho perso il sostegno di mio nonno.-.
-C'è una ragione?-.
-Probabilmente, ha paura che, girando per gli Stati Uniti, si ripeta la storia di mia madre.-.
-Anche lei era una ballerina?-.
-Era una modella. Ha girato il paese per alcuni anni e a 21 tornò a casa incinta. Non disse mai chi fosse mio padre; ogni volta che provavano a chiederlo diventava nervosa e, siccome le sue condizioni, come sai, non erano delle migliori, i miei nonni avevano pensato di continuare ad insistere solo una volta risolta la situazione.-.
Gli occhi di Angel iniziano a farsi lucidi, mentre lui alza i suoi al cielo, alla ricerca di qualcosa di sensato da dire in un momento del genere.
-Non è stata colpa tua e, se ti può consolare, penso che anche la mia vera madre sia morta dandomi alla luce.-.
-Che cosa?-.
-Laufey, il re dei giganti di ghiaccio, era un essere senza pietà. Nel periodo in cui nacqui io, pare che la sua compagna fosse la gigantessa Farbauti, ma era solito divertirsi con donne di ogni tipo, spesso prigioniere, e io ho motivo di pensare che mia madre fosse una midgardiana.-.
-Umana?- domanda Angel, sconvolta.
-È impossibile che il figlio di un gigante di ghiaccio e una gigantessa nasca delle mie dimensioni e, in più, le mie sembianze naturali sono molto più simili a quelle umanoidi, rispetto a quelle della mia presunta madre.-.
-Loki, ne hai parlato con qualcuno, di questo?- chiede la ragazza, colpita e iniziando a sentire il cuore fare le capriole.
-Non lo sto dicendo a te?-.
Lei sorride, cercando di trattenersi dal saltare di gioia.
-In fondo, noi umani non siamo così male.- ironizza, poi, vedendolo in difficoltà.
-Non lo siete.- sorride lui, fermandosi e spostando lo sguardo dalle stelle alla parte opposta a quella dell'acqua.
Angel, troppo intenta alle parole di lui, non si era accorta di aver camminato per molti metri e di trovarsi al fianco di una maestosa parete rocciosa che, proprio davanti ai loro occhi, presenta una profonda insenatura, della quale non si riesce a vedere il fondo.
-Questo è il posto di cui parlava Thor? Nel quale da piccolo venivi a nasconderti?- domanda lei, gli occhi brillanti per la meraviglia di quello spettacolo, ma, soprattutto, per il significato di quel magico luogo.
-Certo che no, qui può arrivarci chiunque. La grotta che voglio mostrarti è al di là di questa, non raggiungibile a piedi.-.
-E tu come facevi?-.
-A nuoto, il più delle volte.- risponde lui, sfilandosi la giacca e adagiandola, piegata, su una roccia lì vicino.
La giovane sgrana gli occhi, mentre lui, lentamente e consapevole di essere guardato, si slaccia la camicia, costringendo lei a trattenere, un bottone alla volta, sempre di più il fiato, fino a sentire la terra sotto i piedi quasi mancarle, quando anche questo indumento viene delicatamente poggiato sull'altro.
Non aveva mai visto Loki semi nudo.
Sì, lo immaginava bellissimo, ma la realtà non può che sorprenderla: alla luce della luna, la sua pelle diafana sembra quasi risplendere, mentre la sua muscolatura asciutta e definita sembra scolpita dal miglior artista dell'universo. Non è possente o esagerato, ma virile, sensuale e raffinato, esattamente come lui.
-Ti piace quello che vedi?- chiede lui, sornione, ridendo, per la statua di cera in cui si è appena trasformata la ragazza.
-N-no io stavo...insomma...- bofonchia lei, iniziando a gesticolare e distogliendo lo sguardo, per non mostrare il calore sulle sue gote.
Il principe si avvicina, lento, e le alza il viso con l'indice, guidandola piano nello studiare centimetro per centimetro il suo corpo perfetto, a pochi centimetri di distanza, col preciso scopo di godersi il suo chiaro imbarazzo.
Il semi-dio non dice nulla, si limita a sfiorarle le spalle, facendo scivolare il mantello lungo le sue braccia nude, fino ad infrangersi al suolo, per poi puntare le sue iridi cangianti sulla pelle appena scoperta della giovane, dove delle sottili spalline sorreggono il vestito.
-No.- lo blocca lei, afferrando le dita di lui, un attimo prima che toccassero la sua pelle.
-Vuoi entrare in acqua con questo?-.
-Sì.-.
Non riesce a dire altro. Per qualche ragione, si sente congelata, terrorizzata, a disagio.
Per nessuna ragione al mondo toglierà quel vestito adesso, davanti a lui.
-Va bene.-.
Il dio dell'inganno si avvicina all'acqua, per poi voltarsi verso di lei e offrirle la mano.
La ragazza lo segue, immergendo i piedi in acqua e irrigidendosi per la temperatura piuttosto bassa, probabilmente, a causa del contrasto con la sua pelle, calda per il clima estivo e, soprattutto, per il tumulto di emozioni.
Camminano, con l'acqua all'altezza dei fianchi, per lui, e il petto, per lei, fino ad arrivare alla parete più esterna e lontana di quell'insenatura. Da lì in poi, il livello inizia ad alzarsi terribilmente, costringendo entrambi a bagnarsi completamente e iniziare a nuotare.
Loki continua a tenere la mano di Angel, per aiutarla ad avanzare più veloce.
Dall'altro lato di quel muro naturale, da una parte, vi è uno spettacolo di riflessi magnifico, con la luna che sembra specchiarsi su quella superficie scura, donandole volume e movimento. Dall'altra, invece, una piccola fessura si apre nella roccia, talmente stretta da non dare la possibilità di vedere all'interno.
-Non mi dire che dobbiamo entrare lì?-.
In tutta risposta, lui si limita a sorridere, immergendo la testa sott'acqua e trascinando la giovane con lui, per dirigersi proprio in quel luogo, che pare così piccolo e angusto.
Lei chiude gli occhi, timorosa di avanzare verso quell'oscurità, ma, in pochi secondi, lui la tira nuovamente fuori dall'acqua e, insieme al primo respiro a pieni polmoni, udendo uno strano rumore che, per le orecchie tappate dall'acqua, le arriva in modo ovattato, torna anche a spalancare le palpebre, per capire di cosa si tratti. Rimane estasiata dallo spettacolo che si trova davanti: la luce flebile, attraverso qualche spiraglio sul soffitto roccioso, dona a quelle pareti colori particolari, in tutte le sfumature del grigio, tendenti quasi all'argento in alcuni tratti, e sul muro più lontano, una debole cascata si infrange su quello specchio d'acqua, rendendolo increspato e donandogli una miriade di colori diversi. Inoltre, l'ambiente è molto più grande di quello che poteva sembrare all'esterno e la temperatura più mite.
-È stupendo.- esclama lei, osservando Loki passare sotto lo scroscio e uscire dalla parte opposta, per sedersi su uno dei grossi massi a ridosso della parete.
La terrestre lo vede allungarle la mano, anche se la sua immagine è confusa e sbiadita. Così, lei, rendendosi conto di toccare con i piedi a terra, avanza lentamente e, trattenendo un momento il fiato, attraversa quella cascata, per afferrare le dita del moro e sedersi al suo fianco.
Ancora intenta ad ammirare lo spettacolo davanti ai suoi occhi, non si accorge che lui si perde, per alcuni attimi, ad osservare le piccole gocce che, staccandosi dai suoi capelli bagnati, si infrangono sul suo décolleté e sul vestito, ormai ridotto ad una seconda pelle, tanto da sottolineare tutte le sue forme.
Loki si costringe a distogliere lo sguardo soltanto quando la giovane, accortasi del suo insistere sul suo corpo, si porta le ginocchia al petto, nell'impacciato tentativo di coprirsi.
-Smettila.-.
-Io...ho solo freddo.-.
Lui la prende in vita, sollevandola con facilità, quasi fosse una bambola, per portarsela sulle gambe. I loro visi, ora, sono a poca distanza, mentre i capelli di lei sfiorano il petto di Loki, provocandogli leggeri brividi.
-Davvero vuoi mentire a me?- ride poi.
-Loki.- lo richiama lei, lo sguardo basso, l'espressione preoccupata.
-Tu, ti sei mai innamorato?-
-Mi parli come se fossi un ragazzino midgardiano.- schiva lui, con un ghigno, ma iniziando a sentire una strana sensazione di disagio.
-È che io credo di sì. Credo di essere innamorata- ammette lei, ritrovando anche il coraggio di immergere i suoi occhi dalle sfumature vermiglie in quelli chiari di lui, mettendolo alle strette.
In un secondo, il moro si sente invaso da una miriade di sensazioni strane, nuove: disagio, senso di colpa, inadeguatezza, rabbia, paura, ma, in fondo, da qualche parte nell'oscurità del suo cuore, anche sollievo.
-Sei un'incosciente.- riesce solo a dire, lasciando, come sempre, la sua parte peggiore prendere la parola.
-Lo so.- sussurra lei, le parole rotte da una sola lacrima, che le scorre fino al collo, per poi fondersi nella stoffa bagnata.
Lui le accarezza il braccio, provocandole chiari brividi, sulla sua pelle già sofferente per il freddo, dovuto a quell'abito bagnato addosso.
Arrivando alla spalla, lei la muove leggermente, facendo cadere, di conseguenza, la spallina del vestito.
Il semi-dio cerca le sue iridi, perché quel gesto innocente, data la sua esperienza, somiglia più ad un imbarazzato invito a proseguire, che non una semplice casualità, e quello sguardo colpevole, sembra confermare questa teoria.
Con cautela, il semi-dio fa scivolare quel lembo di tessuto, scoprendo la biancheria intima che copre i suoi seni, fino ad arrivare all'ombelico.
Il tutto, senza poterle togliere gli occhi di dosso; non ricorda una sola donna o uomo ai quali abbia contemplato e apprezzato in quel modo i dettagli. Nessuno è pari a lei, al suo sguardo.
Improvvisamente, sente un calore insopportabile invaderlo dentro, insieme al crescente desiderio di liberarla da quell'inutile stoffa e dare sfogo agli istinti.
Rimane, però, immobile, distogliendo solo l'attenzione dal suo viso, per non cedere a quelle fameliche pulsioni: può resistere alla carne, ma non a quegli occhi, quelle labbra, quelle espressioni così dolci, ma, allo stesso tempo, pericolosamente sensuali.
È lei, invece, a scattare verso di lui, stringendogli le spalle con forza e cercando la sua bocca, in un gesto quasi disperato, probabilmente, per sottrarsi al suo sguardo avido.
Così facendo, però, il controllo che Loki aveva così faticosamente cercato di mantenere cede: quel bacio si trasforma, appena lui schiude le labbra, condividendo con lei quel fuoco che gli divampa nel petto e, a differenza delle sue aspettative, la giovane non si ritrae, anzi, lo asseconda, affondando le dita nei suoi capelli corvini e facendo aderire i loro corpi, fino a rendere percepibile il suo battito accelerato.
Il dio dell'inganno sfila via quell'abito, senza troppi riguardi, per poi afferrare la ragazza per i fianchi e accompagnarla all'indietro, fino a farle poggiare la schiena sulla fredda roccia.
Preso dalla passione, si stacca dalla sua bocca per lasciarle veloci baci sul collo e, spronato dai gemiti trattenuti di lei, scende fino all'ombelico, dove si blocca, sentendo la muscolatura di lei tesa e il suo corpo tremare.
Torna a guardarle il viso, cogliendo un'espressione a metà tra l'imbarazzo e la paura, che, all'istante, lei cerca di celare, sollevandosi appena e attirandolo a sé, per baciarlo ancora.
-No.- si divincola lui, allontanandosi.
-No, cosa?- domanda lei, scattando a sedere.
-Io non mi sono mai innamorato.-.















Ciauu :)
Rieccomi con un nuovo capitolo!
Spero vi sia piaciuto ^.^
Finalmente Loki ha deciso di parlare un po' di sé, anche se dopo aver fatto un passo avanti sembra essersi ricreduto e ne ha fatti dieci indietro...chissà cosa passa per la testa del nostro dio preferito...e di Angel? Anche lei è un po' altalenante, non trovate? (non che non ne abbia le ragioni, povera).
Ancora grazie per il vostro sostegno e a presto con il prossimo aggiornamento <3

Salvation || LokiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora