20. Out of Control

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Il dio del tuono non risponde, si limita ad annuire tra una risata e l'altra, allontanandosi, per poi, dopo qualche passo, voltarsi a guardare Regan mentre, con delicatezza, prende la mano di Angel, sorridendole.
Per qualche ragione, Thor imita quell'espressione: non ha mai frequentato troppo quel ragazzo, soprattutto per diversità di interessi, ma tutta Asgard tesse le sue lodi e, inoltre, ha sempre apprezzato la sua capacità di mantenere un comportamento adeguato ad ogni situazione e ad ogni essere, un po' come Frigga, del resto.

-Sicura di stare bene?- domanda Regan, cercando gli occhi della midgardiana, mentre la sorregge, senza darlo troppo a vedere, per non farglielo pesare.
-Sei tu il dottore.- ride lei.
-È vero e posso dirti che domani mattina avrai un brutto mal di testa.- risponde lui, assecondandola.
In fondo, ha diritto anche lei ad un po' di leggerezza, ogni tanto.
-Domani ci penserò. Ora voglio ballare!-.
-Con questa musica?-.
Effettivamente, la melodia d'atmosfera, prodotta da quegli strani strumenti a corda, suonati da musicisti mezzi addormentati, potrebbe essere l'ideale solo per un suicidio, ma, probabilmente, lei non ci ha nemmeno fatto caso.
-Che ne dici di uscire di qui?- interroga lui, ottenendo l'attenzione della ragazza, mentre aumenta il passo e cammina spedito verso i giardini.
La giovane si volta, per tornare a guardare di fronte a sé, ma, subito, un fortissimo giramento di testa la porta a vedere tutte le immagini in modo terribilmente sfocato, costringendola a sbattere più volte le palpebre, nel tentativo di migliorare la sua vista.
Se è questo l'effetto dell'alcol, fa davvero schifo, si lamenta tra sé e sé, mentre cerca di sopportare un fastidioso senso di vomito e confusione, per non parlare degli arti che le sembrano pesanti come macigni, rallentati, persino estranei, in alcuni movimenti.
-Tutto bene?-.
-Puoi camminare un po' più piano?- domanda lei, per poi inciampare sui suoi stessi passi, arrivando con le ginocchia quasi a terra, se non fosse per l'intervento del ragazzo.
-Per Hel, Angel! Quanto hai bevuto?- chiede lui, sollevandola da terra e prendendola tra le braccia.
-Oddio, non farlo più.- lo scongiura lei, tra le risate, mentre si porta le mani sugli occhi, per non rimettere, a causa di quel movimento improvviso e, soprattutto, per mettere in pausa quel mondo, ora somigliante ad un quadro di Picasso.
"White knuckles and sweaty palms from hanging on too tight. Clench of jaw, I've got another headache again tonight" *
Inizia a canticchiare la terrestre, a bassa voce, senza un'apparente motivo, ma solo perché le va, intonando una canzone dell'artista statunitense Pink, rilasciata da non troppi mesi, che nemmeno pensava di ricordare, ma che, per qualche ragione, ora le è venuta in mente.
-Hai una bella voce.- si complimenta lui, sincero, seppur non conoscendo la melodia.
"Eyes on fire, eyes on fire, and the burn from all the tears, I've been crying, I've been crying, I've been dying over you" *
Continua lei, alzando il volume, senza accorgersi delle parole dell'altro e prendendo a schioccare le dita, per darsi il ritmo.
Alcuni asgardiani si girano a guardarli, ma a nessuno dei due sembra importare; lui cammina tranquillo, sorridendo per quella situazione assurda, e lei va avanti imperterrita con il suo karaoke, fino a che, arrivati in uno dei giardini più marginali del palazzo, dove la festa non sembra essere arrivata, lui la poggia seduta su una panchina.
"You think I'm just too serious, I think you're full of shit, my head is spinning so blow me one last kiss" *
Insiste lei, ora, quasi a squarciagola, mentre, barcollando, si alza in piedi su quella seduta di marmo, iniziando a ballare come una pazza.
Probabilmente, se uno dei suoi insegnanti di danza la vedesse adesso, saltellare e agitarsi come in preda ad una scossa elettrica, potrebbe ucciderla, letteralmente.
"Just when it can't get worse, I've had a shit day (NO!), you've had a shit day (NO!), we've had a shit day (NO!)" *
Pur avendo una voce che Regan classifica come piacevole, deve lottare per non riderle in faccia, perché, persino ad uno come lui, che sente per la prima volta quella canzone, le note stonate di quell'ultimo pezzo risultano inequivocabili.
Appena, poi, l'asgardiano comprende che lei sta cercando di interpretare sia la voce principale che i "no" corali, non riesce più a trattenersi.
Lei scoppia a sua volta, invitandolo a salire, ma, il ragazzo, garbatamente, declina, continuando a godersi quello spettacolo di pura gioia e spensieratezza, pur pensando che, sicuramente, le parole che sta dicendo potrebbero avere un collegamento con la situazione che sta vivendo e con Loki.
Giusto il tempo di abbassare un momento gli occhi, sovrappensiero, che Regan sente uno spostamento d'aria, insieme ad un sussulto e, alzando lo sguardo, vede Angel perdere l'equilibrio. Grazie ai suoi riflessi, però, riesce ad intercettarla, appena prima che lei si ritrovi al suolo.
La ragazza smette un secondo di respirare, tornando a percepire l'esistenza di qualcosa intorno a sé, anche se non si tratta del mondo: l'unica cosa terribilmente reale, al momento, sono i brillanti occhi smeraldini dell'uomo, a pochi centimetri dai suoi.
Lei si morde il labbro inferiore, nervosa, mentre stringe la presa sul braccio di lui, teso come una corda di violino.
I loro nasi arrivano a sfiorarsi, permettendo, così, ad Angel di svegliarsi dal suo trance, facendole realizzare la situazione: si sta avvicinando, inconsciamente, e lo sta facendo lei.
Che diavolo sta succedendo?, le domanda la prima parte del suo cervello ripresasi dall'alcol.
Lui è immobile, con un'espressione a metà tra la confusione e il desiderio.
La giovane, a quel punto, capisce aver perso il lume della ragione; si è messa a ballare davanti alla sua faccia, gli è caduta addosso e poi? Lo ha quasi baciato.
Lei, che non prenderebbe un'iniziativa del genere nemmeno con una pistola puntata alla testa. A meno a che non ci sia Loki dall'altra parte, ovvio.
Vorrebbe prendersi a schiaffi. Sa bene il motivo di un comportamento così stupido: vendetta. Lo sta usando, contro il dio dell'inganno.
-Che stronza che sei.- si accusa lei, senza rendersi conto di averlo detto ad alta voce.
A certe parole, Regan si allontana velocemente, quasi come colpito da un fulmine, e la accompagna coi piedi a terra, prima di abbassare gli occhi sull'erba e passarsi una mano nei capelli.
-Mi dispiace.-.
-Fammi capire: io mi comporto da stronza e tu ti scusi?-.
Lui torna a guardarla, gli occhi sgranati e l'espressione contrariata.
-Sì, ho detto una parolaccia, sul mio pianeta ne abusiamo spesso. Mettimi in croce.-.
-Non dovresti parlare di te in questo modo.-.
-Se sapessi cosa mi è passato per la testa lo penseresti anche tu.- ride lei, nervosa, arrabbiata e colpevole.
-Credi che io non ci sia arrivato? So bene che si tratta di lui.-.
-Allora perché non mi hai allontanata?-.
-Avrei venduto l'anima ad Hela se non ti fossi fermata tu.-.
-Quindi, non tormentarti. Non ce l'avrò in nessun modo con te per questo, hai la mia parola.- continua lui, sorridendo in modo sincero, senza ombra di risentimento o ironia nel tono di voce e, anzi, mostrando un certo impegno, per provare a comprendere cosa possa aver portato quella giovane a tutto ciò.
-Tu non sei reale.- gli punta il dito contro lei, per poi sedersi, nella speranza di dare un po' di sicurezza al suo precario equilibrio.
Non solo sembra capirla, cosa assurda, a parere della midgardiana, dato che nemmeno lei, spesso, è in grado di farlo, ma, addirittura, si comporta come un signore, davanti alle sue uscite fuori luogo.
-Ti assicuro che lo sono.- la sincera lui, in un'espressione divertita, prendendole una mano, come prova.
-Perché sei qui?- domanda lei, ora seria, mentre lui si accomoda al suo fianco.
-Puoi spiegarti meglio?-.
-Con me, intendo.-.
-Sei diversa, Angel Rose Clark.-.
-Tipo...completamente esaurita?-.
-Anche, forse.- sorride l'asgardiano, per poi ricomporsi e fissarla intensamente negli occhi:-Tu sei autentica, cosa non facile da trovare. Riesci a combattere i tuoi demoni, impedendogli di controllarti e...sei forte, determinata. Non te ne accorgi, ma le persone ti seguono, come se fossero sotto l'effetto di un incantesimo. Ispiri fiducia, speranza.-.
Angel rimane a bocca aperta, cercando negli occhi di Regan qualcosa che le possa far capire che sta mentendo, che sono solo parole senza senso, ma, nonostante solitamente sia brava a scoprire i bugiardi, lui le pare la persona più sincera che esista.
-Hai preso un abbaglio, credimi.- risponde lei, distogliendo lo sguardo e provando ad alzarsi.
-Perché hai sentito il bisogno di non pensare, stasera?- la richiama lui, afferrandole il polso, per riottenere la sua attenzione.
-Non è molto difficile da immaginare.-.
-Non lo è, ma forse parlarne può aiutare un po' più dell'alcol.-.
Angel alza gli occhi, trovando ad attenderli quelli rassicuranti e caldi dell'asgardiano, in qualche modo, così simili ai propri, per qualcosa che lei non saprebbe definire. Genuinità, forse? Fiducia?
Normalmente, avrebbe risposto di no, che avrebbe dimenticato tutto o che, comunque, avrebbe fatto in modo di chiudere quegli avvenimenti in un cassetto, come ha sempre fatto, con tutte le cose dolorose della sua vita.
Invece, ora è diverso, non si sente a disagio, o giudicata: le va di confidarsi con lui, quasi come se fosse qualcosa che ha sempre fatto.
-Io non salverò l'universo, Regan. Non riesco a farlo nemmeno con me stessa, come posso avere questo compito?-.
-Credo che per ora l'universo possa aspettare.-.
-No! Tutti si aspettano grandi cose da me, pretendono che faccia le scelte giuste, ma davvero, io non ho idea del perché quell'angelo mi abbia scelto. Probabilmente per errore, perché non sono neanche lontanamente pura e candida. Non lo sono mai stata.-.
-Avrei molto da dissentire, ma poco importa cosa credo io. Tu, perché ora hai questi pensieri? Solo perché ti sei innamorata di Loki?-.
Quella domanda, accompagnata da un tono neutro, calmo, quasi rassicurante e uno sguardo fisso e sicuro, riesce mandare in frantumi un'intera persona, lasciando solo la parte più profonda di essa, quella che, crescendo, si ricopre di sovrastrutture, difese, pregiudizi, convenzioni sociali, per poi diventare, senza accorgersene, incapaci di ritrovarla.
Chi l'avrebbe detto che sarebbe bastato così poco per riesumare quella bambina. Perché è esattamente così che si sente Angel, mentre le lacrime iniziano a scorrerle lungo il viso; sarà per l'alcol, il cuore spezzato e le pressioni, ma le pare di essere tornata indietro nel tempo.
Lui non dice nulla, si limita a sorridere, comprensivo, avvicinandosi con cautela, per avvolgerle le braccia intorno; prima, appena sfiorandola, ma, poi, percependo il peso della giovane sul suo petto, stringendo la presa, mentre lei si fa piccola piccola, come a nascondersi dall'universo intero.
La terrestre si sente al sicuro, tanto che le palpebre le si chiudono, mentre ascolta il proprio respiro, rilassato, così come i battiti del suo cuore.
-Angel, io...non trovo giusto che sia lui ad avere il tuo amore, ma, considerando che è questo ciò che provi, allora non arrenderti. Anche se vorrà dire avere tutti contro. Segui il tuo cuore.-.
I muscoli del giovane, ora, sono tesi come corde di violino: lei può sentirli bene. Ciò che, invece, non riesce a distinguere, è il suo battito, perché lui si è assicurato di spostarsi leggermente di lato, mentre pronunciava quelle parole, sperando che lei non ne desse peso.
Contrariamente ai suoi desideri, però, questo la sta portando a farsi un sacco di domande: che cosa succede? Cosa prova lui per quel disastro di ragazza?
La midgardiana, nonostante tutto, non sa che cosa dire, sembra essersi scordata come si faccia a parlare: si sente in colpa, stupida, incosciente.
Un sacco di pensieri si scontrano nella sua mente, mandandola in confusione e facendola irrigidire; sta facendo del male ad un ragazzo che si solo mostrato gentile, provando a leggerle dentro, come nessuno ha fatto da quando è su Asgard e, come se non bastasse, lei ci ha giocato, non curante di cosa potesse provare.
-Forse, non dovrei dirti certe cose.- sussurra Regan, accarezzandole i capelli, come se avesse sentito il suo monologo interiore.
La midgardiana rilassa i nervi, lasciando andare le lacrime che, ormai, non riesce più a trattenere e, nonostante la situazione, tutt'altro che rilassante, da un momento all'altro i suoi tentativi di restare vigile falliscono, portandola a crollare in un sonno profondo.
L'asgardiano sorride, allontanando la mano dai capelli della giovane, per sistemarsi meglio Angel tra le braccia e portarla nella sua camera.
Ha usato la magia, cosa che non ama fare senza il consenso del diretto interessato, ma, in questo caso, farla addormentare gli è sembrato l'unico modo per darle un po' di pace.
È stato precipitoso parlarle in quel modo, ma, ancora una volta, la situazione gli è sfuggita di mano: sembra tornare un adolescente alle prime armi, quando è con lei.

Salvation || LokiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora