39. I'm thinking about it, let it go let it go, it will all fix itself.

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Quando Quince andò via, Amber si ritrovò ad essere da sola in mezzo a tutte quelle persone dormienti e senza nessuno con cui poter parlare. Non aveva sonno, la sua precedente conversazione con Quince, infatti, aveva preso una piega interessante e forse lei, se non fossero stati interrotti, avrebbe potuto fare qualcosa che avrebbe cambiato tutto.

Il suo tentativo non era andato a buon fine, dunque, era meglio non pensarci troppo e schiarirsi le idee: si sentiva confusa e con una strana sensazione allo stomaco, come una specie di vuoto che non era stato colmato nel modo giusto e, no, non si trattava di fame.

Si alzò dal prato e accendendosi una sigaretta decise di dirigersi al piccolo laghetto lì vicino: faceva particolarmente caldo per essere una tipica notte di Marzo e lei doveva acquisire la sua pace interiore assistendo al lento movimento delle 'onde'.

Con calma e lentezza, arrivò a destinazione e, beandosi della pace notturna, sfilò le scarpe e si sedette sulla riva, lasciando che le acque meravigliosamente fresche le bagnassero i piedi.

Amber rabbrividì ad un primo contatto con l'acqua ma allo stesso tempo cominciò a sentirsi più tranquilla, come se dentro il suo cuore non stesse nascendo alcun tipo di conflitto e come se la realtà fosse placida come la sua testa sperava.

Chiuse gli occhi e lasciò che quella leggera brezza le accarezzasse il volto e passasse le sue dita fra i capelli.

Non sapeva di non essere sola.

Nascosto fra alcuni cespugli, Richard l'aveva seguita a distanza per capire cosa avesse in mente quella ragazza tanto misteriosa. Voleva osservare bene i suoi movimenti in quanto la situazione si stava facendo sempre più complicata.

Da quando l'aveva conosciuta e c'era entrato in confidenza, sentiva che ciò che lo spingeva a cercarla e a passare del tempo con lei non era una stupida scommessa fra amici.

Egli sentiva di adorare il modo in cui sorrideva quando le faceva un complimento; adorava sentire il suono della sua voce e soprattutto quello della sua risata. Apprezzava tutte le volte in cui lei gli mandava dei messaggi anche se banali e si sentiva come rinato quando uscendo insieme da scuola lei gli sfiorava la mano. Amava vedere quel viso e averlo sempre impresso nella mente.

Che si fosse innamorato di lei?

Si pose la stessa domanda per tutto il tempo che impiegò nel finire la sua sigaretta e osservarla lì, seduta in riva al lago con tutti quei piccoli gesti che la rendevano davvero unica.

Meravigliato, si riscoprì nell'immaginarla stretta fra le sue braccia a non fare nulla... non stava pensando a lei in maniera puramente carnale.

No. Assolutamente.

Scosse la testa e si risvegliò da quel pensiero. Immaginare Amber in quel modo era qualcosa che lo terrorizzava. Non era mai successo prima e non voleva accadesse di nuovo.

Si diresse verso di lei, come se fosse tormentato, e, non appena fu dietro di lei, si accasciò lentamente e le posò un bacio sulla guancia cogliendola di sorpresa.

Amber si voltò di scatto ed esclamò spaventata: - Richard! Ma che diavolo fai?!

Il giovane scoppiò a ridere e, sedendosi accanto a lei, replicò: - Scusami. Non ho saputo resistere. Eri davvero concentrata - concluse continuando a ridacchiare.

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