Fourtyfive.

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Mi ritrovo distesa sul mio letto a guardare il soffitto mentre ripenso a tutto quello che è successo, a tutto quello che mi ha detto Demi ed è così strano ma mi fa imbestalire, io l'ho persa e grazie ad un coglione. Cosa devo fare? Devo tornare a parlarle? Devo continuare ad evitarla? La amo, la amo ancora e forse piú di prima solo che non riesco a fidarmi. Lily è abbastanza sorpresa da tutto ma non ha ancora perdonato Demi, adesso è da Amy perché ha dormito la. Io mi alzo dal letto e inizio a prepararmi, non so cosa fare, eto andando in palla, tutto si è presentato all'imporvviso e adesso non so come muovermi. Quando finisco di prepararmi suona il campanello corro di sotto e apro la porta.

«Charlie sei tu». Mi sposto per farlo entrare e lui mi abbraccia, ricambio e chiudo la porta.

«Aspettavi qualcun'altro?». Chiede sedendosi.

«Dovevo parlare con Dinah ma anche con te». Affermo sedendomi per poi cominciare a raccontargli tutto.

«Non so cosa fare Charlie». Sospiro mettendo le mani in testa.

«È una situazione molto difficile e sono molto disgustato del genere umano, una persona come puó fare tutto questo?». Scuote la testa lui.

«Dio mio cosa faccio?». Lo guardo.

«Non lo so Ila ma posso dirti solo una cosa». Fa una pausa e mi guarda.

«Segui il tuo cuore». Lo guardo dopo questa affermazione e dopo lo abbraccio lasciando che alcune lacrime scendano.

«Stai provando troppo dolore per avere ventun'anni». Mi guarda asciugando le lacrime.

«Appunto perc hé soffro da ventun'anni sono abituata». Affermo abbassando lo sguardo e lui mi abbraccia ancora una volta. Dopo poco sento squillare il telefono e rispondo.

«Si?».

«Ila sono Dinah, non riesco a venire adesso, ci vediamo dopo che finisci in studio?».

«Certo va bene, a dopo».

Stacco il telefono e dopo mi alzo insieme a Charlie, usciamo insieme e andiamo verso le macchine.

«Lavori di mattina oggi?». Chiede lui.

«Mattina e pomeriggio». Sospiro per poi salutarci. Salgo in macchina e vado via. Impiego cinque minuti per arrovare alla struttura, quando arrivo parcheggio e scendo per poi entrare e raggiungere la sala. Apro la porta ed entro per poi sedermi e aspettare che venga lei. Seguire il mio cuore. Da quando Charlie ha detto questa frase non ha smesso di rimbombarmi in testa, il cuore cosa mi dice? Sento di voler tornare con lei, mi manca, da morire ma la testa...la testa lo sovrasta, sento che non riesco a fidarmi piú. Sono sotto pressione. Quando alzo la testa vedo Demi accanto a me seduta che mi guarda, la guardo anche io.

«Quando sei arrivata?». Le chiedo.

«Cinque minuti fa». Risponde e il.suo viso assume un'espressione preoccupata.

«Ah..non ti ho sentita». Affermo riabbassando la testa.

«Perché piangi?». La guardo di nuovo e tocco le guance, spalanco gli occhi sentendole bagnate e guardo le mani.

«Io non me ne sono accorta non...». Non finisco la frase perchè non so cosa dire, non mi sono accorta di niente, è stato come se riuscissi a sentire solamente i miei pensieri. 

«Lavoriamo». Affermo asciugando le lacrime e prendo le cose. Lei non dice niente e inizia a lavorare, non riesco a concentrarmi molto, quasi per niente.

«Ci sei?». Demi passa una mano davanti a me ed io mi sveglio dai miei pensieri per poi guardarla.

«Si scusa». Rispondo abbastanza confusa, non ho idea di cosa stia succedendo e non voglio che la mia depressione si stia aggravando di nuovo.

«È grave?». La guardo non capendo a cosa si riferisce.

«La tua depressione intendo». Guardo un punto fisso nel vuoto prima di rispondere.

«Mi avevano detto che non avevo piú speranze, che la depressione mi avrebbe sovrastata fino a farmi suicidare». Rispondo e lei spalanca gli occhi.

«Adesso è meno grave ma non è paddata del tutto». Continuo.

«In questi anni ci sono sbalzi, da molto grave a meno grave, ora è un po' che non ho questi sbalzi ma non so se torneranno o se lo sto avendo in questi giorni». Concludo. Lei mi guarda, mi giro a guardarla e vedo i suoi occhi lucidi.

«Non sono mai stata bene». Sussurro cercando di trattenere le lacrime.

*****

«Non ne sapevo niente». Afferma. Siamo andate a mangiare qualcosa per la pausa pranzo. Annuisco semplicemente.

«Non è la prima volta che soffro di depressione, la prima volta che ho sofferto é stata a quindicu anni». Affermo.

«Quindici anni? Cosí piccola?». Spalanca gli occhi. Annuisco ancora.

«Ero piccola eppure stavo cosí male, prendevo farmaci, andavo da uno psicologo, facevo di tutto per stare meglio. Verso i sedici anni mi sono ripresa, dopo mio padre e morto e stavo per ricaderci ma mi sono data forza per Lily cosí non ci sono ricascata». Spiego guardandonfuori dalla finestra.

«Adesso ne soffro da tre anni, mai sofferto cosí tanto di depressione». Mi guarda abbastanza preoccupata, solo adesso mi rendo conto che non é colpa sua, non ha colpe ma l'ha fatto solo per me.

«Tuo fratello?». Chiede.

«Charlie? Non sapevamo neanche io e Lily di avere un fratello, tutto é successo perché mia madre é morta due anni e mezzo fa e a casa sua ho trovato delle carte. Non me lo ha mai detto, forse neanche mio padre lo sapeva». Le spiego. Lei annuisce. Rimaniamo a pranzare per altri cinque minuti, dopo torniamo in studio e lavoriamo. Quando finiamo sentiamo bussare alla porta e quando si apre vediamo Dinah.

«Dinah». Le sorride Demi, si abbracciano e dopo Dinah mi guarda.

«Ti aspetto fuori Ila». Annuisco e lei esce.

«Ci vediamo domani». Afferma Demi.

«E grazie per il pranzo». Conclude, annuisco e lei va via. Dopo esco anche io e raggiungo Dinah.

«Dimmi tutto». Inizia lei.

«Perché non mi hai detto niente?». Lei mi guarda non capendo.

«Perché non mi hai detto che non é colpa sua?». Le chiedo.

«Me lo ha detto lei, per proteggerti». Sospiro e metto le mani in testa.

«Cosa devo fare?». Le chiedo.

«Segui il tuo cuore». Sorride per poi andare via e lasciarmi con i miei pensieri.

Segui il tuo cuore.

Ma cosa dice il mio cuore?


*****

Nuovo capitolo, spero vi piaccia. Ci vediamo al prossimo.

P.s.
Scusate gli errori. :)

Meet for case||Demi LovatoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora