Soul non vedeva Maka da almeno una settimana. Aveva annullato con un messaggio i loro soliti appuntamenti del mercoledì e del sabato e, quando lui provava a chiamarla per avere spiegazioni, non rispondeva mai.
Che le era preso? E perché diamine pensava in continuazione a quella stronza? Perché sì, era una dannatissima stronza!
Si alzò con impeto dalla sedia e controllò l'orologio. Erano solamente le tre del dopo pranzo e Blair se n'era già andata da un pezzo, il che lo rendeva libero fino a sera.
«Adesso ti faccio vedere io, Albarn» farfugliò, uscendo dal salotto.
L'indirizzo di Maka era ben impresso nella sua mente e arrivare a destinazione risultò molto semplice. Proseguì a piedi senza prendere la macchina, dato che il condominio era vicino alla villa, ma una volta davanti all'edificio avorio, moderno e ordinato, si bloccò.
A quale piano doveva andare...?
Scandagliò le targhette del citofono e trovò subito la risposta: "ALBARN, Maka 6".
Cazzo, si sentiva un fottuto detective! Se solo avesse avuto voglia di studiare, magari lo sarebbe pure diventato.
Si passò una mano tra i capelli ed entrò, prendendo l'ascensore fino al sesto piano. Avanzò lungo il corridoio finché non individuò il campanello giusto e si fermò davanti alla porta dell'appartamento. Cercò di ignorare le palpitazioni, trovandole fuori luogo, e suonò.
I secondi passavano, ma dall'abitazione non arrivava alcun rumore. Nessun passo, nessun fruscio, niente.
Soul serrò la mascella e premette di nuovo il pulsante, più a lungo questa volta.
"Che stupido, non ti aprirà mai" ridacchiò subito il diavoletto.
Il ragazzo provò a suonare una terza volta, e un'altra ancora. Ma di Maka non c'era traccia.
Sentendosi un po' in imbarazzo, perse definitivamente la pazienza e iniziò a picchiare forte sul legno, gridando a gran voce: «ALBARN, MALEDIZIONE! SO CHE SEI LÌ!».
"Te l'ho detto, Evans" canticchiò il demone.
Soul lasciò cadere le braccia lungo i fianchi.
«Zitto, ogre».
Qualche vicino sbirciò dall'uscio, ma allo sguardo incazzato dell'albino rientrò di corsa.
Nessuno voleva avere problemi.
«Ehi, tutto bene, amico?» disse una voce maschile in fondo al corridoio.
Soul si voltò verso l'ascensore: ne era uscito un ragazzo dai capelli bruni e gli occhi azzurri. Non lo conosceva e non l'aveva mai visto in vita sua, ma gli stava già sui coglioni.
«Che vuoi?» replicò secco, infilando le mani nelle tasche del giubbotto di pelle.
L'altro ragazzo si accigliò. «Semmai dovrei chiederlo io. Che ci fai davanti all'appartamento della mia ragazza?».
Ah. Ecco il famigerato Matthew, il fidanzatino fighettino di Maka. Che no, non gli andava per niente a genio.
«Ragazza, eh...».
Il bruno avanzò, e, quando fu abbastanza vicino a Soul, riconobbe lo stesso odore che aveva sentito sull'abito di Maka. Era così nitido che non poteva sbagliarsi. Una fragranza costosissima, inconfondibile per chi, come lui, aveva lavorato in profumeria.
Dunque quello era il capo di Maka. Spavaldo, alto, giovane, e schifosamente bello.
«Sei il suo datore di lavoro, vero?» chiese aspro.
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VENOM [Soul Eater]
Fanfiction[Ultima revisione: agosto 2025] Indebitato fino al collo, Spirit Albarn assegna a sua figlia Maka il compito di diventare la guardia del corpo di Soul Evans, secondogenito della famiglia di musicisti più ricca e influente di Death City. I due gi...
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