Maka addentò la sua mela e rabbrividì, non tanto per il sapore acido, ma per l'articolo che stava leggendo sul cellulare: due cadaveri ritrovati proprio nella sede della compagnia dove, la sera precedente, si era tenuta la festa.
«Com'è andata ieri a lavoro?» le chiese il fidanzato, ponendole davanti una tazzina fumante di caffè.
Maka, sorpresa dalla domanda improvvisa, fece sparire lo schermo del telefono e sorrise con naturalezza, afferrando la bevanda.
Era meglio non farsi troppi problemi, non potevano sapere che c'era anche lei alla festa, non la conosceva nessuno.
«Ieri non ci sono andata».
«Ah, già, è vero» ricordò il ragazzo, accomodandosi sulla sedia di fronte.
«Non preoccuparti. Lo sappiamo entrambi che hai la memoria di un criceto» lo schernì Maka, prendendo un sorso di caffè.
Il bruno la guardò male, inzuppando un biscotto nella sua tazza.
«Mela e caffè... Hai gusti strani».
«E tu sei un vero idiota!» ribatté Maka, lanciandogli scherzosamente il cucchiaino dello zucchero.
Il bruno lo schivò e trangugiò il suo biscotto al cioccolato, tirandolo fuori dal caffelatte prima che si rompesse a metà e vi cadesse dentro mezzo spappolato.
«Allora dove sei andata ieri sera?» chiese ingenuamente.
Quella domanda diretta sorprese Maka, che alzò gli occhi di scatto.
«Ieri sera?» ripeté, guadagnando qualche secondo.
«Sei tornata tardi».
«Oh, be'... io...».
Merda.
«Stamattina volevo farti un favore e ho messo a lavare i panni sporchi, ma casualmente ho preso in mano il tuo vestito nero».
«Quale ves–? Oh, quello! N-Non è niente di che... Non lo mettevo da tanto e volevo vedere co–».
«Odorava di colonia maschile, Maka. Si sentiva in tutto il bagno».
La bionda ammutolì e lui la fissò con aria truce.
Si sarebbe aspettato un gesto simile da qualsiasi altra ragazza, ma mai dalla sua Maka.
«Se c'è qualcosa che devi dirmi, puoi farlo adesso» disse, e la voce aveva perso ogni traccia di leggerezza.
Dannazione, pensò Maka, perché stava accadendo tutto questo? Perché?! Era già successo quel piccolo incidente la settimana scorsa, lei era andata un attimo al bagno e al cellulare aveva risposto Soul. E ovviamente all'altro capo della linea c'era il suo ragazzo, che era andato in escandescenza appena Maka era tornata a casa.
«Ero ad una festa. Non devi preoccuparti».
«Che!?». La delusione attraversò il volto del giovane. «Maka, potevi almeno avvisarmi!».
«Era una semplice festa con il mio datore di lavoro! ... C-C'erano anche gli altri impiegati!».
«E il tuo datore di lavoro è per caso un ricco ventenne che usa un profumo da seicento dollari?».
Cazzo.
«Era una semplice festa di lavoro, te l'ho detto!».
«E allora perché avevi addosso il suo maledetto odore?!».
Quanto avrebbe voluto non averlo scoperto...
«Mi si sarà attaccato sul vestito quando l'ho abbracciato, va bene!?» ribatté Maka, scattando dalla sedia.
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VENOM [Soul Eater]
Fanfiction[Ultima revisione: agosto 2025] Indebitato fino al collo, Spirit Albarn assegna a sua figlia Maka il compito di diventare la guardia del corpo di Soul Evans, secondogenito della famiglia di musicisti più ricca e influente di Death City. I due gi...
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