4. Lui è niente in confronto all'altro

1.9K 135 135
                                        

Maka non aveva alcuna voglia di lasciare il rifugio rassicurante della propria camera, ma si costrinse comunque a raggiungere la casa di Tsubaki perché voleva vederla, a tutti i costi.

Angoscia, tormento, ansia e sensi di colpa si erano annidati in lei come una matassa aggrovigliata, e tutto a causa di una sola persona, un tiranno che aveva piantato radici profonde nella sua misera e insignificante vita.

Dopo essere uscita dalla villa dell'albino, Maka era tornata a casa, inzuppata fino alle ossa di neve. Nemmeno il tempo di salutare che si era gettata tra le braccia del fidanzato, cercandone le labbra con urgenza, quasi a voler affondare in un calore che cancellasse la morsa gelida di Soul. L'aveva baciato con ossessione, stringendolo a sé, lasciandosi guidare dalla familiarità dei loro corpi, aggrappandosi a ogni risata, a ogni carezza, a ogni sussurro.

Soul era riuscito a scombussolarla, a mandarla in tilt, a sgretolare quel mondo interiore che lei credeva granitico. Dannazione, neppure il conforto trovato nel suo ragazzo era bastato, persino abbracciarlo o stringere il suo corpo nudo tra le lenzuola!

Tutto vano. Quella sensazione era ancora lì, un'ombra sulla pelle. In un angolo della mente, quelle iridi scarlatte, quel fiato caldo e quelle labbra a pochi centimetri dalle sue, continuavano a insinuarsi. E il peggio era che, forse, non le era affatto dispiaciuto. 

Si morse l'interno della guancia, odiando sé stessa per quel lampo di sincerità che non avrebbe mai ammesso a voce alta, camminando rapida verso la casa della sua amica.
Maka trovò Tsubaki davanti al cancello del condominio, avvolta da un cappotto antracite. Le sorrise e la raggiunse in un battito di ciglia.

«Ehi!».

«Ehi» rispose Maka, con la voce impastata dal freddo. Una nuvoletta di condensa le uscì dalle labbra, dissolvendosi nell'aria.

La corvina la prese a braccetto per potersi scaldare e si incamminarono insieme verso il negozio di antiquariato di cui le aveva parlato quella mattina.

Da fuori sembrava un luogo qualunque, stretto fra due palazzi anonimi, ma appena oltrepassata la soglia Maka trattenne il fiato. L'interno era molto più ampio di quanto avesse immaginato, un labirinto di scaffali, vetrine e tavoli colmi di oggetti che parevano provenire da epoche diverse. C'era un odore di legno vecchio e cera, e un silenzio denso, come se lì dentro il tempo si muovesse più lentamente.

La bionda studiò incuriosita la stanza e intercettò gli occhi castani della proprietaria, seduta dietro al bancone intenta a sistemare alcuni gioielli nella teca di vetro al suo fianco. Questa alzò lo sguardo e, vedendo Tsubaki, le sfuggì un sorriso.

«Sei tornata».

«L'avevo promesso» sorrise la camelia, avvicinandosi al tavolo scuro.

Nonostante i lineamenti tipici dell'estremo oriente, indossava un sari color porpora, – probabilmente era nata in India o aveva sposato qualcuno di indiano, chissà – ornato con ricami dorati molto elaborati. Sembrava sulla quarantina, ma il viso giovane e privo di rughe le dava un'aria indecifrabile.

«Cosa ti ha riportata qui?» chiese a Tsubaki, mettendo a posto l'ultimo gioiello.

«La tovaglia è davvero magica!» trillò felicemente la corvina.

La donna sollevò gli angoli della bocca e intrecciò le mani sul bancone. Maka notò che non portava la fede.

«Tutti gli oggetti che si trovano in questo negozio hanno un potere magico».

Tsubaki diede un'occhiata agli scaffali che la circondavano, mentre Maka si perse a fissare il vuoto. La sua mente era involontariamente tornata lì, a ripensare a quello che era successo a casa di Soul.

VENOM [Soul Eater]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora