20. Quella sera successe di tutto

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«Il canguro rosso, Macropus Rufus, è attualmente il più grande marsupiale vivente sulla Ter–».

«Provate i nuovi biscotti al cioccolato fondente–!».

«Ed ora passiamo alle notizie di cronaca. A Chicago è stato ucciso l'imprenditore–».

Maka spense la televisione, buttando il telecomando sul divano. Si alzò in piedi di malavoglia e controllò il suo cellulare. 

Nessun messaggio. 

Schioccò la lingua e lo lasciò cadere di nuovo sul piano, ma il trillo improvviso la fece sobbalzare. Lo prese in mano così in fretta che non si curò di controllare il numero, tanto era in ansia.

«Pronto?».

«Ehi, Maky!».

La bionda alzò appena gli occhi al cielo. «Matt».

«So che non è un momento adatto per chiedertelo ma... Mia madre questa sera è occupata a lavoro, e mia sorella è via... Non è che potresti venire a prendermi in aeroporto? Devo tornare tra un paio d'ore e non so proprio a chi possa chiedere di aiutarmi col trasporto...».

Maka strabuzzò gli occhi. Matt era partito?

«P-Perché proprio io? Ci sono i taxi... E tuo padre?».

«Sono al verde e mio padre diciamo... che si è incazzato con me» ridacchiò nervoso il bruno. «Altrimenti non te lo avrei mai chiesto».

Maka si morse l'interno della guancia, ripensando al vecchio detto: gli ex tornano sempre.

Ecco, la situazione perfetta per testarlo.

«Va bene» sospirò. «A che ora devi tornare?».

«Grazie, Maky! Ti am– Cioè... Ti ringrazio. Verso le otto di stasera».

Maka riagganciò senza pensarci troppo, ignorando di proposito la piccola gaffe che il ragazzo aveva rischiato di fare dicendole che l'amava.


❖ ❖ ❖


Soul si tolse le coperte di dosso e scese dal letto con un lungo sbadiglio. Controllò la data sul cellulare e lasciò uscire un sospiro pesante.

Cinque giorni.

E ancora si chiedeva come mai non l'avesse chiamata. O anche solo mandato un messaggio, una riga veloce per dirle che stava bene.

Però, a pensarci, nemmeno lei l'aveva fatto...

Black*Star bussò alla sua stanza d'hotel, gridando qualcosa che a primo impatto l'albino non fu in grado di capire, vista la testa annebbiata dal post sbornia. Dopo aver portato a termine la missione, quei tre avevano festeggiato alla grande in un bar della zona.

«Arrivo, arrivo...!» borbottò, solo per far smettere l'azzurro di picchiare sul legno.

Si passò una mano sul viso e si guardò allo specchio. 
Era un disastro. I capelli erano aggrovigliati e la barba sembrava un campo lasciato a maggese.
Pareva quasi uno zombie. Uno zombie estremamente cool e con stile, ma pur sempre uno zombie.

Si infilò in fretta i jeans e si chiuse in bagno per darsi una sistemata. Quando abbassò le palpebre per sciacquarsi il viso, il cervello traditore gli proiettò l'immagine di Maka.

Soul spalancò subito gli occhi e fece scivolare le mani lungo il lavandino, stringendo il bordo di ceramica con uno sbuffo esasperato.

Che stava succedendo, diamine! Non era mai stato così ossessionato da una donna!

VENOM [Soul Eater]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora