«Credo che la mia vita sia stata presa di mira da qualche divinità ostile, Tsubaki» sospirò Maka, afflosciandosi contro lo schienale della sedia di plastica.
«Penso la stessa cosa della mia, Maka» rispose l'altra, annuendo flaccidamente.
Le due amiche si scambiarono un'occhiata rassegnata e, quasi in sincrono, alzarono le spalle. La camelia portò alla bocca il bicchiere di Coca Cola e la cannuccia fece un piccolo gorgoglio quando aspirò un lungo sorso.
«Che ti è successo?» chiese alla bionda.
Maka si perse a guardare il logo rosso del fast food in cui lei e Tsubaki si erano fermate per pranzare, stampato sulla tovaglia di carta che ricopriva il vassoio. Il brusio del locale, le risate di un gruppo di ragazzi poco distante da loro e l'odore di fritto che impregnava l'aria si perdevano nello sfondo.
«Matthew non mi parla più perché è convinto che l'abbia tradito... E ieri sera mi sono ubriacata davanti al mio capo e gli ho pure vomitato in casa».
Tsubaki inclinò appena la testa. «Mmh... Ok, non vedo il nesso, ma direi che superi di gran lunga la mia situazione» rise, bevendo un altro po' della sua bibita.
«E poi perché cavolo sono andata a casa sua, Tsubaki?! Perché?!».
Maka addentò nervosamente una patatina fritta.
«Ahm...».
«Perché sono stupida! Te lo dico io il perché!».
La camelia mise il bicchiere da parte e si strinse nelle spalle.
«C'è stato un evento in particolare che ti ha spinta ad andare da lui?» chiese timida.
Maka lasciò cadere il resto della patatina sul vassoio e fissò l'amica per qualche istante, finché il volto le si contorse in un'espressione di rabbia pura.
«È stata colpa sua se ho litigato con Matt! Io lo ammazzo!».
«M-Maka! Per favore!».
La bionda chiuse gli occhi e prese un respiro profondo, mettendosi composta sulla sedia.
«Mi racconti per bene cos'è successo?» insistette la camelia.
Maka si morse le labbra con senso di colpa e abbassò lo sguardo sulle ginocchia scarne, visibili dagli strappi nei jeans.
«Matt ha trovato il mio vestito da sera nella cesta dei panni da lavare».
Tsubaki alzò un sopracciglio. «Ok, e cosa c'è di male in questo?».
«C'era sopra il profumo del mio capo».
Tsubaki sgranò appena gli occhi e la cannuccia le scivolò dalle labbra.
«Oh...» fece, un suono basso, quasi trattenuto. Poi, come se all'improvviso le si accendesse una lampadina, si raddrizzò sulla sedia. «OH!».
«Già...».
La camelia aggrottò la fronte, piegandosi leggermente in avanti con uno sguardo che oscillava tra incredulità e sospetto.
«L'hai tradito!?».
«NO!» sbottò Maka. «N-Non lo farei mai!» disse a voce più bassa, notando le occhiate minacciose del proprietario che numerava i soldi alla cassa.
Che tipo avido.
«E allora perché avevi addosso il suo profumo?» chiese Tsubaki, ormai curiosa di sapere cos'era successo.
«Era una semplice festa di lavoro... E probabilmente quando l'ho abbracciato per salutarlo, come ho fatto con tutti gli altri, eh!, mi sarà rimasto addosso» mugugnò l'altra, giocherellando con la tovaglietta di carta.
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VENOM [Soul Eater]
Fanfiction[Ultima revisione: agosto 2025] Indebitato fino al collo, Spirit Albarn assegna a sua figlia Maka il compito di diventare la guardia del corpo di Soul Evans, secondogenito della famiglia di musicisti più ricca e influente di Death City. I due gi...
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