Quella mattina Tsubaki si svegliò molto riposata. Raggiunse il bagno col sorriso sulle labbra e guardò il suo viso perfettamente armonioso allo specchio.
Amava fare la maestra, i bambini le mettevano allegria e serenità, non si sarebbe mai stancata di vedere i loro visetti angelici. E inoltre quel giorno avrebbe rivisto anche il suo collega, che si era preso una settimana di ferie.
Ah, il suo collega. Era da un po' che ci stava pensando.
Si lavò i denti e strinse i capelli lunghi e corvini in una coda di cavallo, concedendosi un ultimo momento allo specchio. Gli occhi blu brillavano di energia positiva e trapelavano un pizzico di sereno buonumore.
Uscì dal bagno e si diresse in cucina. Il tavolo era coperto da un'elaborata tovaglia di pizzo che Tsubaki aveva acquistato pochi giorni prima da una simpatica signora di un negozio di antiquariato. La donna le aveva assicurato che portava fortuna e teneva lontani gli spiriti maligni, e lei, con la sua solita ingenuità, aveva avuto fede e aveva sborsato i quattrini senza batter ciglio.
Purtroppo l'altra sera ci era finito sopra del caffè e, presissima da altre faccende, non aveva ancora avuto modo di lavarla. A dire il vero, non ricordava nemmeno come togliere una macchia di caffè in modo efficace... Si portò un indice alle labbra, riflettendo su un'alternativa, mentre apriva il frigorifero per prendere il latte. Riempì la sua tazza rossa, aggiunse due cucchiaini di caffè istantaneo e mescolò lentamente, sorseggiando la bevanda con lo sguardo fisso sulla macchia incriminata.
La lavanderia sotto casa sua era aperta ventiquattr'ore su ventiquattro e l'uomo che la gestiva era pure simpatico. Ecco, avrebbe potuto chiedere a lui!
Terminato il caffè, risciacquò la stoviglia e la mise ad asciugare, avvicinandosi poi al tavolo per rimuovere la tovaglia.
Fortunatamente, quel giorno era di turno al pomeriggio, e le restavano ancora un paio d'ore libere prima di recarsi all'asilo.
Richiuse la porta di casa e scese le scale del condominio, grata di non aver incontrato la portinaia pettegola, che Tsubaki aveva personalmente soprannominato "Perpetua" perché ficcava sempre il naso negli affari degli altri.
Chiuse garbatamente il cancello e, proprio mentre alzava il capo, vide Maka attraversare il suo campo visivo: camminava sul lato opposto della strada, stringendo fra le mani un piccolo quaderno dalla copertina nera.
«Maka!» salutò a gran voce, sollevando il braccio libero.
La bionda alzò gli occhi dalle pagine fitte della sua calligrafia ordinata e curvò le labbra in un sorriso genuino appena riconobbe la ragazza. Non si era resa conto di essere arrivata fino al quartiere della sua migliore amica!
«Tsubaki!».
La corvina controllò al volo che non arrivassero macchine e attraversò con passo rapido, raggiungendola.
«Che bello vederti! Come stai?» chiese la bionda.
«Molto bene, grazie. È da parecchio che non ci sentiamo! Tu, come stai?».
Maka rise piano, ma con una nota amara, chiudendo il quadernino per infilarlo nella borsa a tracolla.
«Per niente bene. Ho un test fra due ore e non ho ripassato niente ieri sera».
Tsubaki la squadrò per un momento e due occhiaie profonde le confermarono che non stava esagerando.
«Non hai dormito?».
Maka scosse la testa. «Non ci sono riuscita».
«Insonnia?».
"Magari...!" pensò Maka, trattenendosi dal raccontare che in realtà era rimasta in quella lurida discoteca fino alle cinque del mattino per convincere Soul a lasciar perdere le spogliarelliste e a mollare la bottiglia di cognac.
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VENOM [Soul Eater]
Fiksi Penggemar[Ultima revisione: agosto 2025] Indebitato fino al collo, Spirit Albarn assegna a sua figlia Maka il compito di diventare la guardia del corpo di Soul Evans, secondogenito della famiglia di musicisti più ricca e influente di Death City. I due gi...
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