CAPITOLO VENTQUATTRO

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Al Campo Mezzosangue si era alzata la prima brezza estiva per dimostrare all'ambiente e ai suoi abitanti di non essersi dimenticata di loro.

Confortava i semidei, cullava dolcemente i boccioli nati da alberi rimasti spogli troppo a lungo e increspava la superficie cristallina di un lago che un tempo era stato di ghiaccio.

L'erba era rigogliosa e ben curata per ricordare che non si sarebbe mai stati in grado di distruggere la speranza.

Il cielo era macchiato da striature rosse, arancioni e viola mentre il Sole incontrava in un ballo d' amore il mare, che lì fermo, all'orizzonte, aspettava come un'amante.

La scena era lieta eppure all'origine dei tempi quando ancora la Luna, il Sole, le Stelle non esistevano, tutto era caos.

Disordine e confusione entravano in collisione tra di loro amandosi come il Cielo e la Terra aveva fatto per anni, bramando quel tocco così raro.

Ed è forse un caso che dal Caos Primordiale sia nata proprio lei, Gea, la Madre Terra?

E che lei abbia generato Urano, il Cielo?

Ma noi conosciamo bene questi racconti, i Greci, i nostri stessi semidei ci hanno tramandato lottando contro millenni e secoli, contro il continuo rischio di essere perduta per sempre, la loro mitologia, la loro storia.

Eppure hanno omesso qualcosa.

Credete sia possibile? Beh è un'ipotesi che non deve essere esclusa.

Credete sia solo un racconto diffuso tra i giovani innamorati? Teoria affidabile.

Quante volte abbiamo sentito parlare di abbandoni, da Teseo ed Arianna fino ad Enea e al suicidio di Didone.

Ecco, quello che sto per narrarvi, prendendomene piene responsabilità, non si discosta molto, tuttavia prestatemi attenzione, cercherò di essere il più breve possibile.

Non molto lontano da quando tutto ebbe inizio ma neanche tanto vicino vi era un regno.

Non si hanno notizie del nome o della zona precisa dove questo sorgesse; sebbene gli accaduti che mi accingo a raccontarvi abbiano avuto un certo rilievo, era un reame sconosciuto così come quelli che lo circondavano.

Il regno era molto povero nonostante tutti i provvedimenti effettuati dal re e dalla regina, i quali cercavano di governare con amore e con onestà, però quando sono presenti dei problemi all'interno è difficile riuscire ad agire per il meglio all'esterno.

Infatti, i nostri governanti avevano una figlia, una bellissima bambina dai capelli corvini e gli occhi neri come la pece, tormentata da continui pensieri e da continui incubi che le rovinavano il sonno.

La bambina crebbe con tutte le cure e le attenzioni necessarie a una persona speciale come lei diventando una donna intelligente e in grado di controllare la sua mente ed alleviare il peso che le gravava sul cuore.

Ben presto la ragazza sarebbe stata pronta ad ereditare il trono però aveva bisogno di un marito, un uomo forte in grado di sorreggerla quando lei sarebbe stata sopraffatta dai pensieri.

Spesso entrava in conflitto con i genitori, desiderosi di maritarla con un principe di questo o di quel reame, perché lei credeva nell'amore e nel cavallo bianco che la avrebbe portata via da tutto ciò che la aveva e avrebbe continuato a ferire.

Un giorno, come per magia, si imbatté in un ragazzo, di umili condizioni, dai ricci capelli corvini e gli occhi accessi: la nostra ragazza si ritrovò a viaggiare con la fantasia tra promesse di amore e di reciproco rispetto, di fiducia e di salvezza, innamorandosi perdutamente del bel ragazzo.

CONTROLUCE-SolangeloDove le storie prendono vita. Scoprilo ora