"Stai bene?" chiese Burrows a Kelly, per sapere se fosse ferita, ottenendo una risposta negativa.
La ragazza si rimise sulle proprie gambe, ignorando la mano tesa di lui.
I due raggiunsero alla svelta Michael e Sara nella camera accanto; anche loro erano rannicchiati a terra accanto al letto, i cocci di vetro della finestra erano sparsi dappertutto.
Il ragazzo aiutò la compagna ad alzarsi, chiedendole se fosse tutto apposto, rivolgendosi poi al fratello "Qualcuno ha sparato Lincoln e non faccio fatica a capire chi ci sia dietro"
"E di sicuro non lo hanno fatto con l'intenzione di ripeterlo una seconda volta, ma peccato per loro sarà così. Dobbiamo andarcene, adesso!"
Uscirono dalla casa e si rifugiarono oltre una porta, in una specie di scantinato, prima che venissero nuovamente attaccati.
"Chi è stato?" domandò Kelly, ancora con il respiro corto a causa dell'adrenalina e lo spavento dovuti al repentino cambiamento della situazione.
"La compagnia ci vuole morti. Non lo avete ancora capito?" spiegò agitato, Michael, appoggiato con la schiena alla parete mentre riprendeva fiato, senza guardarla.
"Come ci hanno trovato così in fretta? Forse dovrei chiamare Bruce per un posto sicuro" intervenne Sara, mostrandosi nelle stesse condizioni dei compagni.
"No" ribatté ancora Scofield, per nulla intenzionato a rinunciare per la seconda volta alla donna della sua vita "Non siamo al sicuro in nessun posto." si voltò per incrociare i suoi occhi "Non voglio perderti di nuovo, Sara! Quelli non si fermeranno se non saremo noi a farlo"
Subito dopo prese in mano il cellulare e digitò il numero di Don Self, ottenendo risposta dopo pochi secondi.
"Accettiamo"
***
Il giorno seguente si riunirono con Sucre, Bellick e Alex.
"Ci servirebbe il libro sugli uccelli di Whistler. Li sono spiegati dettagli su ciò che dobbiamo rubare" spiegò l'ex guardia carceraria.
"Già... indovina un po' chi ce l'ha, Michael" continuò Fernando, non nascondendo nelle parole un certo rancore per l'ex compagno di fuga, memore anche dei centimetri di cacciavite che gli aveva conficcato senza pietà nel petto, a Panama.
"Lo so" rispose atono il suo ex compagno di cella, voltandosi verso tutto il gruppo "Abbiamo idea di dove potrebbe essersi cacciato T-Bag?"
Kelly, a braccia incrociate, strinse con forza un lembo di carne; mantenne a stento l'impulso di intervenire: non poteva sopportare nemmeno che osassero pronunciare quel nome per lei molto importante.
Allo stesso tempo si rattristò, cercando di farsi una vaga idea di dove fosse e di cosa gli stesse accadendo in quel preciso istante.
Se fosse ancora vivo.
Benché a Sona non avessero sparato a lui, le possibilità che gli accadesse qualcosa di brutto erano ancora aperte.
"Tornando a noi..." riprese Scofield "Questa è l'ultima occasione per potervi tirare indietro, l'unica cosa che non posso garantirvi è la vostra sicurezza. Ma se portiamo a termine questa operazione, tutto questo finirà. Saremo liberi. Conteremo anche sull'aiuto di Sara"
In quell'istante Don Self entrò nella stanza, richiamando l'attenzione dei due fratelli ed invitandoli a seguirlo.
Il resto dei presenti non disse una sola parola, tranne Bellick, dopo qualche minuto.
"Senti" iniziò, indirizzato alla mora, la quale lo degnò di uno sguardo severo e fulmineo "Mi dispiace per... sai, per quella volta a Chicago, intendo..." fece una pausa, insicuro su cosa dire e come dirlo "Da come ho visto a Sona, immagino che tu e T-Bag eravate..."
Sucre, all'oscuro di tutto, spalancò gli occhi scuri, sbalordito da ciò che le sue orecchie avevano appena ascoltato "Che cosa? Quindi stavi... tu e lui...?"
Kelly non potè credere che Bellick avesse davvero pronunciato quella frase "Zitto!" ammonì prima il portoricano, per poi rivolgersi all'ex guardia di Fox River in tono per nulla cordiale "E da dove spunta tutto questo improvviso rispetto per lui? Soprattutto dopo tutto quello che gli hai fatto?"
"Io..."
"No! Non voglio più sentire nessuno di voi sporcarsi ancora la bocca con T-Bag in mia presenza, sono stata chiara?"
I due uomini si scambiarono un'occhiata interdetta; a prima vista non si sarebbe detta quel tipo di ragazza così aggressiva e impertinente.
"A quanto pare ti ha influenzata parecchio..." mormorò vitreo il più giovane, spostando lo sguardo sul tavolo.
***
Poche ore dopo il gruppo era riunito vicino ad un aereo dell'Air Force, non essendo permesso loro di prenderne uno di linea.
Ascoltato il breve e coinciso discorso di Self, Michael gli si avvicinò senza che gli venne detto di farlo "Lei pensi a rispettare la sua parte dell'accordo" lo superò, salendo a bordo del mezzo.
Atterrati a Los Angeles, furono costretti ad indossare delle cavigliere elettroniche per rintracciarli, in modo che a nessuno venisse in mente di scappare.
Dopodiché, vennero fatti salire su di un furgone nero che li portò nei pressi di un grande edificio di fianco al mare, dove avrebbero svolto le ricerche di Scylla.
"Per quanto riguarda l'opinione pubblica, voi siete trattenuti in una struttura di massima sicurezza negli Stati Uniti. Per cui, per evitare contatti con la compagnia dovete tenere la testa bassa e le orecchie aperte, d'accordo? Siete riforniti di ogni bene di prima necessità: vestiti, cibo, cellulari, perché siate sempre operativi" spiegò in ultimo il federale, decidendo di essere chiaro sin dall'inizio.
Kelly si guardò intorno, ispezionando l'area possibile con gli occhi: al centro della struttura era presente un ragazzo, Coreano o di qualunque etnia simile, che subito si gettò sulla difensiva vedendoli arrivare.
"Chi è questo?" chiese barbaramente Lincoln.
"È Roland Glenn. Vi assisterà" li informò l'agente.
"La squadra già ce l'abbiamo" intervenne di punto in bianco Michael.
"Non fare il bambino Scofield. Questa è la mia squadra, e Roland sta scontando la sua pena esattamente come voi e con la sua esperienza vi sarà molto utile. La percentuale di sicurezza intorno a Scylla è molto alta, per cui avrete bisogno di lui. Quindi, che ti piaccia o meno, vedi di fartelo scendere, ci siamo capiti? Molto bene, direi che potete cominciare"
"E la seconda fase? L'irruzione"
"A quella fase ci penserò io, voi lavorate"
Alex, che era stato l'unico a non dire una parola per tutto il tempo, si inserì nel discorso "Io avrei un idea"
"Bene Alexander! Visto, qualcuno con un po' di cervello, forza datevi da fare"
Roland prese il suo zaino e prenotò per sé la camera da letto al piano superiore.
Kelly e Sara invece avrebbero alloggiato in una barca per ciascuna.
"Quando tutto questo finirà, tu e io faremo i conti" asserì tagliente Lincoln, lanciando la frecciatina verso Alex.
Kelly osservò tutta la scena in disparte, appoggiata ad una parete; assottigliò le iridi, tenendo incrociate le braccia sotto il seno.
La sua testa si stava colmando di pensieri ben precisi sulle sue future intenzioni.
Non sarete gli unici a pareggiare i conti, potete esserne più che sicuri.
"Qui dentro ognuno ha i propri problemi, se qualcuno ha qualcosa da risolvere, ora è il momento di farlo" chiarì il fratello di Lincoln, osservando uno per uno i vari componenti.
Nello stesso momento, la giovane spostò a sua volta la visuale sull'obiettivo principale dei suoi pensieri e sul suo viso comparve subito un ghigno impercettibile; quasi faceva fatica a credere di come la sua personalità stesse cambiando e forse, per la prima volta, non nella direzione positiva, ma non poteva fare a meno di sentirsi meglio.
Bene.
Sicura di sé.
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How You Live Me "Prison Break"
FanfictionSEQUEL di: 'How You Met Me' 'We are captives of our own identity' Kelly è riuscita a fuggire da Sona, nel Panama, grazie al piano di Michael Scofield. T-Bag è stato lasciato in carcere insieme a Bellick ed al detenuto, fino a poco tempo prima più...
