The final break (Parte uno)

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Tre giorni dopo la vittoria sulla Compagnia, il gruppo si concesse il primo vero momento di libertà; una libertà agognata da troppo tempo e spesso apparsa inverosimile quando la si otteneva pienamente.

Ma anche la libertà non poteva sempre guarire le ferite peggiori.

Per Kelly essere libera significava affrontare definitivamente i fantasmi del suo passato, come la perdita di un figlio visto solo appena nato ed un secondo dopo vederselo strappare via dalla propria vita oltre che dalle braccia. 

Era stata accompagnata a peso morto in un piccolo, rinnovato loft di Miami e scortata in una delle camere.

Il tutto senza dire una singola parola.

Se ne stava rannicchiata sul letto, senza nemmeno disfarlo, con le braccia sotto il cuscino e le iridi spente fisse sulla recuperata fotografia di David: ora un bellissimo ragazzino dai capelli ricciolini come i suoi una volta, e scuri come quelli del padre, esattamente come anche il colore degli occhi.

Anche l'espressione che aveva era tipica di Theodore. 

Era identico a lui.

Questo particolare non le pesava, amava incondizionatamente il suo bambino.

Non voleva pensare ad altro se non solo a lui, ovunque fosse, sempre se ancora vivo.

***

Erano passati ormai quattro giorni e Kelly non era ancora uscita dalla camera.

Nessuno dei compagni aveva ancora osato proferirle parola al riguardo o farle domande, nonostante i rimorsi che mangiavano loro la coscienza.

Beveva e metteva quel briciolo di cibo sotto i denti grazie a Sara.

"Non credevo ce l'avremmo fatta, Linc" pronunciò il fratello minore, mentre finiva di sistemarsi gli ultimi bottoni della camicia bianca.

Il maggiore attese qualche secondo prima di ripetergli una frase che lui stesso gli aveva detto in precedenza, a Fox River "È bastato avere un po' di fede"

Con un cenno di assenso, Michael accettò la giacca beige che le venne passata e la indossò, rivolgendosi nuovamente verso il proprio riflesso nella vetrata: la tensione gli colmava ogni singolo muscolo del corpo; stavolta si trattava di emozione per l'imminente unione con Sara Tancredi.

Tuttavia, questo non gli fece dimenticare tutte le difficoltà che avevano passato, perché era proprio grazie ad esse che ti rendevi conto dei frutti della tua lotta per ottenere ciò che volevi.

Ciò che non si aspettavano, invece, fu di vedere comparire Kelly oltre la porta: il corpo era fasciato da un vestito blu elettrico, semplice che le arrivava fino alle ginocchia, senza maniche e semi velato sul petto, lasciandole un scollatura a V.

I capelli scuri e mossi le ricadevano sciolti sulle spalle.

Il viso era ancora piuttosto scavato, ma alleggerito da uno leggero strato di trucco, benché non servisse mascherare del tutto il suo stato interiore. 

"Abbiamo un matrimonio dal celebrare, mi sembra..." commentò fievole, lei, raccogliendo tutte le forze per accennare un sorriso: non voleva essere oggetto di rovina in quel giorno speciale per Michael e la futurissima signora Scofield.

***

"Kelly" nominò Sara, abbracciando la sua amica con le lacrime agli occhi per la felicità accomunata da mille cose accadute in un solo giorno.

"Sei stupenda, Sara. Avete fatto bene a decidere di farlo adesso, visto quanto la vita è imprevedibile. Meritate di essere felici" dichiarò la seconda, osservandola, tenendo ancora intrecciate le loro braccia: anche il vestito dell'ex dottoressa era molto semplice, consistente in un abito a bretelle, rosso, nero e dorato; icapelli sciolti naturali e per finire un finissimo strato di trucco ad illuminarle il viso, ed unico fiore bianco in mano come bouquet.

How You Live Me "Prison Break"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora