Kelly e Lincoln seguirono la prima parte del piano.
Entrarono nel bar uno a distanza di un paio di minuti dall'altro, in modo da non dare l'impressione che fossero insieme e mandare a monte la messa in scena che dovevano mettere in atto.
Vedendola entrare, uno dei dipendenti, staccandosi dal bancone, si rivolse subito a Kelly "Mi scusi signorina, il bar è ancora chiuso. Apriamo alle tre"
La ragazza si voltò con un movimento sinuoso del capo verso il ragazzo che aveva parlato, mettendo in gioco tutto lo charme di cui era capace e l'impegno che poteva per mostrarsi il tipo di donna ammaliante e da cui è sicuro ricavare solo guai.
Sperando in se stessa di riuscire a distrarli a sufficienza.
Sbatté le ciglia e finse uno sguardo tra l'offeso ed il supplicante "Oh, mi dispiace davvero. Non sono mai stata a Miami. Un piccolo uccellino mi ha detto che questo è il bar migliore della zona... beh..." sorrise maliziosamente, avvicinandosi alla lastra di granito nero, picchiettandovi sopra le unghie "Capirà: non ho potuto resistere. Poi, questo locale è molto accogliente ed oggi vorrei essere la prima cliente a soddisfare il palato con del buon drink ghiacciato" mormorò; contemplò l'interno in lucido legno scuro, girandosi di schiena ed appoggiandosi con i gomiti sulla superficie fredda del bancone, senza interrompere il contatto visivo.
Il giovane ricambiò il sorriso ad un angolo della bocca, non riuscendo a dirle di no "Come desideri, dolcezza" ordinò allora alla giovane barista bionda che lavorava con loro, di andare a prendere del ghiaccio e preparare la miglior bevanda gelata del giorno.
In quel momento Lincoln fece il suo ingresso.
"Ehi bello, l'eccezione non è per te" borbottò un terzo dipendente, in modo arrogante, probabilmente in un tentativo di far palesare alla mora che avesse spina dorsale; arroganza che il fratello di Michael si fece scivolare addosso come l'olio: rifilò una veloce occhiata complice alla compagna per poi tornare a fissare il barista e rispondere usando tutta la calma di cui disponeva.
"Sto solo cercando un uomo, ma non so il nome. So che ha fatto tre telefonate qui. È di New York, capelli scuri, brizzolato"
Il ragazzo a cui Burrows aveva appena formulato la domanda scosse la testa "Non posso aiutarti, mi dispiace"
"Sicuro?"
Il tipo che Kelly aveva avvicinato si intromise di nuovo, in aiuto del collega: oltrepassò il bancone e mise le mani sui fianchi "Ehi, non ci senti, forse? Ha detto che non può aiutarti"
"Ne sei sicuro?" domandò per la seconda volta, il più robusto; si voltò poi verso la ragazza appena tornata con il ghiaccio della dispensa "E lei?" Lincoln fece appena in tempo a fare un passo, che quello apparentemente più calmo tra di loro cercò di fermarlo, senza successo, soprattutto quando ricevette un pugno in pieno volto, scatenando una breve rissa.
"Brutto figlio di..."
"Allora?" proseguì Burrows, ignorando completamente gli insulti dei due a terra: si appoggiò a sua volta con il gomiti sulla superficie in marmo, facendo ben intendere alla barista, rimasta impietrita e senza dire una parola, che la domanda restava la stessa anche per lei.
Quella iniziò a balbettare, scoccando occhiate sfuggenti attorno a sé, probabilmente per cercare un possibile supporta o una possibile via di fuga dalla situazione in cui era finita "Io... io... non conosco il suo nome, è la verità, dovete credermi... so solo che esce con una ragazza che lavora qui"
"Portaci da lei" senza preamboli, il suo interlocutore afferrò la bionda per un braccio, costringendola a seguirli.
Una volta fuori, la mora scambiò un cenno con il compagno, annuendo, per fargli capire che avevano l'alternativa nel caso qualcosa fosse andato storto.
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How You Live Me "Prison Break"
FanficSEQUEL di: 'How You Met Me' 'We are captives of our own identity' Kelly è riuscita a fuggire da Sona, nel Panama, grazie al piano di Michael Scofield. T-Bag è stato lasciato in carcere insieme a Bellick ed al detenuto, fino a poco tempo prima più...
