We are captives of our own identities

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T-Bag attendeva ancora una risposta da parte della ragazza ancora a cavalcioni sulle sue gambe, senza staccare per un secondo gli occhi dal coltello, quasi come fosse la prima volta che ne vedesse uno; anche la sua pazienza aveva un limite, tuttavia decise di affrontare la questione in maniera calma.

Poco dopo, Miriam proseguì il discorso "L'ho attirata in un luogo isolato e lì l'ho pugnalata ad una gamba, mentre era voltata di spalle"

"Cosa le hai detto?" la interruppe Bagwell in modo brusco, ma la giovane ex segretaria non diede peso più di tanto alla cosa, sebbene un briciolo di sé si sorprese di quell'atteggiamento.

"Le ho detto che era arrivato il momento che si facesse da parte e che ti lasciasse in pace, che ci lasciasse in pace. Visto che tu non vuoi più averci a che fare. Ho dovuto ricorrere a maniere estreme anche perché temevo che potesse spifferare a Self ogni cosa. Dopotutto hai visto pure tu la sua faccia quando è andata via dalla Gate, no?" cercò quasi di giustificarsi "È stata fortunata che non abbia deciso di farla fuori subito. Ma sai, noi donne a volte preferiamo la sofferenza prolungata. Avresti dovuto vederla... le ho restituito l'umiliazione che mi ha procurato in precedenza, immagino tu lo rammenterai bene. Forse adesso la sciaquetta sarà già affogata nel suo stesso sangue"

Il sorriso sul viso di Miriam scomparve dopo un paio di secondi, fissò il suo amante ed il suo sguardo che mai aveva visto prima; in un primo momento restò immobile, poi cercò di farlo sciogliere, posandogli un bacio casto sulle labbra "Ehi, lasciati andare, dai... beh? Non dici nulla? O ti se n'è andata la parola all'improvviso? Magari il gatto ti ha mangiato la lingua? Ma conosco un modo per scoprirlo"

Lasciando il coltello sul sedile accanto, fece aderire per bene il proprio corpo sul quello dell'uomo, circondandolo per il collo ed a tratti per il volto, attaccandosi alla sua bocca, chiedendo subito accesso con la lingua.

T-Bag, in risposta, l'attirò a sé con un'inaspettata forza, per la schiena, facendole notare il richiamo insistente nel suo basso ventre.

Lei sembrò percepirlo subito e passò, infatti, ad armeggiare con la sua cintura, bottoni e cerniera, mentre lui le sollevò la gonna, permettendole di premergli contro per entrarle dentro.

La rossa non trattenne un gemito, seguito da altri sempre più forti, dovuti alle spinte "Mio... dio!" nascose il volto nell'incavo del collo dell'ex detenuto, attaccandosi alle sue spalle con le unghie: unico modo per godere del piacere, data la posizione piuttosto scomoda in cui versavano.

Dal canto suo, Bagwell si morse le labbra ed abbassava e alzava il petto a ritmi scoordinati, fin quando non arrivarono al culmine dell'orgasmo "Sai... per cosa sono stato incarcerato, Titti?" mugugnò, ad un certo punto, mentre riprendeva fiato a causa del piacere intenso di pochi secondi prima.

A quella insolita domanda, la sua amante sollevo appena gli occhi, incrociò quelli maschili che la fissavano, assumendo uno sguardo interrogativo "Perché... mi dici questo, cosa c'entra?"

Il criminale, con gli occhi scuri ancora chiusi, non sembrò curarsi di quella risposta e proseguì il suo discorso "Una condanna a due ergastoli per stupro e omicidio di primo grado su minori... non che siano le sole vittime che pesano sulla mia coscienza..." inarcò un sopracciglio, facendo una pausa.

Il respiro della ragazza ricominciò ad aumentare e non per il piacere: una strana ansia prese possesso del suo corpo, ma si sforzò a tutti i costi di cambiare argomento "Io non capisco cosa vuoi dire e perché mi stai parlando di questo..." insisté, cercando di baciarlo di nuovo, ma le venne impedito con il gesto secco della mano destra che si avventò sul suo mento.

"Non so se hai mai sentito parlare del mio caso, tesoro: sin da ragazzo avevo una certa predilezione per le belle ragazzine scout: bionde, more, castane... rosse... tutte sul fiore degli anni. Eppure, così marce dentro" lo sguardo dell'evaso si decorò di un sorriso appena accennato che si tramutò poi in un ghigno dalle pupille assottigliate, in grado di generare il più cupo terrore nella sua interlocutrice "Per i miei colleghi in prigione ero noto come la 'Serpe di Fox River'. Un serpente che agisce strisciando attorno alla preda per studiarla. Molti non gradivano il mio passato: i più fragili spesso non osavano avvicinarsi, almeno se non costretti da circostanze compromettenti, a differenza dei più temerari con cui talvolta ho avuto spesso delle rogne. Uno di loro in particolare alla fine ha avuto quello che si meritava, finendo nient'altro che cibo per vermi" si passò la lingua sul labbro inferiore come se stesse assaporando chissà cosa con l'immaginazione.

How You Live Me "Prison Break"La tua prossima ossessione. Scoprilo ora