Quattro anni e tre mesi prima.
Il fischio di richiamo e la voce della guardia avvisò i detenuti che era giunta l'ora di recarsi in mensa.
Sarebbe stato l'ennesimo giorno, forse il settimo, aveva perso il conto, in cui avrebbe lasciato tutto il cibo nel piatto, limitandosi a giocherellarci con la forchetta e fissandolo come fosse spazzatura in putrefazione.
Lo stomaco chiuso era come un cesso otturato: se scarichi, prima o poi ciò che c'è all'interno torna sù.
Gli effetti erano piuttosto visibili con qualche chilo in meno e due fosse grigie sotto gli occhi, che gli conferivano un aspetto simile a quello di uno zombie.
"Non ho appetito" sibilò il detenuto con voce cupa e disinteressata, sdraiato sul letto con il braccio sinistro penzolante dal materasso, senza degnare di un contatto visivo chi gli stava parlando.
"Non me ne frega un accidente che non hai appetito, T-Bag" replicò schietto il secondino, senza lasciar trasparire alcuna emozione che non fosse indifferenza: dopotutto si limitava ad eseguire degli ordini "Se vuoi continuare a digiunare non è un problema mio, ma tu alzi lo stesso quel tuo bel culo, e alla svelta prima che perda la pazienza!"
Emettendo un verso contrariato, Bagwell fu costretto a sollevarsi e a seguire la folla, trascinando letteralmente le gambe sul pavimento: faceva fatica a mantenersi in piedi persino per camminare, ma non ci badò altamente.
Nemmeno se ciò comportò attirare su di sé commenti di altri cani rinchiusi lì dentro.
Non aveva proprio la forza, né la voglia di mozzare loro la lingua.
La sua testa era rivolta in tutt'altra dimensione.
Giunto ad una tavola libera appartata in un angolo, la gamba destra gli cedette facendolo finire a terra in ginocchio; riuscì fortunatamente ad aggrapparsi allo schienale della sedia, dove in seguito si trascinò fino a sedersi.
Sentendo la rigidità della superficie metallica dietro la schiena, tirò il capo all'indietro e chiuse gli occhi, iniziando ad ingoiare aria a causa di un altro attacco di stomaco vuoto.
Questione di qualche minuto e poi sarebbe passato, come sempre.
Libero dalla sensazione di vomito, riportò la testa in avanti, appoggiandosi con i gomiti sul tavolo; le palpebre tendevano ad abbassarsi con maggiore insistenza ogni secondo che trascorreva e la testa gli barcollava come una molla prossima a spezzarsi.
Non si accorgeva di quello che stava accadendo intorno a lui, fino a quando una voce maschile famigliare non gli penetrò nelle orecchie.
"Bene, bene, bene. Mi era giunta voce che eri tornato a Fox River, ma non credevo di rivederti così... tardi, T-Bag" una risata sguaiata ed irritante fece capolino a suo seguito; il galeotto di Fox River non si disturbò di guardarlo in faccia, dalla voce aveva capito perfettamente chi avesse pronunciato il suo nome.
Da un punto di vista anche per lui fu una sorpresa ritrovarselo sulla propria strada.
I loro rapporti erano irrimediabilmente cambiati da quando, anni prima, aveva fatto in modo di addossargli la colpa per l'omicidio di una guardia, Bob, durante una rivolta nel braccio A del penitenziario.
Il suo ex sottoposto era finito in isolamento e da quel momento non lo aveva più incontrato direttamente.
Fino ad adesso.
Quello si avvicinò, esponendosi in avanti "Non pensare che sia venuto per rientrare in società con te. Non ho dimenticato quello che mi hai fatto. Da quando te la sei filata via, le cose a Fox River sono cambiate radicalmente: ho fatto carriera qui dentro e sai questo che significa? Che un giorno me la pagherai" il detenuto corrucciò la fronte "Cosa c'è? La serpe ha forse perso il suo veleno? O ti sono cadute le palle per rispondere?" pronunciò in tono di scherno, voltandosi un attimo verso i compagni che si stavano godendo, ridacchiando a loro volta, la scena a braccia conserte, per poi tornare a concentrare la sua attenzione sull'uomo che aveva davanti "Sei solo adesso"
T-Bag sollevò lentamente il capo, incrociando gli occhi scuri e pungenti con quelli del nuovo arrivato che parve accennare un impercettibile gesto di timore.
"Per quanto ti sforzi, non sei tagliato per fare il leader, Trokey. Sei solo un pezzo di sterco con la pelle bianca che cammina. Cambia carriera prima di finire come un maiale scannato"
La risposta che arrivò fu una completa risata, Trokey indietreggiò con il busto "E chi lo farà? Tu? A malapena ti reggi in piedi. Sempre che non perderai anche le gambe oltre alla mano"
Il suo interlocutore serrò la mano destra, oltre ai denti; decise però di non contrattaccare in grande, sprecando le energie.
"Cosa c'è? Non reagisci? Perché non vai a piagnucolare da mammina?"
Le pupille della persona a cui era destinata la frase, divennero fini come due spilli, il colore castano che le circondava emanava un bagliore pericoloso.
Uno come Trokey era come un gatto: anche se aveva le unghie affilate, bastava un pon pon per renderlo l'animale più inoffensivo sulla faccia della terra; talmente inoffensivo e sciocco proprio come i ridicoli principianti che portava con sé, che non si accorsero neppure del gemito improvviso e strozzato uscito dalla bocca del loro capo: T-Bag aveva, infatti, affondato con decisione il cacciavite che si era procurato recentemente e che non mollava mai, nello stomaco dell'ex suo alleato, lasciandolo scosso e a bocca spalancata per la sorpresa.
"Conoscerai il detto: 'il lupo perde il pelo ma non il vizio', Trokey. Ecco cosa succede a chi mi sfida" appoggiandogli il braccio sinistro sulla spalla, gli diede un altro scossone nel punto dove aveva impiantato l'arma, facendo scivolare altro sangue a terra "Chi comanda qui dentro sono io, questo è il mio regno, non dimenticarlo. Avrei potuto anche riaccoglierti un giorno, ma sfortunatamente hai deciso di accorciare la tua vita, non tenendo a freno quel lurido pezzo di carne che hai in bocca. Sai cosa mi ha detto Abruzzi dopo che mi ha mozzato la mano con un'accetta?" gli fece penzolare la protesi davanti al viso " 'Se un arto non serve, buttalo via' ed è proprio ciò che ha fatto per vendicarsi di me, quando la mia mano gli ha tagliato la gola. Ed è ciò che adesso farò con te" Bagwell gettò un'occhiata in direzione di uno dei novellini rimasti pietrificati che non avevano ancora compreso cosa fosse successo; questo obbedì al chiaro ordine di avvicinarsi a seguito di una minaccia.
Da lì iniziò a crearsi del lieve trambusto, anche per il colore scarlatto ora visibile sul pavimento.
Non potendo farcela da solo, mentre Trokey veniva bloccato dal detenuto e costretto a stare a lingua di fuori, il suo ex leader gliela mozzò con un gesto secco, sporcandosi il viso e la maglietta del sangue schizzato via con uno spruzzo.
L'ultimo urlo disumano che strappò la vittima prima di morire, attirò le guardie che a gruppi si fiondarono immediatamente sull'aguzzino.
Appena arrivate sul luogo, queste inchiodarono i piedi a terra, allibite dallo scenario macabro che si presentò loro davanti: un lago di scarlatto macchiava il pavimento e parte del muro bianco, oltre che colui che aveva commesso l'atrocità.
L'altro detenuto non ci pensò due volte a raccontare come si erano svolti a fatti, ma venne ugualmente preso in custodia per essere punito.
"Basta così! Capitano abbiamo un problema" riferì un secondino, parlando al nuovo capo delle guardie attraverso un vokie tokie "C'è stata una rissa tra detenuti, uno è morto, qui è pieno... di sangue e non so cos'altro e non ci tengo a saperlo..." descrisse la visuale, non nascondendo una smorfia di disgusto nell'osservare il piccolo grumulo di carne avvolto dalla massa rossa: dall'aspetto e dalla quantità presente sulla bocca del morto, intuì si trattasse di una lingua; annuì a seguito dell'ordine ricevuto, avvicinandosi al diretto interessato "Bagwell, in isolamento!"
L'uomo iniziò a ridere istericamente; l'ultima volta che aveva osservato gli occhi vitrei di un suo ex alleato prima di Trokey, fu nel penitenziario di Miami-Dade.
Addentrandosi sotto scorta verso le buie e fredde celle d'isolamento, una volta all'interno di una di esse, il galeotto di Fox River riprese la propria espressione seria; appoggiando il capo contro la piccola apertura della porta, si morse il labbro inferiore leccando il metallo ghiacciato con la punta della lingua.
"Teddy è tornato"
***
Autrice:
Non mi abbandonate, Lunedì prossimo ci sarà un capitolo extra che metterà definitivamente fine al secondo libro!
A presto con una piccola sorpresa!
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How You Live Me "Prison Break"
FanfictionSEQUEL di: 'How You Met Me' 'We are captives of our own identity' Kelly è riuscita a fuggire da Sona, nel Panama, grazie al piano di Michael Scofield. T-Bag è stato lasciato in carcere insieme a Bellick ed al detenuto, fino a poco tempo prima più...
