Prisoner (Parte quattro)

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Il generale si rivolse all'agente a cui aveva chiesto di tenere d'occhio Kelly, di andare a prendere la ragazza e di non farle alcun male, oltre che assecondare ogni richiesta avesse espresso.

"Certo, signore" rispose il suo sottoposto con un'espressione vitrea che non traspariva alcuna emozione, non osando contraddirlo o fare domande tipo 'perché' o 'come'.

"Molto bene. Io ora ho un incontro con il nostro vecchio amico, Scofield" l'uomo più anziano si avviò verso l'uscita, voltandosi un'ultima volta, sorridendo "Scylla sta per tornare a casa"

***

Ogni passo che la separava dalla porta del loft sembrava fosse compiuto che le gambe immerse nell'acqua: le chiavi sbattevano tra loro a causa del tremolio delle mani della ragazza che le fissava con il fiato ansante; giunta davanti alla porta, chiuse gli occhi per un paio di secondi in cui cercò di dar luce fino all'ultimo al pensiero che il generale le avesse mentito.

Le successive azioni furono compiute con estrema velocità: con la gola secca infilò la chiave e fece scattare la serratura, spalancando la porta.

Era un incubo.

Solo un terribile incubo.

Ciò che le si palesò davanti agli occhi non era vero.

Non poteva essere vero.

Eppure era reale.

Dannatamente reale.

Sara era legata alla porta in metallo nel soggiorno, rannicchiata ed impossibilitata a muoversi con libertà; la sua espressione da puro terrore passò ad essere confusa e sorpresa di vederla.

T-Bag assunse un'espressione indecifrabile ed allo stesso tempo consapevole, le mani erano ancora aggrappate alla zip dei pantaloni.

Non si era aspettato minimamente di vederla comparire all'improvviso.

I suoi sforzi di persuaderla non valsero a nulla di fronte alle azioni e alla vivida immagine che le aveva appena dato; quando tentò di avvicinarsi, qualcuno lo tramortì alle spalle ancor prima che potesse parlare o muovere un solo passo.

Colma di lacrime, la Tancredi riuscì a dissuadere Michael dall'uccidere il suo aguzzino, non volendo assistere mentre il suo uomo si macchiava le mani di sangue a causa di un omicidio per vendetta e rabbia.

Benché avesse tutte le ragioni per farlo.

Il ragazzo la cinse per la schiena con trasporto, godendo finalmente del calore della donna che amava che presa da forti spasmi si strinse al suo petto, permettendo alla paura di trasformarsi in sollievo.

Sciolto l'abbraccio, il giovane dagli occhi azzurri concentrò lo sguardo freddo sull'altra ragazza, costruendo nel frattempo una propria idea nella mente; la sua teoria venne, però, cancellata da Sara che gli spiegò come fossero andate le cose e dell'innocenza di Kelly dalla tentata violenza da parte di Bagwell.

"Kelly, aspetta... Kelly!" tentò di chiamarla poi, invano, l'ex dottoressa, perché quest'ultima le impedì categoricamente di continuare: non aveva alcun senso parlare; non staccava le iridi amareggiate e deluse dall'uomo privo di sensi disteso a terra a pancia in giù, mentre il suo cuore andava nuovamente in mille pezzi.

Non aveva bisogno di altre dimostrazioni dopo quello scena.

Senza far trasparire emozioni o aggiungere altro, Kelly sparì oltre l'uscio della porta da dove era entrata.

In quel momento fu come se attorno a lei si fosse creata una bolla che veniva fatta rotolare dal vento verso una sola direzione: quella che non aveva mai immaginato di prendere, almeno non volontariamente.

How You Live Me "Prison Break"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora