Operation Scylla (Parte tre)

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"Il mio compito l'ho svolto, ora tocca alla signora" annunciò Kelly, dopo essere rientrata in macchina, chiudendo la portiera e mantenendosi il mento con la mano destra. 

"Perfetto Kelly" le disse Michael, digitando poi un numero sul cellulare "Alex, tu e Bellick penserete a recuperare l'apparecchio di Roland una volta che avremo finito. Vi avviseremo"

***

T-Bag spalancò gli occhi e dopo un attimo di realizzazione di dove si trovasse, sollevò di scatto il busto, ma il dolore dovuto ad uno strappo alla schiena lo fece pentire amaramente di aver commesso tale brusco gesto. 

Strinse i denti e nella mano un pugno di sabbia; dopodiché raccolse il libricino di Whistler e si strofinò il braccio sinistro sulla bocca per togliersi i residui di sabbia.

Voltandosi provò a chiamare il suo compagno di viaggio, ma ottenne solo il silenzio dall'uomo robusto riverso a pancia in giù, a poca distanza da lui; Bagwell si drizzò allora sulle ginocchia e si trascinò con tutte le forze che aveva fino al panamense, a cui cominciò a tirare degli schiaffi sul volto "Sancho, hola, svegliati"

Al terzo colpo quello mugugnò qualcosa di incomprensibile dalla labbra, sbattendo più volte le palpebre in uno stato confusionale, mentre l'altro si rigirò in posizione supina, lasciandosi cadere a terra con la testa e appoggiandogliela sulle gambe.

Senza avviso lo spagnolo si tirò sù, farfugliando, provocando la reazione irritata dell'ex detenuto che per poco non si ruppe la noce del collo.

"Ci hanno abbandonati! Cosa facciamo adesso? Moriremo qui, siamo fottuti!"

Effettivamente le possibilità di salvezza erano molto basse, ma questo non era lo stesso pensiero del suo interlocutore.

"No Sancho, ascoltami" replicò T-Bag, roteando impercettibilmente gli occhi, cercando di mantenere quel briciolo di pazienza rimasta nel suo corpo "Adesso noi non ci faremo prendere dal panico e faremo funzionare la materia grigia di cui siamo dotati. Quanto... quanto manca per arrivare a San Diego?"

"Tu sei pazzo, mancheranno ancora molte miglia!"

"Hai un'altra alternativa, forse? Preferisci venire con me o finire la tua vita in questo posto?"

"Ma come faremo senza mangiare e bere? Ci hai pensato?"

L'ex membro degli otto di Fox River attese qualche minuto prima di rispondere al quesito, alternando svariate occhiate intorno a sé, sperando di convincerlo "Eh... ho sentito che nel deserto crescono piante commestibili e al loro interno c'è anche acqua. Sicuramente ce ne saranno anche qui, vedrai..."

***

Il pensiero fisso nella mente di Theodore era rivolto su San Diego, ma sperimentò sulla propria pelle quanto il deserto può rivelarsi un bastardo colmo di sorprese, soprattutto se esso comincia a giocare con la mente, mostrando riflessi, persino idilliaci, di pensieri e desideri umani.

"Se non trovo subito qualcosa da mangiare non so come potrò cavarmela..." continuava a lamentarsi Sancho, arrivato al limite della sopportazione fisica: erano ormai erano dispersi da ore incalcolabili "Dove sono quelle piantine?"

Il secondo mal capitato se ne stava sdraiato a terra, con la testa appoggiata su di una roccia ed il libricino di Whistler a coprirgli gli occhi dai raggi infuocati del sole: unico oggetto per poter avere anche il più piccolo briciolo di ombra sulle palpebre stanche e secche.

In determinate occasioni, rispondere a domande insistenti era un tortura peggiore della morte stessa.

"Forse... forse siamo nostro malgrado capitati in una zona troppo arida" tentò di liquidarlo con la prima risposta ad illuminargli il cervello. 

How You Live Me "Prison Break"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora