Not a best day

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Il gruppo rientrò nel quartier generale, ognuno con i rispettivi pensieri e arie di chi aveva un bel po' di gatte da pelare.

"T-Bag è in città?" si fece avanti Bellick, venendo completamente ignorato da Lincoln che gli passò davanti come una statua di marmo, senza degnarlo di una minima attenzione.

Al suo posto rispose Sucre che raccontò cos'era successo, riferitogli dai fratelli perché rimasto indietro con Mahone.

"Il punto ora è capire cosa vuole fare... ha mandato a monte il nostro piano" dichiarò Michael, appoggiando le mani suoi fianchi, chiedendo poi di Sara, non vedendola.

L'ex guardia lo informò che poteva trovarla nella barca dopo aver ricevuto una brutta notizia, da quello che lei aveva accennato.

Kelly, invece, si era isolata in un angolo, cercando di riprendersi il più possibile; prese a camminare su e giù, passandosi entrambe le mani tra i capelli castani, guardandosi intorno come se ciò che la circondava avesse il potere di calmarla.

Tirò fuori il libricino che aveva sottratto a Theodore, in un attimo di impulsività lo strinse fino a fargli prendere una leggera piega.

Se le parole non funzionavano, allora doveva passare ad una specie di ricatto per farsi ascoltare, perché lei non aveva colpa e voleva a tutti i costi dimostrarglielo, non essendo intenzionata a perderlo di nuovo; il suo gesto sarebbe potuto risultare sbagliato se avesse effettivamente avuto torto, ma dato che non era così non aveva alcun rimorso di coscienza.

Il problema era proprio T-Bag: lui non voleva ascoltarla; dunque, se era necessaria quella mossa, sarebbe andata fino infondo per fargli capire la verità.

Con lui non si poteva agire in altro modo.

Fondamentalmente avere di per sé una relazione con un detenuto, soprattutto con una persona come Theodore, non era affatto normale, doveva aspettarselo che accadessero cose del genere, ma l'amore per lui era troppo forte da renderla, al contrario, più determinata e inconsapevole delle proprie azioni.

Ingoiò difficoltosamente, spostando gli occhi al soffitto e portandosi le mani sui fianchi.

Il suo pessimo umore era ben visibile dagli occhi rossi e gonfi che aveva a causa del pianto represso: era troppo orgogliosa per crollare davanti a tutti.

La voce di Bellick la colse impreparata, costringendola a riporre subito il libro in tasca.

"Va tutto bene, Kelly?" le chiese l'uomo, con tono gentile.

La ragazza lo squadrò di sana pianta: la sua espressione non necessitava di risposte, una qualunque di esse sarebbe risultata banale.

***

T-Bag sentiva risuonare i propri passi sul pavimento come fossero massi enormi gettati a terra uno dopo l'altro.

Il suo malumore peggiorava di secondo in secondo, soprattutto per i recentissimi avvenimenti che lo avevano coinvolto: la sua mente rivisse l'ultima espressione che aveva visto sul volto di Kelly e si morse la lingua per la frustrazione.

Si chiese quanto avrebbe retto con quella messinscena di cui lui stesso ne era il solo artefice.

Era appena iniziata e già si chiese se fosse tutta una pazzia.

Dopo aver inevitabilmente raggiunto il piano giusto ed essersi sistemato la cravatta, si fermò per alcuni secondi vicino ad un ascensore e prese boccate d'aria per prepararsi psicologicamente al suo futuro ruolo.

Si passò nervosamente e ripetute volte un panno bianco sul viso e la mano tra i capelli, tirando indietro i ciuffi ancora ribelli a causa della strapazzata di poco tempo prima.

How You Live Me "Prison Break"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora