Kelly era rimasta immobile sul lettino senza rendersi conto di quanto tempo fosse trascorso.
I polsi erano ancora bloccati e tutti i muscoli indolenziti; tutto intorno era taciturno, talmente silenzioso che si potevano udire i rumori più leggeri se solo questi fossero stati presenti.
Il dolore acutissimo al ventre, molto simile ai dolori di un travaglio, era completamente scomparso, lasciando posto ad un sollievo momentaneo.
Nella testa della ragazza si stavano man mano ricostruendo, nel minimo dettaglio, quegli incubi peggiori rimasti addormentati per molto tempo e risvegliando ora quel tremendo trauma subìto diversi anni prima, proprio come se qualcuno avesse fatto ripartire il tempo, riportandola alle stesse emozioni a cui si era fermata, persino gli stessi pensieri.
Delusione, odio e dolore.
Il suo corpo e la sua mente non ebbero un'immediata reazione violenta, come se stesse in una specie di standby; non le scivolò neppure una singola lacrima sul viso, piuttosto il sangue nelle vene ribolliva come acqua scaldata dal fuoco.
Una delle collaboratrici del reparto della sperimentazione medica che aveva assistito all'intera scena, la più giovane ed inesperta sul campo, contorse le labbra in una smorfia di pena e compassione per la giovane ancora riversa come uno straccio sulla brandina.
Non ebbe il coraggio di continuarla a guardare, non dopo averla vista vittima di tali crudeltà; d'altronde, a sua insaputa, ricordare un passato di quelli che vorresti solo vedere cancellato per sempre.
Non era mai stata d'accordo su metodi del genere, anche se fossero i pochi adatti in tali situazioni; non era mai stata d'accordo sul far parte di un'organizzazione come la Compagnia: innocua fuori, ma dentro avida succhiatrice di sangue.
Esattamente come un parassita che si aggrappa ad un organismo vivente senza lasciare scampo; lei lo sapeva benissimo, avendolo provato sulla propria pelle dopo che visse quasi la stessa esperienza: conosceva le emozioni che si provano dopo una scoperta del genere, un pezzo sconosciuto della vita che piomba all'improvviso come una freccia che colpisce in pieno il bersaglio.
Il suo passato non si presentava come quello di Kelly, ma aveva la sua parte negativa se considerato da un'altra prospettiva.
Proprio per questo, quando ebbe l'occasione favorevole l'aiutò a scappare da quell'inferno.
"Perché lo fai?" domandò ad un certo punto l'altra, diffidente, a poca distanza da un'uscita di sicurezza: non sapeva più di chi fidarsi realmente, figuriamoci se avrebbe dimostrato fiducia verso un agente della Compagnia.
Eppure si chiese come mai quella ragazza, dall'aria apparentemente diversa, volesse aiutarla.
Quella non le dette ulteriori spiegazioni se non di fuggire prima di essere trovata e condannata ad essere un mastino, perché era quello ciò che la Compagnia richiedeva come prezzo: liberarti di un peso per tenerti stretto senza intralci.
L'agente dai capelli ricci e biondi sembrò implorarla con le lacrime agli occhi, cosa che la gettò maggiormente in confusione; alla fine Kelly decise di fare come le aveva detto.
Anche se il suo era una fuga verso l'ignoto.
Non seppe cosa successe in seguito a quella ragazza: poteva anche essere morta come conseguenza per averla aiutata.
Non aveva neanche avuto il tempo di dirgli 'grazie'.
***
Kelly vagò per le strade di Miami come una che una che ha perso l'orientamento: posando un piede dopo l'altro in maniera meccanica, gli occhi erano persi sulla strada e le braccia a penzoloni lungo i fianchi.
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How You Live Me "Prison Break"
Fiksyen PeminatSEQUEL di: 'How You Met Me' 'We are captives of our own identity' Kelly è riuscita a fuggire da Sona, nel Panama, grazie al piano di Michael Scofield. T-Bag è stato lasciato in carcere insieme a Bellick ed al detenuto, fino a poco tempo prima più...
