Words like swords

164 6 39
                                        

Dopo essersi bagnata il viso con dell'acqua fredda per smorzare la tensione e darsi un po' di sollievo, Kelly emise un lungo sospiro, riprese la borsa a tracolla ed uscì dal bagno del bar in cui era entrata.

Non aveva fatto più di tanto caso al nuovo arrivato, fino a quando questo, rivolto a Greta, non pronunciò il nome di Sara Tancredi.

Ricevuta l'ennesima risposta negativa, lo sconosciuto, rivelandosi essere un uomo di colore e di grossa prestanza fisica, si voltò, incrociando casualmente lo sguardo della ragazza, nascondendo, però, gli occhi dietro a delle lenti nere.

Una scia di brividi scivolò lungo la spina dorsale della giovane, rimasta impalata sul posto fino a quando non lo vide scomparire dal locale, senza aggiungere nulla.

Esattamente come un fantasma.

Kelly tornò a respirare; scambiò un'occhiata veloce con Greta prima uscire a sua volta, incamminandosi a passo svelto.

Non si aspettava di incontrare proprio l'ex dottoressa, e prima che potessero vederle, la compagna di squadra la colse alla sprovvista e la fece girare di spalle, intimandole di non voltarsi e di continuare a camminare.

"Cosa succede?" chiese spiegazioni la Tancredi, inizialmente non capendo, ma la cui risposta che le arrivò non le piacque per nulla.

"Ti stanno cercando Sara... non so chi sia, so solo che cercava te. Ha fatto il tuo nome..."

"Di chi stai parlando?"

Kelly non rispose direttamente alla domanda che le era stata appena rivolta, continuando a guardarsi intorno con aria circospetta "Potrebbe essere ancora nei paraggi. Dobbiamo tornare subito al quartier generale" finì a malapena di pronunciare la frase, che con la coda dell'occhio intravide la stessa persona di cui aveva appena fatto parola; stavolta l'agitazione prese possesso del suo corpo "E' sicuramente un agente della Compagnia. Dobbiamo scappare! Ora!"

Sara non ebbe il tempo di chiedere ulteriori spiegazioni, che venne letteralmente trascinata via nella confusione.

Guardandosi indietro si accorsero che effettivamente l'uomo le stava inseguendo, armato di pistola.

Le due donne presero a correre il più in fretta che potevano, entrambe con la paura di sentire presto un proiettile conficcarsi nella schiena o in qualsiasi altra parte del corpo; si gettarono nel traffico, rischiando di essere investite, ma riuscendo ugualmente a seminare il loro aguzzino.

Ripresero fiato, fermandosi in mezzo a dei cespugli, vicino ad un campo da baseball.

Lì la figlia del governatore ritrovò la parola, benché fosse affaticata per la corsa "Ci stanno addosso, dobbiamo tornare subito dagli altri" dovette appoggiare le mani sulle ginocchia per non accasciarsi.

"Da quello che ho capito non si fermeranno finché non ci vedranno morti"

***

Tornate alla base, Michael fu il primo ad andare loro incontro, vedendole con i volti pallidi e sudati per la corsa "Sara, Kelly, cos'è successo?" si affrettò a domandare loro, preoccupato, riducendo le iridi azzurrine a due fessure.

"Qualcuno sta cercando Sara. Ero in un bar e lui ha chiesto di lei. Per fortuna ci siamo incontrate a metà strada, ma ci ha seguite" spiegò animatamente la seconda, emettendo uno sbuffo a suo seguito.

"Lui chi? Vi ha seguite fin qui?"

"No, per fortuna lo abbiamo seminato. Ne siamo sicure" precisò la compagna, riportando un certo sollievo.

"Descrivetelo" aggiunse Lincoln, sopraggiunto da poco, attirato dalla conversazione.

Kelly e Sara si guardarono per un breve istante, poi la prima riprese parola, aiutandosi con i gesti delle mani "Era alto, robusto, di colore e con la barba... portava un paio di occhiali scuri..."

How You Live Me "Prison Break"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora