Erik, come ogni giorno, si assicurò che Chloe stesse facendo la brava e tornò da Joseph, notando il ragazzo intento a stapparsi la prima birra della giornata.
«Oggi vedi di non ubriacarti!» lo avvertì, lanciandogli un'occhiataccia.
«Non rompermi i coglioni anche tu, ora! Porca puttana, non sei mia madre» ribatté, portandosi la bottiglia alla bocca.
«Ascoltami bene, testa di cazzo» gli andò vicino, levandogliela di mano «ci servi sobrio! Non potrò restare a fare da balia a te, oltre che a quella fottuta mocciosa» la sbattè sul tavolo, facendo traboccare la schiuma.
«Fottiti amico!» lo spintonò, riprendendo in mano la bottiglia «mi sono rotto di vedere le vostre facce tutto il tempo. E mi sono rotto di stare qui a vegliare su quella troia! Voglio i soldi e voglio mandarvi tutti a fanculo» si alzò, dirigendosi alla porta d'entrata. Uscì all'esterno e calciò con rabbia una panca in legno, sedendosi su un tronco, per fumarsi una sigaretta.
Nel frattempo Caleb si diresse con rabbia al casolare, ignorò totalmente Joseph ed entrò.
«Mi sono rotto i coglioni» gettò sul tavolo un quotidiano «quel bastardo è in prima pagina! Dice che non cederà ai nostri ricatti, dice che riuscirà a beccarci e ci farà marcire in galera» si mosse nervosamente per la stanza «si vanta di avere lui il controllo della situazione».
Erik prese tra le mani il giornale e lesse l'articolo, scaraventandolo poco dopo contro un muro. «Che grandissimo bastardo!» urlò per la rabbia, passandosi una mano sulla fronte «questo non ci darà nulla, nemmeno se gli riportiamo la figlia a pezzi. Questa faccenda si sta rivelando un fottuto buco nell' acqua».
«Non mi arrendo! Non me ne frega un cazzo» aprì lo zaino ed estrasse un telone bianco, una videocamera e un cavalletto «oggi gireremo un cortometraggio! E avrà come protagonista la nostra micetta».
Fissò il tutto sorpreso e scoppiò a ridere. «Cosa sei, una specie di regista a luci rosse nel tempo libero?! Dove ti sei procurato questi attrezzi?».
«Sì, filmo tua madre nel tempo libero» gli lanciò addosso il passamontagna «questa la acquistai col mio primo stipendio. Non ricordo nemmeno perché volessi una videocamera» fece spallucce e coprì il volto «però oggi gireremo il nostro primo film. Lo chiameremo 'Una micetta per amica'».
«Sei un grande, amico» Erik rise di gusto, infilandosi anche lui il passamontagna «non ci resta che dare il buongiorno alla bella gattina».
«Ci penso io» lo precedette e spalancò la porta «forza, gattina, è il momento di interpretare il ruolo da protagonista» poggiò gli attrezzi a terra.
Chloe guardò il tutto sconvolta e si alzò dal letto, posizionandosi in un angolo della stanza. «Non toccatemi! Cosa volete farmi?» urlò, in preda al panico.
«Zitta mocciosa, adesso fai quello che diciamo noi o sarà peggio per te!» Erik le andò vicino e la strattonò, facendola cadere per terra «mi sono rotto il cazzo dei tuoi capricci».
La ragazza guardò i due con paura, e si soffermò su quello che montava il cavalletto, riconoscendo Caleb nel fisico e nella voce. «Perché mi fai questo, cosa ti ho fatto di male?» gli chiese, confusa.
Sistemò la videocamera e afferrò il coltellino. Si inginocchiò di fronte a Chloe e posò la lama sul suo collo.
«Oggi prepareremo un bel filmino per il tuo paparino che mi ha veramente rotto il cazzo» le parlò con una calma apparente «tu dovrai fare la brava, seguendo i miei ordini. Altrimenti ti farò molto male».
Smise di respirare, fissandolo con occhi sgranati e pieni di paura. In quel preciso istante, capì di non aver portato quell'uomo dalla sua parte nei giorni prima. Continuò a guardarlo, provando immenso ribrezzo verso quell'essere avaro e senza un cuore. Si limitò ad annuire, intuendo di essere stata presa in giro. Capì che lui non le aveva mai fatto davvero delle promesse. Ogni sua parola si rivelò essere solo un modo per evitare che lei si ribellasse.
«Cosa devo fare?» proferì gelida, cambiando espressione in viso.
«Bravissima» sogghignò «così mi piaci» abbassò l'arma «la vedi quella?» indicò col pollice la videocamera, mentre Erik montava il telone alle spalle della ragazza «adesso filmeremo un messaggio per il tuo caro e adorato papà, dove lo implori di pagare e magari lo fai piangendo».
Lo ascoltò, pervasa da una sensazione di rabbia e odio. «Mi fidavo di te...» sussurrò, sentendo gli occhi riempirsi di lacrime.
«È tutto pronto, quando vuoi, possiamo dare il via allo spettacolo» lo informò Erik, sogghignando.
Joseph arrivò da loro e li fissò confuso, poggiandosi allo stipite della porta. «Wow che bella novità questa mattina» disse, pronto a godersi quel momento.
«Brava bambina»Caleb le diede una pacca sulla guancia e si allontanò «non è uno spettacolo aperto al pubblico» fissò truce Joseph e, dopo aver indossato i guanti, infilò la cassetta nella videocamera «micetta, sei pronta?» non le diede il tempo di rispondere e avviò la registrazione, invitandola con un cenno della mano a parlare.
Chloe, lo fissò per alcuni secondi e rivolse lo sguardo verso il pavimento, chiudendo gli occhi per un istante. Quando li riaprì, alzò lo sguardo verso la telecamera. Le lacrime caddero ormai incessanti e, con un nodo in gola, iniziò a parlare.
«P-Papà, non sto bene... Ti prego aiutami! Loro, non aspetteranno ancora molto» singhiozzò, abbassando nuovamente lo sguardo «h-ho paura.... Tanta paura! Sono ormai quattro giorni che sono rinchiusa qui e non ce la faccio più. Se non darai quello che chiedono, dubito di uscirne viva» si portò le mani sul viso, travolta dalla disperazione «m-mamma, se vedrai questo filmato, ti prego di fare qualcosa, qualsiasi cosa. Sono sempre più stanca, spaventata, debole. Non ricevere vostre notizie mi fa stare male... Sto perdendo ogni speranza di tornare a casa...Non abbandonatemi, aiutatemi per l'amor del cielo» deglutì più volte, cercando di bloccare i singhiozzi «fate come dicono vi prego... Se non accetterete, mi riavrete a pezzi. Non hanno intenzione di attendere un vostro cedimento. Sono persone cattive e senza alcuno scrupolo...Non fatemi pagare per errori che non ho commesso. I-io non voglio morire, mamma!» terminò, scoppiando in un pianto disperato e incontrollabile.
Caleb fissò la scena serrando la mascella, bloccò il video e infilò la cassetta in un contenitore.
«Sei un'attrice perfetta. Meriti l'Oscar» uscì dalla stanza e mise la registrazione in un cassetto.
Chloe provò a calmarsi e si alzò, gettandosi sul materasso. Affondò il viso nel cuscino e ignorò i tre, sentendosi il cuore spezzato.
«Cazzo, mi sono commosso!» bofonchiò Joseph, ridendo di lei.
Erik, tolse il telo e guardò per un attimo la ragazza, colpito da uno strano senso di dispiacere nei suoi confronti. Scacciò immediatamente via quella sensazione e uscì, chiudendosi la porta alle spalle.
«Adesso vediamo se il caro papino avrà ancora il coraggio di prendersi gioco di noi» esclamò, passando il telo a Caleb.
«Non glielo consegnerò subito» lo afferrò, infilandolo nuovamente nello zaino insieme alla videocamera «tra qualche giorno lo contatterò nuovamente. Se continua a non cedere, riceverà questo bel regalo».
Erik annuì, mentre Joseph fissava Caleb.
«Quindi questa è stata tutta una tua idea?!» domandò, provando un senso di invidia «noi non contiamo nulla allora. Fai sempre ciò che vuoi, decidi tutto tu, organizzi tutto tu... E noi? Noi cosa siamo esattamente? Che cazzo di ruolo stiamo interpretando, rispettabilissimo Caleb Jones? Cosa siamo, una specie di marionette nelle tue fottute mani?» si irrigidì, contraendo la mascella.
«Cosa intendi, scusa?» gli andò vicino, fissandolo dritto negli occhi «Erik ha sempre fatto delle mosse decisamente migliori. Mi fido di lui, come lui si fida di me. Ma a quanto pare in questo gruppo c'è una pecora nera» strinse la mano in un pugno «che preferisce ubriacarsi dalle prime ore del mattino, che preferisce mettere in discussione ogni mia fottuta mossa senza un valido motivo...che preferisce scoparsi Clarissa per» corrugò la fronte «per quale motivo te la sei scopata? Dispetto?».
«Basta, smettetela! Sembrate due bambini che si contendono una merendina. Siamo tutti molto stanchi e stufi di questa storia, evitiamo litigi tra noi» disse Erik, provando ancora una volta a calmare gli animi.
Joseph scoppiò a ridere, scuotendo la testa. «Che cosa ti turba esattamente?! Che mi sia scopato la tua troia, o che la tua troia abbia goduto decisamente di più con me che con te?» replicò, spavaldo «oh Caleb caro, dovevi sentirla mentre mi supplicava di fotterla ancora e ancora e ancora» gli fece l'occhiolino.
Erik lo spinse contro il muro e gli urlò di smetterla. «Sei davvero una grandissima testa di cazzo» lo fissò truce, tenendolo lontano da Caleb.
«Ti spaccherei volentieri quella faccia di merda che ti ritrovi. Ma ho cose più importanti a cui badare»Caleb digrignò i denti «bada bene a come ti comporti. Oppure ti sbatto fuori senza il becco di un quattrino».
«Provaci e andrò dritto dagli sbirri, coglione!» lo provocò ancora.
«Va a comprarle del cibo, Cal!» disse Erik, invitandolo ad allontanarsi«abbiamo decisamente bisogno di calmarci tutti e tre. Stiamo degenerando».
«Ecco bravo, vai a comprare del cibo alla tua micina. Ormai passi molto tempo con lei... Non lo hai notato anche tu, Erik?» chiese, mantenendo un ghigno sul viso.
«Non ho notato proprio un bel niente!» rispose lui, sospirando.
«Se tu vai dagli sbirri, ricordati che dietro le sbarre ci finirai anche tu» disse Caleb ignorando Erik «e lì dentro c'è tanta gente che desidera fottere uno come te».
«Fottiti stronzo!» ringhiò, provando ad avvicinarsi a lui ma Erik lo bloccò nuovamente al muro.
«Caleb va a comprare quel cazzo di cibo e finiamola qui!» urlò Erik esasperato, passandogli con la mano libera il giubbotto «sparisci per un po'».
«Arrangiatevi con pane e acqua!» lo indossò e andò via.
Erik sbuffò e lasciò Joseph in cucina, uscendo fuori per prendere aria. Si passò le mani nei capelli e scosse la testa, cercando di non cedere ad un crollo emotivo.
Restò lì ancora per un po' e quando rientrò, accese la tv, ignorando Joseph.
Caleb tornò a casa e cercò di non pensare a tutto quello che stava accadendo nelle ultime ore. Una nuova sensazione lo stava rendendo estremamente nervoso. Ogni qualvolta chiudeva gli occhi, il viso di Chloe bagnato di lacrime lo faceva star male.
«In che cazzo di guaio mi sono cacciato?» sussurrò nella sua vuota camera da letto.
Nel frattempo Chloe si risvegliò agitata, guardandosi intorno smarrita. Si alzò con il busto, mettendosi seduta. Una smorfia di dolore apparve sul suo volto, quando sentì la testa pulsare forte. Si portò le mani alle tempie e ripensò a quell'uomo dagli occhi verdi, provando immensa delusione. Lui, più di ogni altra cosa, era riuscito a ferirla nel profondo. Ogni sua speranza di tornare libera sembrò essere svanita quando, entrando da quella porta, lui l'aveva trattata come fosse un animale.

STAI LEGGENDO
35 DAYS OF YOU
ChickLitSacramento. California. Samuel Morgan, un ricco uomo spietato, decide improvvisamente di chiudere la sua azienda metalmeccanica vendendola per una cospicua somma e licenziando senza spiegazioni gli ottanta operai. Tre di loro, Caleb Erik e Joseph, o...