I due uomini che avevano seguito Erik per tutto il giorno precedente, alle 5.00 del mattino decisero di tornare a casa, assonnati ed annoiati. Lui, assicuratosi di non averli più addosso, verso le 8.00 decise di raggiungere Caleb al casolare, portandogli la solita colazione.
«Sveglia ragazzone! Il tuo amore è tornato» urlò lui, entrando in cucina.
Caleb, che quella notte dormì sul divano, aprì riluttante gli occhi. «Non urlare, maledetto!» bofonchiò.
Sogghignò. «Sembri... Sfinito» proferì, poggiando il caffè sul tavolo «che avete fatto di bello? Vi siete accoppiati tutto il tempo, per ammazzare la noia?!».
«No, siamo andati in spiaggia e abbiamo fatto l'amore davanti a tutti» si alzò, trascinandosi a tavola «spero per te che il caffè sia bello forte» sbadigliò.
«Wow, vi piace dare spettacolo eh!» continuò a prenderlo in giro «espresso come piace a te» lo informò «sai, dovresti assumere delle vitamine dopo ogni prestazione. Rischi di non stare al passo, Caleb Jones!».
«Cosa vorresti dire?» gli lanciò un'occhiataccia, afferrando il suo caffè «visto che fai tanto lo spiritoso, occupati anche della sua sveglia!».
«Con molto piacere!» gli diede una pacca sulla spalla «mi sei mancato anche tu» gli stampò un sonoro bacio sulla guancia, andando da Chloe. Entrò silenziosamente e, non appena varcò la soglia, spalancò gli occhi, richiudendo la porta immediatamente. Si diresse in cucina a passo spedito e lanciò un'occhiataccia a Caleb, mettendosi di fronte a lui «cosa cazzo è successo lì dentro?!» esclamò sbalordito «ha tentato la fuga con la sola forza del pensiero, o qualcuno di mia conoscenza si è divertito a staccare travi?».
«Sono cadute da sole!» rispose con nonchalance «siamo entrambi innocenti».
«Tu sei tutto scemo!» lo fissò truce «E i fiori?! Sono spuntati da sotto al pavimento, per caso?!» scosse la testa, andando avanti e indietro per la stanza «l'amore ti ha totalmente rimbecillito! Tra poco cosa devo aspettarmi? Voi due al chiaro di luna, con le onde che bagnano i vostri piedini?».
«È un desiderio di entrambi» bevve un sorso di caffè «sono bravo, vero?» fece un ampio sorriso.
Sbuffò rumorosamente. «Ci rinuncio! Con te è proprio inutile, ormai! Hai perso la testa per una ragazzina. Con tante donne in giro, lui perde il lume della ragione con una ventiduenne» si passò una mano sulla fronte, non riuscendo ad arrabbiarsi «mi risulta difficile ma... Sì, sei bravo ad amarla».
«Grazie!» accese la tv «non stavi portando la colazione a qualcuno?».
«Ha ragione lei! Sei decisamente irritante» sbuffò, andando da Chloe.
La svegliò piano e lei spalancò la bocca, abbracciandolo con gioia. «Oh, Erik! Sei finalmente riuscito a tornare».
«Già... Vedo che in mia assenza avete fatto progressi!» fece una smorfia.
«Non arrabbiarti con lui, Erik! È stato dolcissimo... Ha cercato di regalarmi un pezzo di cielo» sorrise, sognante.
«Mi farete diventare matto!» scosse la testa, rassegnato, accarezzando il suo viso «sono felice per te, Chloe! Tu lo stai cambiando».
«Io gli darò un futuro migliore, Erik! Si sta finalmente lasciando amare» disse, poggiando la testa sulla sua spalla e restando lì a conversare un po'.
Circa venti minuti dopo, lui tornò da Caleb, lasciando tranquilla Chloe. «Sai cosa si è messo a fare il grande genio di Joseph Brown? Riscuote debiti di gioco. Ecco il motivo del coltellino sempre presente ultimamente!» si accomodò sul divano, accendendosi una sigaretta.
«Cosa hai detto?» lo fissò interdetto «che grandissimo pezzo di merda! Non fa altro che combinare casini...ecco perché sta diventando bravo a pretendere soldi anche da noi. Senza muovere un dito per di più» disse schifato.
«Già... Lo fa per conto dei suoi nuovi amici del cazzo!» sospirò, passandosi una mano sulla fronte «è un animale! Ha persino minacciato una prostituta. Una di quelle che si incontrano nei vicoli della città» sospirò, tornando ad osservarlo attentamente «e così... Le hai regalato un pezzo di cielo, eh?!».
«Ne aveva bisogno!» accennò un sorriso «ha bisogno di libertà. Una libertà che le sto negando».
«Non puoi fare nient'altro, Cal! Non dipende da te» sospirò ancora «e quel fottuto bastardo non collabora di certo!».
«Voglio uscirne!» ammise «non voglio più continuare con questa faccenda».
Erik lo guardò stupito. «Cal, non possiamo tirarci indietro proprio ora! Sai come stanno le cose e non è facile gettare tutto. So quello che provi per lei e so quanto ti stia costando continuare. Ma non ci siamo solo noi! Quel bastardo di Joseph non ci permetterà di liberarla».
«Lo so, porca miseria! Lo so» si passò una mano tra i capelli «ma io non ne posso più! Non riesco a vederla rinchiusa lì dentro. Non voglio più quei dannati soldi».
«Perché, secondo te io li voglio, Cal?! Pensi davvero che mi importi ancora di ricevere quella fottuta somma? Io ti guardo e vedo in te la voglia di viverla alla luce del sole. Vedo nei tuoi occhi l'angoscia di non poterle regalare ciò che desideri. Ma so anche che se provassimo a liberarla, quel grandissimo pezzo di merda si vendicherebbe» disse, scuotendo la testa esasperato.
«Mi prenderò ogni responsabilità! Mi costituisco e faccio il nome di Joseph».
«Vaffanculo, Cal! Non ti permetterò di fare un tale gesto! Se solo ci provi, sappi che io verrò con te» sbraitò «non azzardarti a fare una stronzata del genere».
«Perché no?» urlò di conseguenza «se lo faccio, sarà da solo! Tu devi proteggere Chloe in mia assenza».
«Perché io non ti lascio, grandissima testa di cazzo!» urlò, scaraventando per terra un bicchiere «in questa storia ci siamo finiti in tre! Chloe non ha bisogno di me ma di te! E se solo ti azzardi a farlo, sappi che sarà sola! Perché io ti seguo, Caleb Jones!».
Gli voltò le spalle. «Perché non ti limiti a darmi ascolto?».
«Perché non stai ragionando!» rispose, provando a calmarsi «non stai ragionando, Cal! Questa storia ha preso una piega inaspettata. Non ti aspettavi di innamorarti di lei e su questo siamo d'accordo. Ma non puoi chiedermi di farti commettere una tale stronzata. Non puoi!» susseguì, battendo una mano sul tavolo e uscendo all'esterno per tranquillizzarsi.
Caleb scosse la testa, accendendosi una sigaretta. Voleva porre fine a una situazione ormai diventata assurda. Voleva proteggere chi amava ed era disposto a sacrificarsi per loro.
Chloe sentì quella urla, corrugando la fronte senza capire cosa stesse accadendo. Si avvicinò alla porta e provò ad origliare, non sentendo più nulla. Sospirò preoccupata e si recò alla finestra, guardando alcune nuvole scure riempire lentamente il cielo. «Verrà a piovere» disse tra sé, pervasa da una sottile malinconia.
Erik restò a fumare la sua sigaretta, tornando dentro solo quando alcune gocce iniziarono a cadere lente. Si accomodò sul divano e accese la tv, sospirando. «Troveremo una soluzione. Una soluzione giusta, senza commettere stronzate» disse, rivolgendo lo sguardo allo schermo.
«Vedremo!» un lampo illuminò la stanza, seguito da un tuono «vado da lei. Potrebbe aver paura» aprì la porta, trovandola stretta al suo orso.
Si voltò verso di lui, provando a staccarsi dal suo orso. «Non ho paura, ok? H-ho solo... Bisogno di affetto» fece spallucce.
«Ok...» sorrise «quindi posso lasciarti sola senza problemi».
Sospirò. «S-sì... Io amo la pioggia!» disse, mentendo. Non appena esplose un secondo tuono, sobbalzò stringendosi per istinto al peluche «ho paura, Cal!» ammise, allungando la mano verso di lui.
La raggiunse e si sedette vicino a lei, stringendola forte a sé. «Coraggiosa dicevi?».
«Amo la pioggia, ma non il temporale» affondò il viso nel suo collo «magari, se proprio dobbiamo mollare l'ombrello in un giorno di pioggia, facciamolo quando non diluvia, ok?».
«Ma come! E io che già pensavo di correre sotto un temporale estivo» le accarezzò il viso.
Ridacchiò, guardando i suoi occhi. «Che succede, signor sequestratore?» chiese, dimenticando per un attimo la sua paura.
«Niente!» corrugò la fronte.
«Cal..» lo fissò severa «pensi davvero di potermi mentire?» alzò un sopracciglio «i tuoi occhi dicono altro... E anche le urla di prima».
«Una piccola discussione! Nulla di importante» sorrise «sta tranquilla, non pensarci».
«Se discuti con Erik, non è nulla di buono!» sospirò «si tratta di me?» chiese, scostandogli una ciocca di capelli.
Sospirò. «Non avevi paura del temporale?».
«Ci sei tu a distrarmi. Quindi, se non vuoi che io abbia nuovamente paura, ti conviene parlare!» fece spallucce.
Alzò gli occhi al cielo. «Voglio rinunciare a tutto e costituirmi alla polizia, portandomi dietro Jo».
Spalancò la bocca, sconvolta. «C-cosa?» chiese, con un filo di voce «no, Cal! Non puoi farlo sul serio!» susseguì, sentendosi persa «n-non puoi davvero porre fine a tutto questo, in questo modo!».
«Chloe io voglio liberarti da questa cosa» le prese il viso «non sopporto più l'idea di tenerti rinchiusa qui».
Posò le mani sulle sue. «Cal, non è così che mi libererai! Quel verme vincerà, se lo farai! Avrà ottenuto ciò che ha sempre voluto...ovvero, riavermi senza muovere un solo dito!» provò a spiegargli «la pensavo esattamente in questo modo giorni fa! Ero io a chiederti di liberarmi...Ma, ad oggi, non merita tutto questo! Se solo proverai a farlo, io non tornerò a casa, Cal! Non gli permetterò di vincere su di noi».
«Chloe, voglio darti la libertà! Io impazzisco nel saperti qui» la fissò con disperazione.
«Amore mio!» lo fissò con dolcezza, tirandolo verso di sé per stringerlo forte «avrò la mia libertà, Cal!» disse, accarezzando la sua nuca «ma ti prego, non voglio questa sofferenza nei tuoi occhi! So quanto tutto questo ti faccia star male ma...Io non posso permetterti di cadere nell'abisso senza seguirti».
«Perché volete seguirmi?» si disperò «perché non mi lasciate risolvere questo gran casino?».
«Perché ti amo, Cal! E so, che se solo tu provassi a fermarmi, io ti seguirei lo stesso! Sarei disposta persino a dire che ho architettato tutto per un dispetto a mio padre» lo fissò «e a me crederebbero, Cal! Al capriccio di una snob, viziata, la polizia crederebbe eccome».
Sospirò rassegnato. «Cosa devo fare con voi due?».
Fece spallucce. «Con me tutto ciò che desideri! Con Erik, qualcosa che non riguardi i tuoi desideri perversi» ridacchiò.
«Peccato! Mi sarebbe piaciuta una cosa a tre».
Fece una smorfia di disgusto. «Ma che razza di maniaco sei?!»scoppiò a ridere, stringendosi a lui «una cosa a tre, no! Ma, se proprio vuoi, potrei chiedere a Erik di darmi un parere sui miei slip, mentre tu ci osservi» trattenne una risata, affondando il viso nel suo collo.
«Provaci e gli taglio le palle!».
Tornò a guardarlo, ridendo di gusto. «E a me? Non faresti nulla a me?» passò le dita sul suo addome «eppure ti piaceva così tanto afferrare il mio collo una volta!».
«Non provocarmi!» la fissò truce «pensa piuttosto che facevi tanto la timorosa, ma non ti sei accorta che il temporale è passato».
Si fermò, ascoltando fuori. «Wow, sei la mia distrazione perfetta!» fece un ampio sorriso «o, forse, avrò finto per farti confessare» lo punzecchiò.
«È previsto un temporale anche questa notte. Vedremo un po' se hai mentito, o meno» le fece l'occhiolino.
Smise di sorridere. «T-tu resti qui, vero?» deglutì a vuoto «sai che ho bisogno della tua manina per addormentarmi».
«No, mi spiace! Anche questa notte sarà meglio dormire sul divano».
«Sei davvero un uomo orribile!» sbuffò, incrociando le braccia «ho paura, Cal! Tra i miei tanti difetti, c'è anche la paura del temporale ok? Era questo quello che volevi sentirti dire?».
«Sì, perché devo sapere quando intervenire per placare i tuoi timori».
Lo fissò stupita. «Oh, amore mio!» si avvicinò a lui, dandogli un bacio sulle labbra «mi sento al sicuro qui» si strinse a lui, aggrappandosi alle sue spalle larghe e forti «se ci sei, io non ho più alcuna paura» sussurrò, poggiando la guancia sul suo petto «tu mi hai sempre protetta da tutto...».
«Non da me stesso...» si lasciò sfuggire.
Si scostò immediatamente, fissandolo severa. «Cosa vorresti insinuare, Cal? Che sei un mostro che mi ha rovinato la vita, privandomi di ogni tipo di libertà? È questo quello che pensi, davvero?» sbottò, infastidita.
Non rispose, serrando la mascella.
Sgranò gli occhi. «Il tuo silenzio mi logora ogni volta, Cal! Come puoi davvero essere così stupido ed egoista» sbraitò, spingendolo via con rabbia «mi credi così imbecille, da innamorarmi di un uomo tanto orribile? Come puoi farti del male così? Come puoi minimamente pensare che tu mi abbia causato solo dolore? Io ho iniziato a vivere quando sei arrivato, razza di stupido! Al diavolo la libertà, Cal! Se tutto questo non fosse successo, io non avrei mai incontrato te e non avrei mai conosciuto la vera faccia di mio padre! Se tu non mi avessi rapita, non saremmo mai diventati ciò che siamo...ed io non avrei mai avuto il coraggio di essere me stessa! Sei ingiusto...» urlò esasperata «con te stesso e con chi ti ama!».
Scosse la testa e uscì esausto da quella stanza. Passò davanti ad Erik e afferrò la sua giacca.
«Vado in città».
Erik corrugò la fronte, limitandosi ad annuire. Non appena il suo amico andò via, si diresse da Chloe, trovandola in lacrime.
«È solo un'egoista! Un maledetto egoista» urlò tra le lacrime «come può pensare di lasciarmi andare, senza che io provi a salvarlo da altro male e altro dolore? Cosa si aspetta, che resti ferma a guardare la sua fine senza muovere un solo dito?» susseguì disperata.
«Chloe, cerca di comprendere quello che prova, ti prego! Se non si fosse legato a te, probabilmente non avrebbe provato tutto questo rimorso e senso di colpa. È difficile vederti qui e sapere di non poter fare nulla per ridarti ciò che meriti» provò a spiegarle, sedendosi accanto a lei.
«Sta zitto, Erik! Non sapete nulla di ciò che ho dentro... Nulla!» si abbracciò al suo cuscino, sfogando tutta la sua angoscia «io lo amo e non posso nemmeno pensare di lasciarlo sacrificare per questa maledetta libertà! Preferisco morire qui dentro che assistere alla sua lenta fine».
Erik sospirò, portandola contro di sé. Non riuscì a rispondere, limitandosi ad ascoltare il suo dolore soffocato nella sua spalla.

STAI LEGGENDO
35 DAYS OF YOU
ChickLitSacramento. California. Samuel Morgan, un ricco uomo spietato, decide improvvisamente di chiudere la sua azienda metalmeccanica vendendola per una cospicua somma e licenziando senza spiegazioni gli ottanta operai. Tre di loro, Caleb Erik e Joseph, o...