«Ehi, chef pluristellato!» esclamò quella mattina Erik, entrando in cucina come ogni giorno «ormai dovresti sapere che preferisco spendere i miei ultimi soldi comprando caffè e cornetti, piuttosto che lasciarti preparare uova e pancetta» lo prese in giro, notando Caleb con una padella in mano.
Alzò gli occhi al cielo. «Ma cos'ha la mia colazione che non va?» gli puntò una forchetta contro.
Scoppiò a ridere, estraendo dal sacchetto il solito caffè, passandoglielo. «Fa schifo, Cal! Sai, dovremmo chiedere alla gattina se saprebbe insegnarti» gli fece l'occhiolino «pensa se ti accogliesse in cucina con solo le mutandine brasiliane e una tua maglia addosso» continuò a prenderlo in giro, addentando un cornetto.
«Sta zitto...» esclamò continuando a preparare la sua colazione «o giuro che ti metto nella padella!».
Sogghignò. «Credo di piacere alla barista, sai?» confessò, iniziando a sorseggiare il suo caffè «è da un po' di giorni che mi lancia sguardi ammiccanti».
Blaterò qualcosa non appena vide l'uovo bruciacchiato e gettò tutto nel lavello, andando a sedersi accanto al suo amico. «E perché sei qui a infastidire me?» afferrò il suo caffè.
Fece spallucce. «Perché ho cose più importanti a cui pensare» gli passò il cornetto «voglio chiudere con queste scopate da una notte e via, Cal! Io voglio vedere cosa si prova ad amare».
Fece un sorriso amaro, sorseggiando il caffè. «Quando tutto questo sarà finito, voglio che lasci la città senza esitazioni» lo guardò «prendi i soldi, prendi tua madre e va il più lontano possibile. Non restare in questo posto».
«E tu farai altrettanto!» lo sguardo gli si fece severo «non aggiungere altro, Cal! Non dirmi nulla a riguardo. Se cadi tu, cado io... Fine della questione» sbuffò.
Scosse la testa senza dire altro. «Hai portato il giornale che ti avevo detto?».
«Oh, sì!» rovistò nella busta e lo afferrò «ecco a te!»glielo passò.
«Perfetto!» lo afferrò e andò da Chloe «buongiorno, splendida fanciulla!» urlò come sempre.
«Smettila di svegliarmi in questo modo, razza di imbecille!» gli lanciò addosso il cuscino e il suo peluche «non ti sopporto più!» urlò esasperata.
Schivò entrambi gli oggetti e le andò vicino, divertito. «Oggi voglio presentarti qualcuno» si gettò sul letto accanto a lei.
Sospirò rumorosamente. «E chi sarebbe, la tua nuova fiamma?» lo guardò, mettendosi seduta.
Scosse la testa, divenendo improvvisamente serio.
Lo fissò stranita. «Cal, non fare il misterioso. Quando assumi quell'espressione da 'voglio farti a pezzettini ma non ho il coraggio', mi incuti timore».
Le porse il quotidiano che aveva in mano. In prima pagina c'era il caso dell'azienda chiusa da Morgan e al centro vi era la foto di tutti gli operai licenziati. «Qui in mezzo c'è l'uomo che ha tentato di abusare di te» la osservò attentamente «vuoi sapere chi è?».
Lo guardò con gli occhi spalancati e afferrò il quotidiano, iniziando ad osservare quei volti, per scorgere in loro quello sguardo a lei familiare. «L-lui... Lui è tra questi?» chiese, sconvolta. Avvicinò il giornale al viso e continuò ad osservarli uno ad uno «chi è tra questi, Cal?» gli chiese, facendosi dura in viso.
«L'uomo che poggia il braccio sulle mie spalle!».
Spalancò la bocca, sentendosi mancare l'aria nei polmoni. «Non posso crederci...» restò spiazzata, continuando ad osservare quei lineamenti. Osservò i suoi occhi e un ricordo di quella tentata violenza ritornò alla luce prepotentemente «i suoi occhi... I suoi occhi erano così malvagi» sospirò, lanciandogli uno sguardo «eravate amici, Cal? Amici come te ed Erik?».
«Eravamo amici. Ma non come me ed Erik» la guardò dispiaciuto «io ed Erik siamo fratelli. Lui è stato il primo ad avermi accolto quando sono arrivato in questa città circa dieci anni fa» sorrise «con Jo eravamo più amici di bevute».
Lo ascoltò, accarezzando il suo viso. «Perché non vuoi dirmi nulla di te, Cal? Sei sempre così cupo e malinconico... Dove abitavi prima di venire qui?» gli chiese, avvicinandosi di più a lui.
Sospirò appena. «San Diego...».
Sorrise teneramente. «Devo cavarti le parole di bocca, Mr simpatia?» si avvicinò ancora a lui, accarezzandogli i capelli «è lì che sei nato, vero?» chiese, timorosa.
«Sì!» le sfilò il giornale di mano «non voglio pararmi il culo dietro Joseph. Già...Joseph Brown. È il suo nome» guardò quella foto «voglio che lui paghi tanto quanto me!».
«Lui non pagherà quanto te. Mi assicurerò che lo facciano marcire in carcere, Cal!» rispose con rabbia «qual è il tuo cognome? Non hai mai voluto dirmelo».
«Vuoi denunciare anche me?» sogghignò «Jones!».
Ridacchiò. «Caleb Jones...» ci pensò su «mi piace! Ti rende macho» fece spallucce.
«Grazie eh! Pensavo di esserlo anche senza cognome» sbuffò.
Sogghignò. «E... Il forzuto Caleb è figlio unico o ha un fratello al quale posso fare la corte?!» chiese, cercando di scoprire più cose di lui.
La fissò truce. «Smettila!» esclamò visibilmente infastidito.
Restò stupita dalla sua reazione. «S-scusa io... È solo che... Mi piacerebbe che tu ti aprissi con me, Cal! Perché ti fa così male tutto questo?» chiese, dispiaciuta.
«Perché vuoi sapere cosa c'è nel mio passato? Cosa volete voi donne da me?» continuò a scagliarsi contro lei «maledizione, non vi accontentate mai!».
«Io vorrei solo permetterti di liberarti da questo dolore, razza di stupido!» urlò a sua volta, sentendosi colpita da quelle parole «mi sembra che io mi sia alquanto accontentata, invece!» gli indicò la camera «sono stata di poche pretese, no?» disse, fuori di sé «non vuoi parlarne? Bene! Non ti obbligherò a farlo! Non sia mai che il tuo ruolo da carnefice, che tanto ami, venga meno!» susseguì, provando una infinita tristezza dentro.
«Tu non sai un cazzo!» sbraitò fuori di sé «chi ti dice che per me sia un dolore? Invece per me è stata una perfetta liberazione andarmene da quella città di merda. Conosci la mia vita? No! Allora taci» uscì da quella stanza come una furia.
Chloe non riuscì a ribattere, sentendosi uccisa da quanto le aveva appena detto. Osservò quella porta chiusa e una lacrima solcò il suo viso. Nonostante la sua furia, Caleb le aveva appena mostrato la sua immensa fragilità. Avrebbe solo voluto aiutarlo, ma come ormai sapeva, con lui sarebbe stato difficile. Non si sentì di colpevolizzarlo o di odiarlo per come l'aveva trattata. Conosceva quegli occhi, più di chiunque altro. Quell'uomo, che combatteva contro il suo stesso dolore, aveva solo bisogno di essere portato finalmente alla luce.
Si sdraiò sul materasso e strinse a sé il suo peluche, singhiozzando.
Amava profondamente quel ragazzo all'apparenza aggressivo e scostante, ma come accadeva spesso tra loro non c'era nulla che Chloe potesse fare per alleviare le sue sofferenze.

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35 DAYS OF YOU
ChickLitSacramento. California. Samuel Morgan, un ricco uomo spietato, decide improvvisamente di chiudere la sua azienda metalmeccanica vendendola per una cospicua somma e licenziando senza spiegazioni gli ottanta operai. Tre di loro, Caleb Erik e Joseph, o...