La sera precedente si concluse nel modo più triste. Caleb non fece rientro al casolare ed Erik restò a dormire lì, prendendosi cura di Chloe. Joseph, invece, verso le 5.30 di quel mattino si liberò dei due agenti, tornando finalmente libero di spostarsi in tutta tranquillità.
Alle 8.15 Erik si alzò e accese la tv, preparandosi un caffè. Contattò Jessica e conversò un po' con lei, dimenticando per un attimo i vari problemi. Circa un'ora dopo, svegliò la ragazza e le portò la colazione, assicurandosi che mangiasse tutto.
Caleb invece non rientrò nemmeno a casa sua, controllando i due agenti alle calcagna di Joseph. Scampato il pericolo, tornò al casolare.
«Hai già fatto colazione, ti va un caffè?!» chiese Erik, non appena lo vide entrare in cucina.
«Un altro caffè mi andrebbe» si sedette «ho passato la notte a controllare quel coglione! Per fortuna non ha fatto nessun passo falso. Lo hanno mollato intorno alle cinque».
«Si sarà accorto di averli addosso!» gli passò la tazza «ha troppo da perdere per mettersi a fare stronzate! Era con i suoi amichetti?».
«Stranamente era da solo» sorseggiò il caffè «ma completamente solo. Anche Clarissa sembrava sparita».
«Quella troia si sarà già stufata di lui! È solo un fottuto pezzo di merda» accese una sigaretta «e i suoi nuovi amici avranno preferito stargli a distanza, piuttosto che finire nei guai a causa sua».
Sogghignò. «È ciò che si merita. Finire solo come un cane» sospirò «ma penso che sia ancora troppo lontano quel giorno».
«Pagherà per ogni passo falso commesso, Cal! Quello che ha fatto a Samantha va ben oltre il limite umano. Lui, più di noi, pagherà a caro prezzo le scelte fatte».
Annuì. «L'unica certezza che ho in tutta questa storia, è che lui non metterà mai le mani sul denaro. Ma vedrà direttamente le sbarre della sua cella» terminò la sua bevanda e si alzò, uscendo di lì.
Erik sospirò, andando dalla ragazza. Le si sedette accanto e la guardò, notando nei suoi occhi la tristezza. Non fece domande e si limitò a riportare il vassoio in cucina, dedicandosi alle stoviglie sporche. Verso le 11.00 mentre i due ragazzi stavano fumando una sigaretta all'esterno, la figura di Joseph si palesò dinnanzi ai loro occhi.
«Fottuto stronzo, che cazzo vorrà ora?» esclamò Erik, gettando per terra la cicca, mentre il ragazzo si avvicinava a loro.
«Vorrà rompere le palle» rispose in tutta calma.
Joseph arrivò davanti a Caleb e lo fissò, lasciando apparire un ghigno sul suo volto. «Allora, gorilla Jones, notizie dei miei soldi?!» chiese, gettandogli contro la sigaretta che aveva tra le dita.
«Ti sembro qualcuno che è riuscito a raggiungere l'obiettivo?» mantenne lo sguardo fisso nel suo «non ti sarai fatto seguire dai cani, spero».
Scoppiò a ridere. «Oh, i cani...» fece una smorfia «sono stati loro a tenermi a distanza da qui, ieri!» gli andò vicino, mantenendo un atteggiamento di sfida «devi trovare il modo per liberarmi da questi impicci, Mr Jones!».
«Vattene a fanculo, Jo! Che cazzo ti sei messo a fare ora?! Picchi le donne indifese, pensando di incutere paura a noi?» sbottò Erik, andandogli vicino.
«Sta calmo, cagnolino! Questa è una questione tra me e questo stronzo!» rispose, avvicinando il viso a quello di Caleb «ciò che ho fatto a quella puttana, potrei tranquillamente ripeterlo! E, stavolta, ci andrei giù davvero pesante».
«Se ci riprovi, te lo taglio e te lo ficco in gola» digrignò i denti «non siamo come i tuoi nuovi amici. Non viviamo nelle fogne come voi. Se vuoi i tuoi dannati soldi, devi fare come dico io».
Lo fissò, scoppiando a ridere. «Fare come dici tu?! Caro Jones, io non faccio come dici tu» lo afferrò per il colletto del giubbotto, portandolo contro di sé «i miei amici non aspettano altro che un mio segnale, sai? La tua troietta fa molta gola a tipi come loro» lo rilasciò, spingendolo all'indietro «tu, d'ora in poi, farai ciò che voglio io! Ti sei fatto fottere da una mocciosa, è evidente a tutti! Cos'è ti ha staccato le palle per caso?! È lei a tenerti in pugno adesso?» scosse la testa divertito «adesso ti dirò io cosa farai. Chiamerai mamma gatta e farai in modo che muova il culo. In caso contrario, avverrà qualcosa di veramente spiacevole per te».
«Che cazzo vuoi fare? Ammazzarmi così da accaparrarti anche la mia parte» gli urlò contro, perdendo la pazienza «tu non toccherai proprio nessuno» gli puntò il dito contro «non credere di tenermi in pugno. Perché sono disposto a macchiarmi le mani, pur di toglierti di mezzo».
«Oh, no! Non sei tu ad interessarmi» lanciò uno sguardo all'interno del casolare «le strapperò il cuore e te lo metterò in mano, Caleb Jones!» ringhiò, contraendo la mascella «tu prova a fare il furbo, prova anche solo a mandarmi dietro le sbarre e la tua puttana muore! Ho dei nuovi amici ora...E sarebbero molto felici di scoparsi la troietta, prima di sgozzarla!».
Erik lo spintonò, travolto dalla rabbia. «Ti ammazzo se ci provi! Non avrò pace fino a quando non ti avrò tolto dalla faccia della terra, brutto stronzo».
Joseph continuò a ridere, spintonandolo a sua volta. «Non vi conviene minacciarmi. Vi ho già mostrato quello di cui sono capace!» lanciò uno sguardo a Caleb, portandosi il pollice sul collo, imitando il gesto di un taglio «la sua testa su un piatto d'argento! Ti farò soffrire come un cane».
Caleb non ci vide più e scostò con forza Erik, spintonando Joseph e facendolo cadere di peso.
«Tocca un'altra donna e ammazzo pure quei cani che hai come amici» mise un piede sul suo petto «scopati quella cameriera di merda e non rompermi il cazzo. Tu sei bravo solo a strisciare. Sei l'unico che ha meritato il ben servito di Morgan» si abbassò e afferrò il coltellino, puntandoglielo sul viso «tu sei la feccia della società e quelli come te meritano di finire in fondo al mare con una pietra attaccata al collo» sferrò un colpo sull'erba, sfiorandogli il viso. Lasciò la lama infilzata, rialzandosi e allontanandosi.
Erik sgranò gli occhi, sconvolto da quella reazione. Guardò Joseph e scosse la testa, intimandogli di andare via.
Il ragazzo si rialzò e tirò via dal terreno il coltellino, guardando Caleb con odio. «Quella puttana muore, Caleb Jones! E sarai tu il prossimo a seguirla» gli urlò contro, allontanandosi da lì.
«Maledetto bastardo!» sbraitò Erik, lanciando per aria una tavola di legno.
Caleb non disse nulla e guardò verso l'ingresso. All'improvviso corse dentro, andando da Chloe. La vide lì, seduta sul letto, e senza darle nessuna spiegazione la abbracciò stretta a sé.
La ragazza sgranò gli occhi, restando paralizzata di fronte a quella reazione. Sentì il suo uomo stringerla forte e ricambiò quell'abbraccio, accarezzando i suoi capelli.
«C-Cal...» sussurrò, sentendolo tremare sotto le sue mani «cosa succede?».
«Ti giuro che ti proteggerò sempre, amore mio» mantenne la presa salda «nessuno ti toccherà, nessuno alzerà un solo dito verso te. Sono pronto a rischiare la mia stessa vita, pur di proteggerti» lacrime calde iniziarono a bagnare il collo di Chloe.
«Cal, ti prego! Mi fai paura se dici questo» si scostò, notando il suo viso bagnato dalle lacrime. Smise di respirare e restò sconvolta, di fronte a quello che stava vedendo per la prima volta «amore, cosa c'è? Sono qui! Che è successo?» chiese, asciugandogli le lacrime con le dita «amore mio...» sussurrò, posandogli dei piccoli baci sulle labbra.
«Mi dispiace...i-io...» scosse la testa, abbassando lo sguardo.
Afferrò il suo mento, alzandogli la testa. «Cal, sei teso! Sento il tuo corpo contratto...Cosa è successo? Dimmelo!» chiese preoccupata, accarezzando il suo viso provato.
«Non posso!» la strinse ancora a sé «fidati solamente di me. Dammi tempo, dammi la possibilità di proteggerti e ti prometto che avvererò ogni tuo desiderio».
Sospirò, evitando di insistere. «Ho temuto di averti perso...» ammise, sentendo un nodo in gola «la verità è che non posso vivere senza di te. Mi spiace se ti ho ferito! Non avrei dovuto insistere e, invece, finisco sempre per rovinare tutto».
«Tu non hai fatto nulla» mollò la presa, guardandola dritta negli occhi «sono io che sono un casino totale!» riuscì ad accennare un sorriso «ti regalerò il mondo, Chloe. Ma dammi il tempo di risolvere tutto questo».
Gli prese il viso tra le mani, scuotendo la testa. «Tu parli troppo!» sorrise, portandolo contro le sue labbra. Lo baciò con intensità e passione, infilando le dita nei suoi capelli. Li strinse e sfogò tutta la sua frustrazione, contro quella bocca che amava immensamente.
Lui inspirò bruscamente e la gettò sul letto, senza staccarsi da lei. Le alzò la felpa e baciò il suo corpo con desiderio. Continuò a scendere, bramando quel corpo tanto delicato, ma allo stesso tempo forte.
«Ti desidero».
Ansimò, allungando le braccia verso la testiera del letto. Alzò la testa verso di lui e lo guardò con estrema dolcezza, non desiderando altro che il suo uomo. «Fammi tua, Cal! Voglio sentire i nostri cuori esplodere» proferì, sollevando il bacino verso la sua bocca.
Sorrise e le donò tutto l'amore che provava per lei. Quella ragazza era il suo porto sicuro. Era così importante per lui, da non temere di mostrarle le proprie debolezze. Lei era la donna con cui avrebbe voluto passare il resto della sua vita.
Chloe si lasciò trasportare da quella passione che li univa più di ogni altra cosa. Non sapeva cosa fosse accaduto poco prima, ma quelle lacrime sul suo viso le avevano smosso dentro qualcosa. Per la prima volta, aveva conosciuto la sua immensa fragilità. Baciò il suo viso con dolcezza, lasciando che i loro cuori si amassero perdutamente. Si aggrappò forte alle sue spalle, come se volesse proteggerlo da ogni timore o paura. Accarezzò la sua pelle con le dita, ripetendogli più volte che lo amava. Ed era esattamente questo che li univa fortemente. Ogni litigio dava luogo a nuove consapevolezze ed emozioni. Più si ostinavano a star lontani, più le loro anime si univano come fossero calamite. E furono proprio i loro respiri affannosi a ricordare loro quanto amore nutrivano l'uno per l'altra. Nel silenzio di quella stanza, furono i loro cuori a far rumore ancora una volta.
«Sei stato meraviglioso!» sussurrò contro le sue labbra, recuperando fiato.
«E tu spettacolare» le diede alcuni baci a stampo, coprendo entrambi.
Ridacchiò. «Lo so, me lo dicono tutti» lo punzecchiò, stringendosi a lui.
«Questa frase avrebbe più senso se la pronunciassi io».
Solleticò il suo fianco destro. «Non essere geloso, Mr Jones! Ho anche io le mie qualità» continuò a prenderlo in giro «noi ragazze pure, siamo le più pericolose».
«E le più eccitanti!» sogghignò compiaciuto «ti amo, micetta».
Alzò lo sguardo verso di lui. «Potresti tatuarti questa frase, sotto il gattino» lo accarezzò con le dita «'ti amo micetta' mi sembra perfetto! Così, se qualcuna avesse dubbi a riguardo, potresti mostrarle a chi appartieni».
Scoppiò a ridere. «Jack mi prenderebbe per pazzo».
Strofinò il naso contro il suo braccio. «Non avevi detto che avresti realizzato ogni mio desiderio? Devo pur tenerti lontano da altre cagnoline, Mr Jones!» ribatté divertita «se proprio non vuoi farti un tatuaggio, lo scriverò a caratteri cubitali sulla tua tavola da surf. Così da omaggiare le tue fans scatenate».
«Ok, questo te lo potrei concedere» continuò a ridere «solo se ci sali anche tu con me».
«Cal, rischierei di calpestare l'onda, piuttosto che cavalcarla» fece spallucce «non sono mai stata brava nello sport» ci pensò su «oh, però sono molto brava a giocare a golf!».
«Golf? Quello non è uno sport. È solo una palla che serve ai ricchi per firmare contratti» finse di sbadigliare «tu dovresti imparare a fare qualcosa che produca adrenalina! Surfare, andare in moto, cavalcare».
«E come dovrei fare a salire su un cavallo, con l'ausilio di una scaletta?» lo guardò, facendo una smorfia «l'unica cosa che potrei cavalcare è un pony!».
«Prenderemo un pony» sogghignò «e una mini moto».
Scoppiò in una grassa risata, dandogli uno schiaffo sul braccio. «Hai mai corso su una moto, Cal?».
«Sì, ho anche fatto una corsa clandestina» ammise «mi servivano soldi».
Spalancò la bocca. «Che ragazzaccio sei?!» scosse la testa rassegnata «e...Correresti con me, in moto?! Vorrei tanto vedere cosa si prova».
«Potremmo fare un bel viaggio insieme!» sorrise.
«Senza una meta!» aggiunse lei, baciando il suo petto «e poi, vorrei imparare a guidarla. Se ci sei tu, nulla mi fa paura».
«Lì la paura è la mia» finse preoccupazione.
Gli lanciò un'occhiataccia. «A mia discolpa, posso dire che imparo molto in fretta» fece spallucce «vorrà dire che sistemeremo dei gonfiabili intorno alla pista» ridacchiò.
«Sì, vedremo più in là! Non ho intenzione di invecchiare all'improvviso» la afferrò stretta, riempiendola di baci.
Lo schiaffeggiò, visibilmente divertita. «Sei proprio un'idiota, Caleb Jones!» rise spensierata, lasciandosi coccolare «un giorno mi piacerebbe disegnare il tuo viso» confessò, accarezzando la sua mascella «sei talmente bello, amore mio...Meriti venerazione».
Corrugò la fronte. «Cosa sei, una specie di artista?».
Annuì. «Io ho sempre amato dipingere...Era ciò che avrei voluto intraprendere» fece spallucce «e, invece, mi è toccato studiare ciò che voleva mio padre».
La fissò incuriosito dalle sue parole. «Mi piacerebbe osservarti dipingere. Tutta assorta in quello che fai» sorrise «ti aiuterò a coltivare questa tua passione».
Sorrise teneramente. «Lui non ha mai saputo di questa mia passione. Nascondo i miei dipinti in una vecchia panca, custodita in soffitta» ammise, accarezzando il suo addome «il profumo dei colori è tutto ciò che amo di più. Sarai il mio prossimo ritratto, Caleb Jones».
«E come vorresti ritrarmi? Nudo con solo una sigaretta tra le dita?» esclamò divertito.
Lo osservò attentamente e dopo annuì. «Credo sia proprio così che vorrei ritrarti. Per quanto mi costi ammetterlo, sei davvero bello mentre fumi. E poi, saresti tu! Non potrei scegliere posa diversa da quella. Tu sei il ragazzo con i tatuaggi e la sigaretta tra le dita. E sei ciò del quale sono perdutamente innamorata».
Smise di sorridere. «Stai scherzando, spero! Ti sembro uno che può stare nudo su un quadro?».
«Lo custodirei gelosamente» gli fece l'occhiolino «sarebbe un regalo mio per te! Meriti di guardarti con i miei occhi, Cal! Vedresti tutto l'amore che nutro nei tuoi confronti».
Sospirò rassegnato. «Devo imparare a star zitto!» si mise totalmente sotto la coperta.
Ridacchiò, andando sotto le coperte con lui. Coprì anche la testa, posizionandosi sopra di lui. «Ti amo, Mr Arroganza!» lo solleticò, ridendo di gusto «ti venererò finché avrò vita. Ti lascerò anche la mia dedica dietro il dipinto... 'Miao, Miao, miao! Con affetto miao'» disse, osservando la sua espressione.
La guardò visibilmente stupito. «Merda, in che guaio mi sono cacciato?».
«Nel guaio più bello della tua vita?!» chiese, sbattendo le ciglia.
Ci pensò su. «Effettivamente è un guaio. Bello grosso».
Strofinò il naso contro la sua guancia, mordicchiando il suo mento poco dopo. «Qui di grosso c'è solo una cosa... E non è di certo il guaio».
Scoppiò inevitabilmente a ridere. «Certo che sei piena di sorprese tu!».
Si beò della sua risata, osservando il suo viso illuminarsi. «Nascondo molte doti, Mr Jones. Tutte da scoprire!» arricciò il naso «e tu sei molto bello quando ridi. Amo le linee d'espressione che si creano qui» accarezzò la parte esterna dei suoi occhi con le dita.
Chiuse gli occhi. «Osservi troppe cose, ragazzina» li riaprì «dovrei uscire di qui. O Erik penserà male di noi».
«Osservo la tua bellezza in ogni sua forma, amore mio!» rispose, scostando il lenzuolo «guardiamo le stelle questa sera?» chiese, infilandosi il reggiseno e gli slip.
«Vedremo...» si alzò, rivestendosi. Le andò vicino e la baciò, uscendo dalla stanza.
Sospirò dispiaciuta, rivestendosi anche lei. Si sdraiò nuovamente sul letto e si sentì travolgere da un senso di vuoto, fissando il soffitto malinconica.
«Avete chiarito?!» chiese Erik, non appena lo vide arrivere in cucina.
«Cosa dovevamo chiarire?» si fiondò sul divano.
«La vostra situazione!» rispose, accendendosi una sigaretta.
«Non so di cosa parli» affondò la testa nel cuscino «non è successo nulla tra di noi».
Sorrise, lanciandogli il pacchetto vuoto. «Bravo, Mr Jones! Il sesso aggiusta tutto» sogghignò.
«Non ho detto che lo abbiamo fatto...» sussurrò flebilmente, lasciando spazio alla stanchezza.
«Ma lo avete fatto! Un'ora senza strilli e tu stanco morto, possono lasciar pensare solo a quello» spiegò, coprendolo con un lenzuolo «è giusto così, Cal. Ne avete bisogno!» strinse la sua spalla con la mano «vado a parlare un po' con Jessica, tu riposati!».
«Mh...» fece un profondo respiro, addormentandosi poco dopo.
Erik uscì all'esterno e afferrò il telefono, chiamando la sua donna. Conversarono per diversi minuti e si diedero appuntamento al giorno seguente, promettendosi di trascorrere la serata insieme. Verso l'ora di pranzo tornò in cucina e lasciò Caleb dormire, iniziando a preparare da mangiare. Cucinò della pasta al sugo e portò a Chloe il suo piatto, restando con lei in camera.
Caleb continuò a dormire, recuperando la notte insonne appena trascorsa.
Il pomeriggio trascorse tranquillo. Joseph non tornò al casolare e restò al bar con i suoi amici, finendo per ubriacarsi come accadeva ormai spesso.
Erik non disturbò il suo amico e lasciò che potesse sfogare la tensione accumulata, dedicandosi ai bisogni di Chloe.
Accompagnò la ragazza in bagno e lasciò che potesse farsi una doccia, attendendola davanti alla porta.
Lei si spogliò senza fretta e ripensò al giorno in cui Caleb lavò il suo corpo, sorridendo con dolcezza. Si poggiò alla parete e si lasciò scivolare sul piatto doccia, portandosi le ginocchia al petto. Posò la testa su di esse e restò lì, lanciando un pensiero al suo uomo. Le lacrime che aveva visto sul suo viso, quando era tornato da lei, non lasciavano presagire nulla di buono.
Caleb si risvegliò di lì a poco, notando Erik accanto alla porta del bagno. «Che succede?» bofonchiò ancora mezzo addormentato.
«La micina voleva lavarsi» fece spallucce «è dentro già da un po'. Solite donne...» fece una smorfia.
Sogghignò. «E tu da bravo bambino la lasci tranquilla» si stiracchiò «stasera ce ne andiamo tutti e tre all'esterno. O devi andare dalla tua di gattina?».
«Domani mi aspetta del sesso alternativo» fece spallucce «manette...» susseguì, non troppo convinto.
Spalancò gli occhi e scoppiò a ridere. «E chi dovrebbe indossarle?».
«Io!» fece una smorfia «quella è davvero pericolosa, Cal! Temo abbia dei gusti strani...».
Continuò a ridere di gusto. «Amico, sei fottuto!».
«Ma del sano sesso non sarebbe più giusto? Questa vuole fare sempre cose diverse. Fatico a starle dietro» sospirò «per la prima volta in vita mia, ho paura di una donna».
«Anch'io avrei paura di una donna che ti lega» si ricompose «non hai paura che possa tagliartelo?».
Spalancò gli occhi. «Grazie mille, Caleb Jones! Adesso mi sento decisamente più sollevato» gli lanciò un'occhiataccia «non è affatto divertente! Non ho nulla in contrario a provare cose nuove ma...Quella mi sfinisce tutte le volte».
Chloe uscì in quel momento, interrompendoli. «Wow, non credevo di averci messo così tanto, da far formare la fila» esclamò, lanciando uno sguardo ai due.
«Vieni qua» batté la mano sul posto accanto a sé.
Gli andò vicino, accomodandosi. «Sono tutta profumata» esclamò, mettendogli il polso davanti al naso.
Inalò il suo profumo. «Sì, lo sei» sorrise e guardò Erik «stasera vedremo le stelle tutti insieme».
Lo fissò incredula, spalancando gli occhi. «Andremo fuori?» chiese, sentendo la felicità travolgerla.
«Chiedi a lui! Purtroppo le mie scelte dipendono dal mio capo» fece spallucce.
La ragazza guardò Erik, speranzosa. Lui la fissò cercando di risultare contrario e poi annuì, sorridendo teneramente.
Chloe cacciò un urlo di gioia e saltò addosso a Caleb, riempiendolo di baci. «Grazie, grazie, grazie!» disse più volte, andando anche da Erik. Lo abbracciò e saltellò felice, facendo un ampio sorriso.
«Bene! Vado a vedere se c'è un punto tranquillo all'esterno. Voi evitate di tubare di nascosto».
La ragazza ridacchiò, lanciando uno sguardo ad Erik. «Fa tanto il burbero, ma poi cede sempre» esclamò divertita.
«Sei tu a fargli questo effetto, Chloe! Ti assicuro che cede solo alle tue richieste. Non l'ho mai visto così» accarezzò la sua guancia destra «sarà la tua bellezza ad annullare ogni suo tentativo di desistere».
Arrossì, lanciando uno sguardo fuori dalla finestra. «Sapere che ha bisogno di me, mi rende grata alla vita» proferì, seguendo con lo sguardo Caleb.
Lui, ignaro dei discorsi dei due, iniziò a spostare alcune cose. Trovò delle travi di legno e le posò in diagonale sul muro, in modo da creare una specie di capanna. Spostò un piccolo tavolo, posizionando accanto una panca e tornò dai due.
«Fuori è tutto pronto! Mancano solo dei teli da posare a terra».
«Ce li ho! Sono nella mansarda» esclamò Erik, allontanandosi.
Chloe osservò Caleb e gli andò vicino, cingendogli la vita. «Grazie, Cal! Sei un uomo meraviglioso».
«Nah! Ho solo voglia di vedere le stelle. Non lo sto facendo per te» sogghignò «dovrei preparare qualcosa da mangiare» aprì un'anta, trovando del tonno «ehi, amico! Se ci sono delle lanterne, portale».
Erik alzò gli occhi al cielo, scuotendo la testa rassegnato. «L'amore ti ha rovinato» urlò, cercando anche delle lanterne.
Lei arrivò alle spalle di Caleb, posandogli un bacio sulla spalla. «Sei sexy da morire quando sei ai fornelli, Mr Jones».
«Davvero? Eppure Erik dice che faccio solo confusione» sogghignò. Gettò in una padella unta d'olio la cipolla, il tonno e le olive.
Ridacchiò, poggiando la schiena contro il mobile accanto ai fornelli. Guardò il suo uomo e sorrise teneramente, ammirando incantata la sua bellezza. «E quando sei concentrato nelle tue cose, lo sei ancora di più».
Sorrise, lanciandole uno sguardo. «Tu non dovresti stare rinchiusa in una stanza?».
«Sarebbe un vero spreco tenermi rinchiusa in una stanza, Caleb Jones! Non potresti avere accanto la tua gattina» gli posò un bacio sulla guancia.
«Fatto! Ho sistemato tutto all'esterno» esclamò Erik, interrompendoli «se per voi non è un problema, abbraccerei volentieri Romeo, in mancanza d'altro».
«No, sono geloso!» gli passò il mestolo, togliendogli di mano le lanterne «grande. Sono elettriche» infilò la spina nella presa e si accesero «bingo!».
Chloe guardò incantata quella luce, impaziente di raggiungere l'esterno. «Non potremmo saltare la cena e correre fuori?!» chiese, battendo le mani felice.
«No! La cena è importante» aprì la finestra e andò via con le torce. Le posizionò e calò le spine all'interno «ciao, Giulietta!» si poggiò con le braccia sul davanzale.
Raggiunse la finestra, scoppiando a ridere. «Ciao, Romeo!» accarezzò il suo viso «sei venuto a regalarmi la luna?».
«No, sono venuto per regalarti l'universo intero» si spostò per mostrarglielo.
Erik sorrise teneramente, lanciando uno sguardo ai due. «Siete fottutamente belli! Riuscite a far sognare chiunque, porca miseria!».
Chloe rise, ammirando il cielo stellato. «Ti amo, amore mio» gli disse, osservando incantata la luna.
«Lo hai detto a me, vero?» fece un balzo, entrando dalla finestra.
Annuì. «Sei tu il mio unico amore» rispose, posandogli un bacio sulle labbra.
«Datemi un amore così, vi prego!» esclamò Erik, sospirando.
«Ma tu hai me!» si avvicinò a lui, afferrandolo e provando a dargli un bacio sulle labbra.
Si scostò più volte, scoppiando a ridere. «Sei proprio un imbecille!» lo spintonò, dandogli una pacca sulla spalla.
Chloe scoppiò in una grassa risata, guardando i due divertita. «Siete troppo carini insieme».
«Sì, ma lui mi rifiuta!» si finse dispiaciuto, andando ad abbracciare Chloe e posando la fronte sulla sua spalla.
Lei accarezzò i suoi capelli, posando un bacio tra di essi. «Tranquillo amore, ci sono io che ti amo tanto» ridacchiò, accarezzando la sua spalla.
«Mi farete alzare il diabete!» esclamò Erik, spegnendo il fuoco «si mangia, gattini innamorati! Romeo, dovresti aiutarmi a portare il cibo fuori».
Si ricompose, afferrando alcuni piatti. «Eccomi, amore».
«Portali in tavola, piccolo orsetto innamorato» ribatté lui, sogghignando.
Lo seguì all'esterno e posò le bevande sulla tavola, complimentandosi con lui «cosa sei, una specie di architetto? È davvero bello quello che hai creato» si complimentò, mentre Chloe li osservava dall'interno. Fece un grande respiro e si sentì improvvisamente nervosa, ripensando all'unica volta in cui era uscita all'esterno, per fuggire da lì.
«Lo so, sono bravo» posò i piatti «da piccolo sognavo una casa sull'albero! Forse mi sono portato dietro questo desiderio».
«Che ragazzo pieno di qualità» lanciò uno sguardo all'interno «dovresti andare a prendere la tua principessa...».
Annuì, raggiungendola. Infilò le spine nella presa e si rialzò, porgendole la mano.
«Micetta, andiamo?».
Guardò la sua mano, annuendo. «È così strano per me!» la strinse di più, raggiungendo con lui l'esterno. Alzò gli occhi al cielo e respirò la libertà, chiudendo per un attimo gli occhi «wow...» sussurrò, riaprendoli. Lanciò uno sguardo all'allestimento e sorrise teneramente «amore... Ma è meraviglioso» esclamò incantata.
«Il tuo posto è al centro» glielo indicò «per evitare qualsiasi tentativo di fuga».
Alzò un sopracciglio. «Hai davvero paura che possa fuggire?» scosse la testa rassegnata, accomodandosi.
Erik riempì i bicchieri e alzò il suo, invitandoli a fare lo stesso. «A questa serata magica, al vostro amore, ai vostri continui litigi, alla nostra amicizia» sorrise «vi auguro il meglio ragazzi, davvero! Vi auguro un futuro migliore, una vita insieme, un sentimento talmente forte da superare ogni ostacolo».
Chloe lo ascoltò, commuovendosi. «Ed io lo auguro a te, Erik! Ti auguro un amore che ti faccia sognare».
«Anche io lo auguro a te! E brindo alla nostra amicizia, sperando che nessuno ci divida» gli fece l'occhiolino.
Lui annuì, tintinnando il suo bicchiere con il loro. «E adesso, diamo il via alle danze» afferrò la forchetta, iniziando a mangiare con gusto.
Chloe lanciò uno sguardo al cielo, osservando le varie costellazioni. «È così bello...» sussurrò, sentendosi davvero felice.
«Scegliete una costellazione, quella che vi piace di più» esclamò Erik, indicando a Caleb il cielo «così, ovunque sarete, vi basterà guardarla per unire i vostri cuori».
Alzò lo sguardo e scosse la testa. «Guardo il cielo con ammirazione. Le stelle sono uno spettacolo unico. Però non conosco le costellazioni» fece spallucce, iniziando a mangiare.
«Allora scegliamo la luna» rispose lei, dandogli un bacio sulla guancia «sei davvero romantico, Erik. La tua donna è davvero fortunata».
Il ragazzo tossì improvvisamente, al pensiero di ciò che gli aspettava il giorno dopo. «Già... Una donna davvero dolce» rispose, lanciando uno sguardo a Caleb.
«Una ragazza deliziosa da come ne parla» sogghignò «a volte penso che siete fatti per vivere un'intensa storia d'amore».
Gli lanciò un'occhiataccia, sorseggiando un po' di vino. «Soprattutto intensa!» sospirò.
Chloe guardò entrambi, corrugando la fronte. «La vostra ironia è devastante! Non so cosa nascondete, ma preferisco non sapere» fece una smorfia, continuando a mangiare.
Erik rise, godendosi appieno quel momento.
Dopo tutto ciò che era successo con Joseph, quella serata rappresentava la ritrovata serenità. Il ragazzo osservò Caleb e Chloe e si beò della loro dolcezza, desiderando un amore come il loro. Un amore forte e che poteva superare ogni ostacolo. Quello stesso amore che, per quanto complicato, riusciva a tenerli sempre uniti. Guardò verso il cielo ed espresse un desiderio, dedicandolo al suo unico e vero amico. Gli augurò di non perdere mai l'unica donna che era riuscita a cambiarlo. Perché, laddove c'era la felicità del suo amico, nasceva la sua. E se Chloe rappresentava questo per Caleb, allora non poteva desiderare altro per lui.

STAI LEGGENDO
35 DAYS OF YOU
ChickLitSacramento. California. Samuel Morgan, un ricco uomo spietato, decide improvvisamente di chiudere la sua azienda metalmeccanica vendendola per una cospicua somma e licenziando senza spiegazioni gli ottanta operai. Tre di loro, Caleb Erik e Joseph, o...