Passano tre altri giorni.
Tre giorni in cui Harry non rivolge la parola a me, io non la rivolgo a lui e i ragazzi continuano a guardarci in modo strano.
Ho sentito anche Zayn mormorare un "dovresti dirglielo", che mi ha fatta tremare dalla paura.
Cos'è che dovrebbe dirmi? La parte impulsiva di me mi chiede di andare a chiederlo a entrambi da giorni, la parte tremendamente innamorata e spaventata mi spinge a starmene rinchiusa in una camera che è diventata mia, visto che Harry ha deciso di trasferirsi in quella di Niall.
E io mi sento sola.
Mi sento sola come non mi son sentita neppure quando i ragazzi li conoscevo da due mesi e mi fingevo qualcun altro per passare del tempo con la persona che amavo.
A volte ci penso e mi viene da sorridere al pensiero che io l'abbia fatto davvero. Harry mi ha preso in giro bonariamente tante di quelle volte che per vendicarmi una volta l'ho costretto a tener su quell'odiosa parrucca per un giorno intero.
Ha funzionato, ha smesso.
In un attimo mi ritrovo a rivivere questi due anni pieni d'amore.
I primi mesi in cui passavamo ogni minuto l'uno attaccato all'altra.
Sono stati i più belli e i più difficili, perché Harry ha dovuto dire alle fans di noi. Ma è andata meglio di quanto mi aspettassi, perché la nostra storia un po' fuori dall'ordinario ha fatto sì che loro potessero prendermi in simpatia.
E la libertà di poter stare insieme, di amarlo, di baciarlo. La bellezza del modo in cui mi guardava.
Le nostre vecchie abitudini che si facevano risentire.
Avevo quell'Harry del mio passato di cui ero innamorata incosciamente, ma stavolta invece era tutto così chiaro da far solo bene.
Mi rendo conto di star piangendo solo quando gli occhi cominciano a bruciare e non riesco a smettere, finché mi addormento in un letto troppo grande.
Passano altri due giorni di silenzio.
Il sesto giorno sto tirando via da sotto il letto una valigia più grande di me, con gli occhi colmi di lacrime, quando in camera entra Zayn.
«Che cosa stai facendo, piccoletta? Si sente un trambusto...» La frase divertita si interrompe non appena vede quello che, effettivamente, sto facendo.
I suoi occhi si muovono veloci da me alla valigia più e più volte. Poi deglutisce. E continua a fissarmi.
Alza un dito verso di me in silenzio, quasi a dirmi d'attendere, e si volatilizza nel corridoio.
Suppongo stia chiamando Harry.
Non so neanche se è a casa oppure no.
Compare sulla porta poco dopo, quindi, se in questi due mesi non ha imparato a teletrasortarsi, direi che fosse già in casa. E allora perché cazzo non sei venuto qui da me?
«Ehi ehi ehi...». Il suo è un mormorio e i suoi occhi si riempiono in fretta di terrore.
Non lo vedevo così terrorizzato da... boh, forse non l'ho mai visto così. Gli occhi sgranati e colmi di paura, le mani tremano un po' quando mi raggiunge e me lo posa sul viso. E poi sotto gli occhi per togliere le lacrime che scendono sul volto. E poi sui miei fanchi, per avvicinarmi di più al suo corpo.
«Che ti sei messa in testa, amore mio?».
«Io, Harry?».
Faccio un passo indietro ma lui questa volta non ci sta e mi riporta dov'ero, nel mio posto preferito, fra le sue braccia grandi.
«Vieni qui... Lo so, ok? Lo so. Ma prima di ogni decisione me lo concedi solo un appuntamento, venerdì?».
Deglutisce in ansia, aspettando una risposta che non so dargli.
Mi ignora per due mesi, se la prende con me e poi mi chiede un appuntamento?
«Ti prego, Emms».
E mi stampa un bacio sul naso.
E appuntamento sia.
Il venerdì arriva lento per via dell'ansia.
Ma arriva.
E sono le 20 di una serata afosa quando finisco di passare il mio mascara più costoso sulle ciglia lunghe.
Se questo appuntamento dovesse finire male, Harry, ti giuro che te lo ricorderai per sempre quello che stai per perdere.
O almeno è così che mi consolo, insomma. Non che effettivamente il mascara possa contribuire.
Ma almeno non diventerei un panda se dovessi piangere, ed è già qualcosa.
Quando esco dalla stanza sbatto contro Harry, che nel frattempo non è tornato a dormire con me.
Mi afferra al volo e i suoi occhi scivolano sul mio corpo fasciato da uno splendido vestito lungo ed aderente, dunque sorride nervoso agitandomi ancora di più.
«Andiamo?».
Annuisco e lo seguo, lui afferra la mia mano mentre usciamo e Zayn gli fa un occhiolino che probabilmente pensava non avrei colto.
Una volta in auto non me la sento di parlare, lui invece sembra troppo agitato per farlo.
Mi lascia. Stasera mi lascia.
Dove mi sta portando, poi? Questa strada non la conosco affatto. Vuole farmi conoscere la sua amante? No, dai, improbabile. Vero?
Sono ancora più agitata degli ultimi mesi, quando finalmente accosta.
La strada è illuminata e lui parcheggia davanti ad una villetta che non conosco assolutamente.
Scende dall'auto e fa il giro, mi apre la portiera ed aspetta che io esca.
«Dove siamo, Harry?».
Sospira profondamente, dunque mi prende la mano e si incammina sul vialetto dello splendido giardinetto della casa.
Oddio. Ha scoperto di avere un figlio.
Sto per conoscere il figlio di Harry.
Ma lo ha fatto prima della nostra storia, almeno?
Arrivati davanti alla porta caccia dalla tasca delle chiavi e ne infila una nella serratura, dunque ci ritroviamo ben presto in un'entrata semplice e sofisticata, che da su un grande soggiorno.
«Harry?».
«Solo un altro po' di pazienza, ok?».
Si incammina per la casa e io lo seguo. Entriamo in una splendida cucina, in un piccolo bagnetto.
E poi saliamo al piano di sopra, io sempre più perplessa, lui sempre più nervoso.
È una volta che salgo l'ultimo scalino, che forse comincio a capirci qualcosa.
Perché le mura dei corridoi sono pieni delle nostre foto.
Dei miei scatti più belli, dei nostri baci più spontanei, dei nostri dettagli colti di nascosto.
«Harry...».
Ora mi prende la mano e io la stringo forte la sua, come se senza non riuscissi a stare in piedi.
E come ho fatto, questi mesi?
Si ferma nel bel mezzo del corridoio, io che tremo, lui che si morde il sorriso che vorrei baciare.
«Io non ce la faccio. Avrei voluto mostrarti prima tutta la casa, e più che voluto avrei dovuto, visto che sul terrazzo è tutto addobbato, ho fatto i salti mortali per finire per oggi... e poi ti guardo e io non ce la faccio ad aspettare ancora, io non ce la faccio.
Ti amo, ti amo da morire. E Dio, lo so che non te l'ho dimostrato, ok? Sono stato una merda questi due mesi. Credimi. Come potrebbe essere diversamente, Emma? Sei tutta la mia vita.
E la casa coi ragazzi cominciava a starmi stretta e... vieni a vivere con me, ti prego. E poi sposami. E tirami un pugno perché sono stato un coglione, ma ti giuro che questa casa mi ha portato via così tanto tempo e io volevo solo che fosse una sorpresa.
Ma sposami e perdonami se sono un coglione.
Mi ami lo stesso, vero?».
Harry si esibisce in un vero e proprio monologo e tutto prende senso. Prendono senso le assenze, prendono senso i ritardi, la stanchezza, prende senso tutto.
«Non mi hai tradita e non hai un figlio».
Lui inarca le sopracciglia e io scoppio a ridere come una deficiente, lui mi guarda e sorride, poi mi prende al volo quando mi getto fra le sue braccia pronte per me.
«Ti sposo, Harry. Certo che ti sposo».
Ma il pugno sul braccio non glielo toglie nessuno, neanche mentre mi bacia.
STAI LEGGENDO
Gotta be you || Harry Styles
FanfictionHarry ed Emma sono la non classica coppia di amici che fa pensare al 50% delle persone "ma allora l'amicizia fra uomo e donna esiste" ed al restante 50% qualcosa simile a "ma siete ciechi? Se questa è solo amicizia, gli asini volano". Ma se son solo...
