Non credo nell'amicizia tra uomo e donna

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«E così sei la rubacuori che passa la notte in hotel con qualcuno e poi scappa?».
Mi chiede all'improvviso, mentre guida.
Sgrano gli occhi, voltandomi e trovandolo con un sorrisino impertinente.
Probabilmente è il suo modo di chiedermi informazioni in modo giocoso.
«Harry, lo sai che è piuttosto esplicito il modo in cui mi stai chiedendo se sono una poco di buono?».
Si morde le labbra, poi aggiunge «Ma così suona male.».
Alzo gli occhi al cielo e scuoto la testa.
«Sono in vacanza con i miei amici». Decido di confessare.
«Oh». Resta in silenzio mentre io mi ritrovo a pensare a quelle volte in cui fantasticavamo sulle mete che avremmo visitato insieme dopo la maturità.
Sognavamo in grande, io con la mia passione per la Spagna e lui con quella per l'Italia.
«Ti dispiace andare a prendere qualcosa in quel bar? Non posso rischiare, di sabato». Fa una smorfia mentre accosta e io annuisco velocemente per evitare che si senta a disagio.
Sorride e si allunga verso il sedile posteriore per afferrare la giacca, il suo braccio che sfiora il mio.
Quando torna al suo posto, fruga fra le tasche per poi estrarre il portafoglio.
«No, lascia stare».
«Non se ne parla».
Mi guarda come se avessi detto un'eresia e ricordo che una volta abbiamo discusso su questo, quindi lo rimbecco con le stesse parole.
«Styles, nel 2019 trovi oltraggioso che sia una donna a pagare?».
Distoglie lo sguardo e so che in qualche modo sta ripensando a quel giorno.
Forse non mi ha dimenticata?
Aspetto qualche istante la sua risposta, che all'epoca fu "Ma tu non sei una donna qualsiasi, Emms. E conosco tutte le tue battaglie per il femminismo, ma.." e ricordo esattamente che in questo punto si era sporto per darmi un buffetto sul naso, "sai che ci tengo a offrirti la colazione." e aveva concluso con un broncio che non ammetteva repliche.
«Ti ho chiesto di uscire e ti ho svegliata, dai, è il minimo. Scegli tu per entrambi».
Dice stavolta, per poi passarmi una banconota.
Roteo gli occhi, scendo dalla macchina dai vetri oscurati ed entro nel bar davanti cui ha parcheggiato.
Prendo velocemente dei croissants, perché a quanto pare questo posto predilige le colazioni dolci – come noi due – e due cappuccini e torno in auto.
Entro in auto e faccio per aprire bocca e chiedergli se le mie scelte gli vanno bene – come se non lo sapessi  
già  – , ma lo trovo al telefono.

«Eccola!». Ride Harry, e il mio cuore fa le capriole.
«Ehi, è Niall!». Mi passa il telefono e mette in moto l'auto, mentre io cerco di non far cadere niente e stringo il telefono contro la spalla per tenere fra le mani la colazione.

Si sa che spicco per i disastri che combino.
«Pronto?».
«Sarah!». L'entusiasmo è palpabile e io sorrido, facendo portare gli occhi al cielo a Harry.

«Come stai? Che ci fai con Harry?».
«Beh, non dirglielo, ma penso che..». Abbasso il tono della voce nonostante il riccio mi possa sentire benissimo e lui aggrotta le sopracciglia.
«Penso che lui abbia bisogno di una babysitter o qualcosa del genere.». Bisbiglio, prendendolo in giro.
Al che lui spalanca gli occhi e mi fa il dito medio, mormorando parolacce.
Dall'altra parte del telefono sento una risata di cuore e realizzo che voglio già un gran bene a Niall.
Non credo sia possibile passare del tempo insieme a questi ragazzi e non affezionarsi a loro.
Quando riattacca, mi lascio scappare un "è dolcissimo" che Harry non apprezza. Mi guarda male e mormora che anche lui sa esserlo. Lo so, certo che lo so.
Poco dopo, accosta vicino a un prato enorme e piuttosto deserto.
«So che non è il massimo e che il cappuccino sarà freddo ormai, ma...».
«Non preoccuparti, va benissimo.». Gli sorrido e scendo dall'auto.

Il posto è molto carino, spazioso.
In città ci sono molti altri parchi più curati, con tavolini e panchine in legno, ma a me questo posto sembra perfetto dal momento in cui possiamo stare tranquilli e senza fans all'attacco.

Fa il giro dell'auto per afferrare una tovaglia dal cofano e ci incamminiamo in silenzio, quando raggiungiamo un albero lui la stende per terra e ci si siede sopra.

Lo imito, passandogli poi la sua colazione.

Scarto i cornetti che hanno un ottimo profumo e mi aspetto lui intervenga, come ha fatto per anni e anni.
«Ehi, prima si beve il cappuccino!». Eccolo qui.

Sempre il solito. Trattengo un sorriso e gli chiedo per quale motivo.
Lui si stringe nelle spalle e mormora che va semplicemente fatto così, ma il mio stomaco brontola strappandogli un sorriso.

«Va bene, va bene, mangia.».

Arrossisco e finalmente addento il cornetto.
È fin troppo facile non sentire il peso della parrucca, non sentire il peso di due anni persi e non valutare l'idea che questo davanti a me non sia più il mio Harry.
È fin troppo facile, se lui ride nel modo in cui sta facendo ora, mi guarda come ha sempre fatto e mi ascolta con interesse qualsiasi cosa io dica.

Abbiamo parlato di argomenti che mi hanno tenuta con i piedi per terra, abbiamo parlato del suo presente così diverso dal nostro passato.
Eppure ci sono stati attimi e sguardi che mi hanno portata indietro nel tempo.
«Quindi sì, Louis è un pazzo... Ma è il mio migliore amico».
Conferma ciò che ho sempre pensato e mi racconta qualche aneddoto spiritoso, mentre io vorrei chiudere gli occhi e sentire la sua voce che mi parla per ore e ore e fare finta che sia tutto giusto così. E forse sarebbe stato meglio chiudergli, piuttosto che studiarlo come sto facendo ora.
L'ho guardato a lungo mentre guidava, ma non riesco a non farlo anche ora.
I capelli sono legati come sempre e in questo modo ha perso il vizio di passarci la mano in mezzo, il volto presenta lineamenti meno infantili e più sensuali, mentre il corpo che ha sempre tenuto piuttosto curato oltre ad essere asciutto è chiaramente più tonico.
Ma gli occhi, gli occhi sono quelli di sempre.
«Sei fidanzato?». Gli chiedo dal nulla.
Lui è sorpreso, ma scuote la testa.
«Non ho il tempo di pensare ad un'altra persona».
Vorrei rispondergli che ora è solo con me e qualsiasi brava ragazza si accontenterebbe di questi sprazzi di tranquillità del suo mestiere.
Poi aggiunge, «e ho paura che qualcuno possa volere l'Harry Styles dei One Direction, piuttosto che me e basta».
Annuisco, questo è più che lecito.
«Tu, invece?». Mi chiede, negli occhi la curiosità. Sa che ho risposto innumerevoli volte a questa domanda postami da Louis, ma me la porge lo stesso e io scuoto la testa, non aggiungendo nulla.
Lui continua a parlare e mi fa qualche domanda sui miei amici e provo a deviare il discorso perché al momento non è il mio argomento preferito, ma prima che io riesca lui mormora un "Non credo all'amicizia fra uomo e donna, si perde la testa", al quale preferisco non dare importanza perché per noi è troppo tardi. Ed anche perché al momento è un tasto dolente.
Così, in fretta, passa la mattinata. Una ragazza e il suo migliore amico che però pensa di parlare con una sconosciuta, su un prato umido.
Mi tende la mano quando pensa sia ora di andare e cerco di camuffare quello che provo quando la afferro, ma questo è il primo contatto dopo ventiquattro mesi.
E la sensazione è intensa.
«Dai, andiamo. Sei in vacanza e dovresti goderti i tuoi amici».
Però poi, quando dopo il viaggio mi guarda negli occhi, mi chiede «Se stasera Louis non mi trascina in qualche evento, vuoi venire da noi? Con i tuoi amici.. Magari fai la pizza per tutti».
È proprio fissato.

Gotta be you || Harry StylesDove le storie prendono vita. Scoprilo ora