CAPITOLO 40

10 2 0
                                        

Sarà sgomento quello che provo? Non lo definirei così. È un misto tra agitazione, sorpresa, dolore e voglia di sparire. Vorrei essere davvero ovunque tranne che in questa stanza. Noto nel suo volto le stesse sensazioni, a differenza mia non riesce a nasconderle. Paradossale visto che mi ha mentito per mesi. Non capisco come sia possibile guardare negli occhi una persona, parlarle, ballarci, baciarla e renderla complice di qualsiasi cosa tu faccia e nello stesso momento, omettere la verità dei fatti e chi davvero si è. L'avessi saputo subito non avrei reagito diversamente, ma il colpo non sarebbe stato lo stesso. Chissà, forse l'avrei accettato con il tempo. Ma mi ha preso in giro, mi ha fatto innamorare di lui e a che scopo? Per quale motivo? Provo molta rabbia e in particolar modo risentimento. La ragazzina in me piange da giorni, non posso permettere che venga calpestata ancora.

"Non riuscivo a dormire la notte"

Però riusciva tranquillamente a sorridermi il giorno dopo.

<<Non fate i timidi, entrate>> ci ordina il nostro capo. Noto che anche Nick si è freddato alla vista di Adam. Lo conosce, non bene come me, ovviamente. Ho stretto una bella amicizia con lui, sono riuscita a parlargli del mio passato ed è per questo che è corrente della situazione attraverso i miei racconti.
Facciamo il giro della scrivania e ci affianchiamo a Derek. Non perde tempo e ci fa le presentazioni del caso. Quando arriva il mio momento di stringergli la mano, decido di mostrarmi sicura e non titubante. Lui è il bastardo traditore tra noi due. Perché dovrei essere io la debole? Lo sono stata abbastanza per quanto mi riguarda.

<<Jennifer Anderson>> dico, porgendogli il palmo. Lui si fa serio e mi stringe la mano.
<<Adam Morris>> punto e a capo, come due sconosciuti. Penso che sarebbe stato meglio così, non avere idea di chi si ha di fronte è tanto pericoloso quanto misterioso, ma almeno si è sicuri di non sapere cosa quella persona ti ha fatto e perché non riesci a pensare ad altro se non al male che ti ha provocato.
<<Ormai è quasi ufficiale. Il signor Morris sarà con noi per qualche settimana finché non riusciranno a trasportare i dati nella sede principale. Giusto?>> domanda, per sicurezza. Adam si schiarisce la gola.
<<Per l'esattezza due settimane, tolgo subito il disturbo>> sorride in modo tirato, poi si sistema la giacca lungo i fianchi.

Sentire la sua voce di nuovo non mi era mancato per nulla. All'inizio sì e credevo di avere qualche problema, ma poi ho capito che io ero innamorata di lui, era normale che qualche dettaglio di lui mi venisse in mente. Ora però lo osservo e ogni cosa mi irrita, come si muove, come parla, come è vestito, come mi guarda. Sento di non poter reggere ancora qui dentro senza dirgliene quattro, mi ricorda troppo tutto quello che ho dovuto affrontare ormai sei anni fa e nel quale sono ricaduta l'anno scorso.

<<Signor Derek, mi perdoni l'intrusione. Purtroppo devo davvero dileguarmi, a mio fratello serve la macchina entro un certo orario e si sta facendo tardi>> invento, nella speranza che se la beva.
Lui annuisce e si arrende, dopo i molteplici tentativi di farmi accompagnare da suo figlio Liam - anche molto simpatico - o da uno degli autisti aziendali.
Allora, finalmente libera, esco dalla stanza con lo sguardo di Adam che mi brucia ad ogni passo che faccio. Prima di scappare saluto la festeggiata.

<<Signora De Amicis, ancora tanti auguri! Devo scappare, volevo salutarla>> inizio, con un mezzo sorriso di comprensione.
<<Oh, va bene non importa, tesoro! Vieni in settimana a cena?>> mi invita e allora accetto. Questo donna è un angelo e le sue mani? Ancor di più! Inoltre mi fa davvero piacere trascorrere del tempo di qualità con persone tanto dolci ed educate. Noto che la donna indossa una collana davvero bella, cattura la mia attenzione per la sua semplicità ma allo stesso tempo per la sua complessità.
<<Posso chiederle dove l'ha comprata?>> domando, indicando il gioiello.
<<Mi piacerebbe risponderti ma mi è stata regalata da quel ragazzo laggiù>> indica e allora seguo il suo braccio e appena realizzo che la traiettoria porta dritta ad Adam, rabbrividisco. Le comunico semplicemente che le sta in un modo divino e che per me è un'ottima scelta, la migliore. Infine scappo via, salutando Nick e incrociando ancora una volta il suo sguardo. Quegli occhi che non dimenticherò così facilmente e che mi accompagnano ogni notte nei miei sogni.
Che siano dannati.

Arrivo con un po' di difficoltà alla macchina a causa delle pietre nel vialetto che mi rendono impossibile camminare con i tacchi. New York è fredda ma tipi di outfit come il mio sono ancora accessibili. Vado alla ricerca delle chiavi nella borsa, soddisfatta le tiro fuori ma non riesco ad aprire la porta perché vengo afferrata per il gomito, di conseguenza mi giro di forza.

Le nostre facce sono a pochi millimetri di distanza e le sue mani sono sulle mie braccia. I corpi aderiscono e i respiri finiscono sulle rispettive facce. Mi sento di morire. Il suo profumo inonda le mie narici e i ricordi tornano in mente e senza scrupoli mi tormentano. Il respiro si è mozzato ormai da qualche secondo. Decido di alzare lo sguardo e di affrontarlo. Ha gli occhi dispiaciuti, molto lucidi, come se stesse vivendo esattamente le mie sensazioni se non peggio. È sull'orlo di una crisi di pianto ma si contiene, è molto evidente. Non riesco a fare a meno di pensare che è cambiato. I tratti sono sempre gli stessi, forse i capelli hanno subito qualche modifica ma avverto ancora qualcosa di dannatamente sbagliato e fuori posto in lui. Cerco di divincolarmi per permettermi almeno di respirare ma il ragazzo mi blocca ulteriormente.

<<Ti voglio parlare>> dice, quasi come fosse una pretesa. Scuoto la testa e mi mordo le labbra per il nervosismo.
<<Io no>> rispondo semplicemente ed è abbastanza per fargli morire la voglia di qualsiasi cosa avesse in mente. Si allontana, alzando le mani in segno di resa. Ne approfitto ed entro in macchina. Abbasso la testa sul manubrio, sono esausta da questa sera. Non mi aspettavo niente di tutto ciò, non ero psicologicamente pronta. Sento il bisogno di sfogarmi, è troppo per me. Lascio scendere qualche lacrima. Nella mia mente improvvisamente, un pensiero comincia a diventare più solido degli altri. Non posso permettere che mi veda debole e allora in me scatta qualcosa di luminoso, una scintilla che accende la rabbia che provo dentro da due anni. Esco di nuovo dalla macchina e mi avvicino a lui che, nel frattempo, era fermo lì a guardarmi. Minacciosa mi avvicino e lo spingo con le mani all'altezza del petto.

<<Non ti è bastato quel tempo? Non era abbastanza? Mi hai rovinata più di quel che ero, non puoi fare altro!>> urlo, nervosa e furiosa. Vedo tutto nero davanti agli occhi. Ma con quanta sfacciataggine? Non prova nemmeno vergogna?
<<Hai la minima idea di quello che ho passato, Adam? Non ho fatto tutti questi progressi per incontrarti casualmente qui e permetterti di farmi crollare ancora!>> continuo, spingendolo ancora.
Lui afferra le mie mani, le blocca e le avvicina a sé ma le ritraggo subito.
<<Non ho mai voluto farti del male e se avessi saputo fossi qui non sarei mai venuto. Ho passato troppo tempo a cercare di dimenticarti, ho sofferto davvero Jen ed io->>
<<Tu? Tu hai passato molto tempo immagino! Ho dovuto lasciare la mia casa, la mia città e mio padre per colpa tua! Ho sotterrato un fratello e una madre in 5 anni, cosa puoi saperne tu di soffrire? Non volevi farmi del male? Non ne hai la più pallida idea! Eri radicato ovunque, ho scoperto persino che la mia psicologa era tua madre! Stavi marcendo, dovevo tagliarti in modo netto, eri ovunque e io dovevo cacciarti via. L'ho fatto! Secondo te perché sono qui? Ma no! Continui a perseguitarmi. Cosa cazzo devo fare? Cosa?!>> urlo, disperata, spingendolo un'ulteriore volta. Sono in preda ad una crisi di pianto e panico. Devo andare via da qui.
<<Non sapevo che mia madre fosse la tua psicologa io non ne avevo idea! Jennifer!>> mi chiama mentre mi allontano da lui, titubante. Prima di salire in macchina mi giro. <<Non provare a parlarmi più>> lo avviso, per poi salire in macchina e sparire nella nebbia di New York.

Sono alla ricerca di un posto nel quale nascondermi e liberare i miei stati d'animo, il mio cuore non è più il posto adatto.

Until your last breath.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora