Sarò paranoica ma sento che è successo qualcosa.
Finita la seduta di fisioterapia, ho trovato Adam a parlottare al cellulare. Sembrava stressato, preoccupato e ansioso. Appena ha staccato mi ha aiutato ad arrivare alla macchina e non ha aperto bocca sulla strada di ritorno. Adesso mi sta aiutando a salire le scale perchè nessun altro è in casa e muoio dalla voglia di sapere cosa gli hanno detto.
<<Apro io la porta, aspetta>> dice e quasi mi meraviglio.
<<Allora il gatto non ti ha mangiato la lingua>> ironizzo e lui sorride quasi subito.
Mi fa sedere sul mio letto e mi porta un cuscino per adagiarci sopra il piede infortunato. Infine sistema la borsa sulla sedia e si avvicina al mio letto.
Picchietto sulla coperta e lo invito a sedersi accanto a me, offerta che accetta volentieri. Si appoggia al muro adiacente al letto e mi passa il braccio sulle spalle mentre io poso la testa sul suo petto. Annusa i miei capelli e dei brividi assalgono la mia schiena, diventa un vero e proprio campo di battaglia la cui vittoria è contesa tra diverse sensazioni. Scuoto la testa e decido di risolvermi ogni dubbio.
<<Cosa c'è che non va?>> domando apertamente, alla ricerca della verità. Sento il suo battito accelerare e inizio quindi a creare dei cerchietti con le dita sulla sua mano. Senti che si sta rilassando e sorrido vittoriosa.
<<Va tutto bene>>
Alzo la testa e faccio scontrare i nostri occhi.
<<Non provare a mentirmi Adam>> scandisco.
Lui sembra gelarsi sul posto ma poi si riprende.
<<Jen davvero>> dice, lasciandomi un piccolo bacio veloce sulle labbra.
<<Se ti aspetti che io ti creda dovrai essere molto paziente perchè non lo farò>> ritento.
Lui si scosta bruscamente da me e si alza dal letto.
<<Non farlo. Me ne vado>>
Mi alzo anche io.
<<Ancora? Cosa ho detto di male?>>
Parte alla ricerca delle chiavi della macchina - che ritrova nella tasca posteriore della tuta - e poi mi fissa.
<<Non sono tenuto a dirti ogni cosa che mi succede, questo lo sai vero?>> chiede acido.
Il mio cuore si sgretola un po' per queste parole ma decido di non dargliela vinta.
<<E allora che cazzo ci fai ancora qui?>>
Annuisce e sorride amaramente.
<<Me ne sto andando infatti>> risponde, girandosi e uscendo dalla porta che lascia aperta.
Ringhio mentalmente per quanto vorrei prenderlo a schiaffi.
<<E non uscire da quella stanza senza le stampelle!>> sento esclamare prima di avvertire la porta chiudersi.
Scuoto la testa.
<<Vai a cagare Adam>>
~°~
Sono passate due ore e di quello che dovrebbe essere il mio ragazzo nemmeno l'ombra. Si è comportato da bambino immaturo che non riesce a risolvere un problema. Era difficile dire che non si sentiva pronto a raccontarmi cosa gli fosse successo? Eh no! Scenata da superuomo.
Mi guardo intorno alla ricerca di qualcosa con cui distrarmi. La busta di Lucie attira la mia attenzione e ben presto ricordo che Ryan mi aveva lasciato una lettera. So che avrei dovuto chiamarlo ma ero davvero stanca e ho pensato che un messaggio con scritto "Grazie per il pensiero" non sarebbe stata una cattiva idea. Recuperata la lettera, mi sistemo nella posizione più comoda e la apro.
"Cara Jennifer,
Non so perchè ti sto scrivendo qualcosa che tu leggerai con molta leggerezza, non so perchè io non ti sia bastato, non so perché ho fatto ciò che ho fatto né tantomeno perchè adesso ti imploro di perdonarmi però sai, mi sento incompleto. Da quando sono uscito da quella discoteca mi sono promesso di non cercarti più, di tornare a rivivere la mia vita come se tu non ci fossi mai entrata eppure c'è qualcosa che manca. Credo di sapere cosa...
Non sono stato me stesso durante il mese che siamo stati insieme, ero diverso: possessivo, invadente, pesante, paranoico. Pensavo fosse normale. Ma da quando ci siamo lasciati ho davvero capito che non ti ho vissuta perchè avevo una paura fottuta di perderti... alla fine però ti ho persa comunque. Mi manchi Jen, mi manchi come non mai. Io non so niente ma so che tra di noi c'era del vero ed io sono disposto a recuperarlo. Incontriamoci quando vuoi e risolviamo questa faccenda una volta e per tutte. Diamoci la possibilità di stare bene come entrambi meritiamo.
So che hai subito un infortunio quindi recupera. Io ti aspetto.
Ti amo Jennifer.
Per sempre tuo,
Ryan."
Sono interdetta. Io sono andata avanti e senza troppi scrupoli perchè, siamo sinceri, non sono mai stata innamorata davvero di Ryan e adesso scopro che lui non mi ha dimenticata e che la stronza bastarda che si è messa insieme ad un altro sono stata io. Wow.
Non ho nessuna intenzione di vederlo, non voglio illuderlo maggiormente. Forse una chiamata potrebbe essere più esaustiva.
Recupero il cellulare e digito il suo numero.
Dopo vari squilli perdo la speranza e proprio mentre sto per riattaccare, il biondo risponde.
<<C-ciao Jen>>
<<Oh, hey Ryan>>
<<Dimmi>>
Okay, è arrivato il momento del "mi fa piacere ma non credo di poter ricambiare". È normale sentirsi tremendamente in colpa?
<<Ecco Ryan, ho avuto solo adesso il tempo di leggere ciò che mi hai scritto e ti ringrazio, sono felice di sapere che sei pentito e io ti perdono ma...>> mi interrompe improvvisamente.
<<Mi perdoni? Allora significa che abbiamo un'altra possibilità?>> domanda di punto in bianco.
<<No, mi dispiace. Io sono andata avanti Ryan, fallo anche tu. Non proviamo amore, è solo attrazione e lo sai bene. Scava dentro ci te, trova la tua essenza e concediti ad una ragazza che possa amarti per quel che sei. Sento che la troverai Ryan, troverai quella giusta. Mi dispiace di non essere io>> concludo, abbastanza soddisfatta di quel che ho detto.
Sento sospirare pesantemente.
<<C'è un altro vero? Jen non mi importa! Sono disposto a passarci sopra>> continua e riprendo.
<<Sì, c'è un altro ma non è per questo che non voglio stare con te. È finita Ryan, non c'è mai stato motivo di stare insieme eppure ci abbiamo provato. Abbiamo fallito. Non funzioniamo. Fattene una ragione. L'hai detto anche tu che stai meglio quando non ti sono attorno>>
<<Chi è questo bastardo?>>
<<Ryan basta così. Per favore stammi bene, prenditi cura di te stesso>> dico e stacco la chiamata.
<<Uffa>> sbuffo sonoramente e lancio la testa sul cuscino.
Sono esausta.
~°~
Dopo qualche ora sento accarezzarmi i capelli. Un tocco tanto gentile quanto casto e inconfondibile. Apro gli occhi lentamente e mi concedo del tempo per mettere a fuoco la figura che mi si para davanti.
<<Hai riposato bene Jenny?>> mi chiede mio padre con una voce oserei dire timorosa.
Annuisco e mi tiro su con i gomiti. Gli sorrido.
<<Che hai?>> domando posando una mano sul suo braccio.
Lui abbassa subito lo sguardo verso l'altro braccio e alla vista di una busta bianca collego i tasselli. In un secondo momento mi guarda e riesco a leggere i sensi di colpa nelle sue iridi che, nel frattempo, sono diventate molto lucide. Mi avvicino e lo abbraccio.
<<Hai fatto bene papà. Devi stare tranquillo. Sto bene>> sussurro e lo sento singhiozzare. Sta crollando. Non ho visto mio padre così dalla morte di Andrew.
Si stacca bruscamente da me.
<<Non è per questa maledetta lettera. Io->> si blocca. Tossisce e riprende con più coraggio.
<<Mi sono innamorato di una donna tempo fa, mi ha rapito, affascinato, incantato. Era la donna più bella che io avessi mai visto. Siamo stati insieme per un po' finchè decisi di sposarla e Jenny credimi se tornassi indietro non lo rifarei. Se sapessi che questo ci avrebbe portato a soffrire così tanto, io non lo rifarei. Ero convinto, forse troppo da non rendermi conto di quanto meschina fosse stata nei tuoi confronti. Dal nostro amore sono nati due splendidi ragazzi Andrew e tu. Siete voi l'unico motivo che ci ha legati per tutti questi anni. Lei era ossessionata da tuo fratello, non mi spiego ancora il perchè. Vedeva te, ti curava, ti accudiva. Sono certo ti amasse, ma non era la stessa cosa. Di Andrew era persa, avrebbe preso tutte le pallottole del mondo. Io le avrei prese per entrambi eppure, figlia mia, sono stato un pessimo padre. Ho perso tua madre e visto morire tuo fratello. Non sono riuscito nemmeno a salvare te da te stessa. Meritavo io di morire quel giorno, non Andrew. Adesso non avreste avuto molti problemi...>> sospira e si asciuga i goccioloni che scorrono sulle due guance.
<<È passato tempo, tua madre è andata via con Andrew ed io ho deciso di restarti accanto. Volevo darti una forza che non ho mai avuto, non sapevo nemmeno cosa io pretendessi da te. Avevi perso tuo fratello, il tuo complice, il tuo migliore amico e in più ti reputavi colpevole. Io dovevo starti accanto, mi capisci vero? Dovevo capire perchè e in quattro anni non ho mai avuto il coraggio di chiederti di più. Io ci ho provato Jenny, ti giuro che ci ho provato>> singhiozza e ancora una volta lo abbraccio. Affonda la testa nell'incavo del mio collo e sospiro.
<<Tu sei la persona più bella che io abbia mai conosciuto papà. Ed è ora che tu sappia la versione di tutti i fatti. Sono pronta>> dico, avvertendo un barlume di speranza nei suoi occhi che mi fissano ansiosi.
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Until your last breath.
ChickLitJen, ironia fatta persona, all'apparenza forte ma fragile a causa di una perdita che ha drasticamente cambiato la sua vita. Adam, inguaribile romantico e ragazzo di principi, diffidente nei confronti delle persone e del mondo. La vita è quella cosa...
