<<È un disastro su tutti i fronti!>> esclama il signor Derek, in preda ad un attacco di panico e rabbia, puntando lo sguardo ai suoi mocassini completamente rovinati dall'acqua stagnante. Si poggia le mani in fronte e si tortura il ciuffo viola, è visibilmente in difficoltà.
Il suo ufficio sembra essere stata l'unica stanza che si è salvata da questo tsunami interno, dove prontamente e in modo provvisorio, sono state portate tutte le documentazioni dei nostri uffici.
I miei tacchi neri nuovi sono bagnati e i miei piedi completamente fradici, quindi decido di privarmi delle mie calzature, ornando il mio pantalone di ulteriori risvolti per evitare che si inumidisca. Appoggio le mie cose sul posto del divanetto non occupato dalle persone in questo ufficio e decido di darmi una svegliata.
<<Direi anche basta adesso. Troviamo una soluzione, al resto ci penseremo dopo>> inizio, portandomi delle ciocche dietro i capelli. Il preside mi guarda con un'aria di superiorità ma allo stesso tempo incuriosita, si passa le mani in faccia e annuisce prendendo posto alla sua scrivania.
<<Nessuno ci fitterà un salone, tantomeno in meno di mezz'ora, figuratevi perfettamente pulito e cerato>> annuncia Sienna, appiccicata ad Adam, del quale riesco a percepire il disagio.
Susseguono una serie di pensieri negativi e brutte notizie, che non fanno altro che indebolire sempre di più la mia speranza di riuscire a vedere ballare qualcuno oggi.
<<Ho bisogno di andare nel mio ufficio>> dico ad un tratto, convinta che forse lì riuscirò a trovare quello di cui abbiamo bisogno. Un coupon, un avviso, un annuncio, qualsiasi cosa.
<<Non se ne parla, è inondato Jen, ancora non ti è chiaro?>> mi rimprovera Nick, il solito premuroso e ipocondriaco per tutti ad ogni situazione. Alzo gli occhi al cielo e sbuffo.
<<So nuotare e inoltre, non può essere così alta l'acqua>>
<<Potrebbe come no, ci sono andati solo i vigili del fuoco e devo ammettere che Nick ha ragione. Se non in sicurezza, non si può salire di sopra>> conclude Adam, oserei dire sinceramente preoccupato, certo, non che avessi perplessità o dubbi al riguardo.
<<E chi mi fermerà, sentiamo? Tu?>> domando, indicandolo. <<O forse tu?>> ripeto il gesto, rivolgendomi però a Nick.
Entrambi annuiscono e un sorriso prende vita sul mio volto, diventandone il protagonista.
Detesto doverlo ammettere ma l'unico modo per salvare la Juilliard ora è abbassare le mie difese. Annesso alla villa in cui abito, ho un padiglione che abbiamo - io, Meg e Robin- interamente dedicato alla danza. Ad usarlo però, sono l'unica, non ci entro da qualche settimana e forse potrebbe tornare utile vista la pista che vi è al suo interno.
<<C'è però bisogno di lavorarci, se non possiamo rimandare le audizioni dobbiamo necessariamente posticiparle ad almeno oggi pomeriggio>> termino, annunciando la proposta di utilizzare la mia abitazione come appoggio. Il signor Derek sembra essersi rinvigorito, tanto che ha già messo Sienna all'opera con le varie comunicazioni del caso. Siamo solo in quattro, non riusciremo a finire in tempo per le cinque di oggi pomeriggio - orario scelto per le esibizioni - per questo, Adam ha proposto di chiamare Kelly, la sua segretaria, e Nick invece, Cameron.
~°~
Apro la serranda del padiglione, permettendo alla luce del sole di entrarvi.
<<Non è molto ma...>>
<<Andrà benissimo, Anderson>> risponde esterrefatto il signor Derek. Annuisco, adocchiando in giro le cose che posseggo e che tengo qui dentro. Noto, in lontananza, una cornice che contorna una foto che non so nemmeno perché diavolo sia qui. Mi avvicino ad essa e la recupero, cercando di evitare sguardi curiosi e invadenti.
<<Possiamo riempire l'acqua dal rubinetto in giardino e per il sapone, tutto a casa mia>> dico, indicando il bel casone alle spalle della mini sala da ballo.
<<Avremo bisogno anche di un rinfresco>> denota Adam, che non ha tutti i torti.
<<Basterà che voi, Cameron e Nick, ne abbiate cura. Preferibilmente muffin ai frutti scuri e tanta frutta fresca, di stagione. Anche del latte, se lo trovate>> compilo una lista immaginaria che i due colgono al volo, partendo alla ricerca di ciò che ci tornerà utile.
Recuperato il necessario, cominciamo a lavare e a sistemare l'abitacolo, rendendolo pulito e adatto. La pista - della quale ci siamo subito occupati - è liscia e luminosa come fosse appena applicata. In uno scatolone ho messo tutte le mie cose, tra cui la foto, posandolo sugli scalini davanti a casa. Avrò tempo di sistemarla da qualche parte. Ci siamo ingegnati a creare anche una postazione di giudizio, con ben tre sedie e un tavolo unito di legno massello, sul quale vi sono le cartelline dei candidati che Sienna sta provvedendo ad avvisare.
<<Non so quanto ci vorrà per sistemare la scuola ma posso ospitarvi solo fino a sabato>> dico, con un po' di amarezza ma allo stesso tempo gioia per il ritorno della mia famiglia a New York.
<<Troveremo un posto fino ad allora anche se è davvero incantevole qui>> mi tranquillizza Derek, occupato a spolverare alcune superfici.
<<Sono d'accordo>> sibila Adam mentre con gli occhi uccide Kelly che, invece di aiutare, è fuori a chiacchierare con chissà chi da chissà quanto. Indossa un vestito nero molto corto, sotto ai glutei, con scollatura a V non troppo profonda. Poi dei tacchi spigolosi con un plateau non indifferente e migliaia di accessori che la rendono pacchiana.
Non ho intenzione di essere superficiale ma, per quel poco che conosco Adam, so che al momento la lincenzierebbe senza indugiare troppo.
~°~
Abbiamo ordinato del sushi per il pranzo e tutti hanno deciso di mangiare seduti a terra in giardino, mentre io, Adam e Kelly, abbiamo optato per la veranda.
<<Come fanno i filippini ad usare questi aggeggi? Servivano forse per una tortura, Adam?>> chiede Kelly.
Il ragazzo la fulmina con lo sguardo ed io soffoco una risata in un modo molto pietoso, difatti lei se ne accorge.
<<Cosa ti fa tanto ridere?>>
Alzo le mani e la bandiera bianca, scegliendo di ignorare una possibile corsa in ospedale in un momento critico come questo. Entro in casa - e dopo di me Kelly - a sistemare tutto ciò che abbiamo utilizzato per pranzare. Ha un profumo vanigliato, dolce e decisamente eccentrico. Chi ha detto che i profumi descrivono le persone aveva dannatamente ragione. Lavo le mani con accuratezza, eliminando ogni residuo di qualsiasi cosa io possa avere nascosto sotto le unghie e sopra la cute. Infine decido di uscire di nuovo in giardino, per rifinire i dettagli prima dell'arrivo dei candidati.
Adam è seduto sugli scalini, ha qualcosa di molto familiare tra le mani che continua a riguardarsi come se volesse consumarlo. Più mi avvicino a lui, più mi rendo conto che ciò che sta osservando con così tanta curiosità è la foto che ho nascosto e che con distrazione ho lasciato alla portata di tutti in questo scatolone. Decido di affiancarlo, quindi prendo posto sul suo stesso scalino. Guardo dritto la foto: ritrae il nostro ultimo e anche unico show insieme, il cosiddetto inizio della fine. Eravamo tutti insieme sul palco, alla fine dell'ultima esibizione. Alla mia destra Robin, alla mia sinistra c'era lui. C'era perché una delle tante sere degli ultimi due anni caratterizzate dalla mia depressione, credevo fosse giusto che tagliare via Adam dai ricordi materiali e quindi in modo fisico, l'avrebbe allontanato dalla mia mente in qualche modo.
Me la porge, visibilmente triste ma comprensivo.
<<Non credevo l'avessi ancora con te>> dice, semplicemente, appoggiando la guancia al palmo della sua mano destra.
<<Così sembra>>
<<Ti ha fatto bene?>> domanda d'improvviso. Scatto verso di lui, catturando i suoi occhi verdi nei miei.
<<Ti ha fatto bene tagliarmi così?>> continua, indicando la foto.
<<Vuoi davvero saperlo?>>
Scrolla le spalle, mantenendo il contatto visivo che nessuno dei due ha né voglia né coraggio di interrompere.
<<Non obbligarmi a dire cose che non sono nemmeno sicura di pensare>> aggiungo.
Annuisce, sorridendomi lievemente. Respira in modo interrotto e, con riluttanza, guarda davanti a sé.
Forse vorrei urlarti che non è così, che mi ha fatto più male che qualsiasi altra cosa. Non ho mai provato sollievo, perché tagliarti dalla mia vita è stata una delle cose più difficili che io abbia mai fatto e anche una delle poche che non sarò mai in grado di fare. Sì, penso di volerti dire esattamente questo, Adam, ma non ho abbastanza coraggio per rivelartelo. Nemmeno un po'.
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Until your last breath.
ChickLitJen, ironia fatta persona, all'apparenza forte ma fragile a causa di una perdita che ha drasticamente cambiato la sua vita. Adam, inguaribile romantico e ragazzo di principi, diffidente nei confronti delle persone e del mondo. La vita è quella cosa...
