CAPITOLO 26

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Sbuffo lanciando il cellulare ai piedi del letto.
<<Sei geniale Jennifer! Ora come diavolo lo prendi?>> mi rimprovero ironicamente.
Sono passati tre giorni dall'infortunio che mi obbliga a restare immobile nel mio letto. Non mi dispiace non essere in Accademia, devo ancora abituarmi all'idea che mia madre è tornata nella mia vita. Vorrei solo poter avere la capacità di apprendere le coreografie subito in modo da esibirmi a maggio con i ragazzi. Ringhio in silenzio.
Questo tutore alla caviglia è super scomodo, mi viene voglia di grattarmi praticamente sempre. Come si ferma questa tortura?

Mio padre lavora più del solito, se non sapessi che ha moltissimi clienti penserei che mi sta evitando volontariamente. Robin va in Accademia e il pomeriggio resta con Meghan. Meredith? Non ho nessuna voglia di parlarle. Logicamente è l'unica che si trova in casa molto tempo e spesso resta in camera a parlarmi di ciò che ha fatto e/o visto durante il tragitto verso casa. Ogni volta mi armo di un sorriso super forzato per evitare di affrontarla come meriterebbe. Mi sento una miserabile a nascondere tutto a Robin. Vado contro ogni mio principio. Le cose che odio di più sono la disonestà e "volevo dirtelo ma non sapevo come".
Che diavolo di senso ha?
Se sai di dover dire qualcosa lo dici e basta. Ti prendi le conseguenze ma almeno stai bene con te stesso!

Sento bussare alla porta.
<<Avanti>> invito ad entrare chiunque ci sia dall'altro lato.
<<Tesoro siamo io e Lucie. Stai meglio oggi?>> pronuncia Meredith entrando accompagnata dalla sua migliore amica.
Annuisco tirandomi su con i gomiti.
<<Oh no aspetta, ti aiutiamo noi>>
Alzo una mano per fermarla.
<<Meredith non c'è bisogno, ce la faccio>>
Lei alza le spalle e invita Lucie a sedersi su una delle sedie che ho in camera.
La donna porta con sé una borsa rosa confetto e una busta che purtroppo non mi fa capire cosa ci sia al suo interno.
Lucie capisce che la sto osservando e mi guarda.
<<Oh ehm... Ecco, so che tra te e Ryan è finita ma lui ci teneva a farti sapere che ti augura buona guarigione. È solo un pensiero, senza impegni>> si alza e mi porge questa busta blu.
<<Ringrazialo>> le sorrido e apro la busta.
C'è una felpa senza cappuccio azzurra e una lettera. La leggerò dopo.
Appoggio la busta ai lati del letto e incrocio le braccia.

<<Programmi per oggi?>> chiede Meredith, sorridendomi oserei dire sinceramente. Io davvero non capisco. Come fa ad essere così finta?
<<Oltre a restare tutto il giorno sul letto e parlare con voi, no. Nessuno>>
<<Beh, stavo pensando che forse stasera potremmo sederci tutti e quattro in salotto e vedere un film come ai vecchi tempi>> propone, girando i pollici.
Sospiro. Anche a me mancano.
<<Certo, però dillo tu a Robin che deve prendermi in braccio>>.
Entrambe scoppiano in una fragorosa risata. La bionda annuisce.
Sentiamo suonare il campanello e Meredith scatta in piedi e scende ad aprire la porta.
<<Lucie, grazie per essere passata. Più tardi chiamo Ryan e gli parlo. Mi dispiace sia andata così però sappi che gli voglio davvero bene. Continuerò a farlo>> ammetto, facendo un mezzo sorriso alla bellissima signora rossa che mi rivolge uno sguardo dolce. Si alza e si avvicina, poi si accomoda vicino a me.
<<Jennifer, sono cose che succedono. So che ci hai provato e un po' mi ha sorpreso sapere che ti sei finalmente concessa un'opportunità dopo tutto questo tempo. Sono felice di sapere che, anche se per poco, mio figlio abbia contribuito a farti stare bene>> dice, accarezzandomi la guancia.
<<Non ti mentirò, per Ryan è stata davvero una batosta. Credo sapesse in fondo al suo cuore che non sarebbe andata avanti. Aveva solo bisogno che la realtà dei fatti si facesse sentire ed è stato così>> sorride infine.
Istintivamente mi butto tra le sue braccia. Sento in lei il calore di una madre. Proprio quello che Meredith mi ha fatto provare in mancanza di quello della mia vera madre.

<<Jennifer hai visite...>> comunica Meredith, ma io sono troppo impegnata ad abbracciare la dolcissima Lucie.
<<Oh, scusate>> aggiunge infine.
<<Come hai detto di chiamarti? Ah sì, Adam?>> continua e mi allontano bruscamente dalla donna per constatare se effettivamente quel ragazzo si fosse presentato a casa mia. Ed è così. Lo vedo lì, in piedi, sulla soglia della mia porta, più bello che mai...
Indossa una maglia total white, un pantalone della tuta grigia e le solite nike bianche. Gli sorrido, mascherando la felicità che provo nel sapere che è venuto a trovarmi.

~°~

<<Tu mi stai dicendo che mia madre ha assistito?>> domando incredula ad Adam che nel frattempo si è sdraiato accanto a me appena Meredith e Lucie ci hanno lasciati da soli. Lui annuisce energicamente.
Allora scoppio a ridere.
<<Scusami che ti prende?>> chiede ironico.
<<Al cellulare mi hai detto che questi infortuni sembrano disgrazie all'inizio ma poi risultano essere un toccasana. Lo sono, avevi ragione!>> esclamo, ridendo ancora di più.
<<Continuo a non seguirti Jen>>
<<Ma tu mi immagini ballare nella stessa stanza con mia madre?>>
Lui scuote la testa e sembra realizzare perchè sono così felice.
<<Anche se penso che prima o poi dovrai affrontarla>> mi dice, spegnendo il mio sorriso.
Appoggio la testa alla testiera del letto.
<<Non ricordarmelo, ti prego>>
Il moro mi afferra subito la mano e punta i suoi occhi nei miei.
<<Ci sono io con te. Non sarai da sola>>
Gli sorrido appena termina la frase e non posso fare a meno di pensare a quanta voglia ho di baciarlo. Ben presto mi rendo conto che gli sto fissando le labbra e distolgo lo sguardo.

<<Cazzo Adam mi spieghi perché?>> inizio, decisa a trovare un senso a quello che sta succedendo fra di noi.
<<Spiegarti cosa, Jennifer?>>
<<Spiegarmi perché mi fai questo effetto, spiegarmi perché non riesco a pensare ad altro se non a te. Spiegarmi che cosa diamine ne ho fatto della mia razionalità. Spiegarmi perché non ho paura di nulla se ci sei tu. Perché?>> continuo. Noto subito il volto di Adam. Un mix tra confusione e felicità.
<<Non posso risponderti e se devo essere sincero volevo chiederti le stesse cose. Ti andrebbe di trovarle insieme le risposte?>> domanda, alludendo sicuramente ad altro.
La me interiore sta saltellando dalla gioia, ma sento che c'è qualcosa di tremendamente sbagliato. Non parlo di lui, ovviamente. Parlo di me e del mio passato.
Posso davvero fidarmi?
<<Non hai idea di quanto vorrei dirti di sì. Ma...>> mi blocco, non riesco a continuare.
<<Cosa?>>
Abbasso lo sguardo. Lui mi solleva la testa per il mento.
<<Ma cosa?>> chiede ancora una volta.
<<Non cercare di scavare, sarebbe inutile>> gli comunico con estrema delusione.
<<Tu lasciami entrare>> dice, confermando la decisione di poco fa.
<<Non riuscirai a risolvermi>> tento, ancora una volta, di cambiargli idea. Non so perché lo sto facendo, so solo che non voglio stare male.
<<Questo lo vedremo>>
Lo fisso, cercando sincerità nel suo volto.
<<Posso fidarmi di te?>> domando, con una voce molto flebile.
<<No, ma nemmeno io posso fidarmi di te>> dice, ironico.
Sorrido forse perchè in fondo, paradossalmente, lo speravo. Speravo in una sua risposta ironica e il perché? Non ne ho idea. Questo mi conferma solo quanto è molto simile a me.
Allora lo abbraccio, affondando la testa nel suo collo.
<<Non farmi male Adam. Non potrei sopportarlo. Non di nuovo>> sussurro, stringendolo ancora di più a me.
Lui si allontana lievemente e mi osserva.
I suoi occhi sono una calamita dalla quale non posso sottrarmi. Prima che possa rendermene conto unisce i nostri volti baciandomi con delicatezza. Sento che sta cercando di rassicurarmi.
<<Non potrei mai>> mi risponde, baciandomi ancora una volta.
Avevo dimenticato cosa significasse sentirsi bene. Ora lo ricordo.

Until your last breath.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora