CAPITOLO 9

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Sono così arrabbiata che credo mi esca addirittura il fumo dalle orecchie. Io non sono un oggetto, non sono una proprietà privata, non sono qualcosa che puoi comprare e dire che è tuo. Sono una persona, prima di tutto e in quanto tale ho dei sentimenti. Ryan voleva dimostare che mi possedeva, voleva dimostrare al mondo intero - e per mondo intendo Adam - che qualsiasi tentativo di allontanamento sarebbe stato vano. Odio questo tipo di cose, con tutta me stessa! Se stiamo insieme, si suppone che tu ti fida di me e che non importa quanti ragazzi esistano al mondo: io avrò solo occhi per te. All'inizio era così tra me e Ryan, mi reputavo fortunata ad avere un ragazzo come lui, ma ben presto il senso di oppressione si è fatto vivo dentro di me. Lui è lì, ovunque io mi trovi e quasi non respiro al pensiero. Non rispondo ad una chiamata? Ryan si teletrasporta per controllare se tutto va bene. Ritorno da una giornata stancante? Ryan è a casa, sul mio letto, che mi aspetta. Ho voglia di andare a correre? Ryan si aggiunge. Non dico che sia una cattiva cosa il fatto che lui sia presente per me, ma non credo che avere un ragazzo significhi sentirti in gabbia il 99% delle volte. O sbaglio? Delle volte mi sembra che tutta la sua vita sia basata in funzione di me e dei miei piani. È così sbagliato e assurdo non poter essere se stessi con la persona che si ama. Forse mi sento così per questo, perchè forse non lo amo come dovrei, non lo amo come lui ama me, non lo amo come se lui fosse il mio ragazzo e il peggio è che non riesco a pensare ad un futuro insieme. Penso al domani e spero dimentichi di passare a prendermi, spero che la sua sveglia non suoni, spero che i suoi impegni lo trattengano più tempo possibile. Non posso andare avanti così. Non è giusto per me, non è giusto per Ryan, non è giusto per il tempo che ci stiamo togliendo.

Uscendo dal locale, sbatto contro una spalla:<<Guarda dove vai>> dico senza nemmeno guardare, come fossi un automa. La persona in questione mi blocca per il polso e mi trascina sul retro ed allora vado in panico. Cosa sta succedendo? Ho gli occhi appannati dalla paura e dalle lacrime che avevo versato mentre uscivo. Mi asciugo il viso e metto a fuoco la persona che mi sta trattenendo per il polso. È Adam. La corsa si blocca, il ragazzo mi adagia al muro e si avvicina a me, alzandomi il viso tramite il mento.
<<Che ti succede Anderson?>> mi chiede con un'espressione spaventata. Deve avermi vista sconvolta e capisco la sua reazione, ma non riesco a frenare la lingua:<<Non avevi un'appuntamento?>> gli dico, guardando altrove. Ha da fare, no? Perchè si interessa a me? Abbassa il viso, sorride e mi osserva:<<Sei una stronza>> afferma, provocandomi un sorriso naturale che entra in contrasto con le lacrime scese poco fa:<<Ma tu questo lo sai già>> continua il discorso:<<Puoi per una volta rispondere ad una domanda? Senza pressioni. Ti ho vista uscire in lacrime sconvolta e purtroppo per me, ho ancora un cuore per potermene fregare completamente>> termina, esortandomi a parlare. Decido di accontentarlo, non può farmi male parlarne:<<Sono stanca di tutto, Adam>> dico, guardandolo negli occhi:<<Sono stanca di Ryan, delle mie decisioni, delle mie lacrime, della mia sensibilità, della mia coscienza, della mia situazione, del fatto che non riesco ad andare avanti...>> continuo con quanta più precisione possibile:<<Sono stanca della mia vita, Adam>> aggiungo, mordendomi le labbra per trattenere le lacrime:<<E sto cercando disperatamente qualcosa che possa sconvolgermi, che possa farmi stare bene e male allo stesso tempo, qualcosa che mi aiuti ad affermare che della mia vita ne vale davvero la pena>> lascio la presa dalle labbra e termino:<<Nonostante tutta la merda che mi circonda>> sospiro.

<<È stato facile, no?>> mi dice Adam inizialmente:<<Taglia fuori tutto quello che non vuoi>> continua con serietà:<<È solo escludendo le cose che ti obbligano ad essere diversa che ti ritroverai, Jennifer>> termina con un sorriso. <<Allora lo ricordi  il mio nome>> affermo ricambiando il sorriso:<<Solo per stanotte>> mi risponde, facendomi l'occhiolino.

~○~

Entro in casa con quanta più cautela possibile, sono le due inoltrate e non voglio svegliare nessuno. Nonostante l'inizio di questa serata, è stata piacevole passarla con Adam. Siamo andati da McDonald's, abbiamo cenato lì e il ragazzo non ha più tirato fuori l'argomento "Ryan". Non gliene avrei parlato e credo che l'abbia percepito, nonostante la mia confessione su grandi linee. La nostra conversazione ha toccato molti punti, mi ha rivelato di essere cambiato molto negli ultimi anni e che non va fiero del suo passato - cosa che avevo già considerato - ma sta andando avanti e ora è più o meno in pace con sè stesso. Mi ha accompagnato a casa ed è andato via, questa volta, salutandomi.

<<Quella non era la macchina di Ryan>> mi sorprende Robin, sapevo che non fosse mattiniero ma addirittura spiarmi da una finestra... mi sembra eccessivo:<<E quelli non sono fatti tuoi>> dico, sperando di aver colto nel segno, non voglio dover dare spiegazioni a nessuno su quel che faccio e con chi lo faccio. <<Dal momento in cui sei con il mio migliore amico, sono fatti miei>> mi dice, parandosi davanti a me:<<E tu devi dirmi cosa sta succedendo>> termina, obbligandomi a guardarlo negli occhi. <<Le cose non vanno bene, non voglio più stare con lui>> ammetto, dirlo ad alta voce e a qualcuno di cui mi fido è molto liberatorio:<<Mi sento in galera con lui, non sono me stessa e spesso mi obbligo a fare cose che non mi sento di fare>> continuo osservandolo:<<Sai perchè? Gli ho promesso che ci avrei provato e cazzo ci sto mettendo tutta me stessa ma tutto ciò che sento è che sono nel posto sbagliato>> confesso, passandomi la mano sul mio braccio.  Rob mi blocca la mano e me la tiene:<<Lascialo, fai male a lui e specialmente a te>> sentenzia, terminando la conversazione con un abbraccio.

~○~

<<Ragazzi, mancano due giorni e mi raccomando... coreografie di qualità! Non siete qui perchè siete belli o perchè vi vestite bene>> punzecchia Romero e sbuffo, cercando di essere meno rumorosa possibile:<<Lo so che adori lavorare con me>> sussurra Adam al mio orecchio:<<Quindi non sbuffare>> dice provocandomi:<<Ah davvero? Questo chi te l'ha detto?>> gli rispondo, girandomi a guardarlo. Il mio sguardo cade sulle sue labbra - involontariamente - distraendomi:<<Tu stessa>> mi dice ed alzo subito lo sguardo, avrò posato lo sguardo per pochissimi secondi ma per me sono stati minuti interi:<<Forse sogni troppo>> gli dico:<<Ad occhi aperti anche>>  concludo, sorridendogli.

Romero esce dall'aula e tutti iniziano a parlottare tra di loro tranne Victoria che si avvicina a noi due. Si fa spazio tra me e Adam e appoggia la testa sulla sua spalla:<<Ti sono mancata?>> chiede al ragazzo dagli occhi verdi che è visibilmente a disagio:<<Perchè avresti dovuto?>> chiede, un sorrisetto malvagio nasce sul mio viso e cerco di nasconderlo. Prendo il cellulare ed inizio a leggere i numerosi messaggi che Ryan mi invia da ieri sera, molti in cui mi chiede scusa, altri in cui mi colpevolizza, altri ancora in cui dice che la causa del mio comportamento è Adam. Sbuffo sonoramente questa volta appena mi arriva un'altra chiamata, decido di alzarmi e andarmene da lì:<<Cosa c'è carina? Ti da fastidio che stia con il mio ragazzo?>> mi domanda Victoria e la rabbia si insinua dentro di me ma cerco di controllarmi:<<Oh credimi, non me ne frega un cazzo di te e di quel che fai>> dico, rispondendo alla chiamata davanti a tutti:<<Che vuoi?>> chiedo a Ryan che sento sospirare dall'altro capo del telefono:<<Anzi non dirmelo, non voglio proprio sentire la tua voce>> dico e chiudo la chiamata. Metto il cellulare nelle tasche della borsa che ho portato e decido di uscire un po' fuori.

Esco dalla porta del retro e inizio a camminare. Io so che Ryan non merita questo trattamento ma prima di poterlo lasciare, ho bisogno che lui mi odi. Riesco a sentire il suo amore anche a chilometri di distanza e questa cosa mi uccide più di quanto potrebbe farlo un proiettile nel cervello. Non l'ho illuso, mai. Nemmeno stavolta lo farò.

<<Come stai?>> mi chiede una voce che mai avrei pensato mi rivolgesse la parola:<<Non sto>> rispondo alla rossa che mi raggiunge:<<Mi dispiace, se posso fare qualcosa...>> mi chiede Meghan, spiazzandomi:<<Non siamo nemmeno amiche>> dico guardandola:<<Come potresti aiutarmi Meghan? So che ti piace Robin, non sentirti in obbligo>> termino, volgendo lo sguardo altrove, non ho bisogno di compassione da nessuno:<<Non siamo amiche ma potremmo esserlo>> mi propone e continua:<<E se lo fossimo potrei aiutarti>> sorride e termina il discorso:<<E non lo faccio perchè mi piace Robin nè perchè mi fai pietà. Voglio esserti amica, Jennifer. Farsi la guerra non giova a nessuno delle due>> mi fissa con i suoi occhi azzurri che vanno in contrasto con i miei occhioni neri:<<Ci proverò> dico rallegrandola.
Non faccio che provare nella mia vita eppure va sempre una merda penso, tenendo questa piccola riflessione per me. Sospiro pesantemente e le rivolgo un sorriso di gratitudine.

Until your last breath.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora