CAPITOLO 33

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<<Che c'è? Il gatto ti ha mangiato la lingua? Cattivo questo gatto, che brutto momento>>

<<Piantala testa di cazzo>> riesco a dire prima che la voce torni a mancare di nuovo.
<<Non posso adesso, avviati verso il posto dove ci incontravamo sempre. È aperto>> propongo, facendo attenzione alle persone attorno a me. Non voglio che nessuno ascolti.

<<Madison lavora ancora lì?>> facendo riferimento ad una delle sue tante amiche con beneficio.

<<Cosa vuoi che ne sappia? Vai lì e non rompermi ulteriormente le palle. Arrivo appena posso>>.

Concludo, chiudendo la chiamata.

Ci mancava solo Simon fuori dalla prigione. Come è possibile che sia già in libertà?

Più questa domanda diventa un vortice in testa, più la consapevolezza che il mio tempo sta scadendo, si fa spazio dentro di me. Sono a disagio perché so che inevitabilmente il suo nuovo "inizio" darà il via alla mia fine decisiva. Mi manca il respiro al pensiero di dover ammettere a Jennifer che non sono la persona che crede. Da dove dovrei iniziare? Non lo so. Mi scoppia la testa. Appoggio la fronte al muro e mi concedo la possibilità di sfogarmi, lasciando le lacrime scivolare indisturbate lungo le mie guance.

<<Non voglio perderla>> sussurro a me stesso, nella speranza di trovare una soluzione a tutto questo.

Noto un bagno aperto al pubblico e ci entro senza esitare. Mi avvicino ad un lavabo e lascio scorrere l'acqua. La fisso come se aspettassi qualche intoppo che blocchi il suo flusso.

<<Probabilmente ti starai chiedendo perché mai la tua vita non scorre indisturbata come quell'acqua>> sento dire e giro il busto verso la voce che si è rivolta a me.

Un signore, con un camice bianco e una tuta colore verde, si avvicina sfilandosi i guanti.
Scuoto la testa come a scacciare la verità di quelle parole.

<<Con tutto il rispetto, non crede di essere un po' presuntuoso, signore?>>  domando, portandomi dell'acqua al collo per poi salire agli occhi, cercando di sciacquare via le tracce del mio pianto.

Lui annuisce.

<<Sì, è probabile, ma sai dopo tanti anni di servizio ti abitui a certe scene, ci convivi, ci vai a dormire e poi quando ti svegli e torni al lavoro le ritrovi lì, come se ti stessero aspettando>> sibila, lavandosi le mani con accuratezza.

<<Sta parlando di lei stesso, forse?>>

<<Sei un ragazzo sveglio>> dice, sorridendo.
<<Qualsiasi cosa ti stia torturando, lasciala evaporare>> si gira, prendendo dei guanti puliti dalla tasca. Inizia ad infilarli e non posso fare a meno di pensare alle numerose volte che ha ripetuto questa azione.
<<Come si può far evaporare?>> chiedo, come se il mio futuro dipendesse dalla sua risposta.
<<Inizia con il non ignorarla>> conclude, aggiungendo una pacca amichevole sulla spalla. Mi sorride ancora una volta ed esce dal bagno.

Credo che dopo tempo, questo sia stato l'unico consiglio davvero sensato che io abbia ricevuto.

~~

Il signor Thomas è sveglio, sta bene e l'operazione è servita, ripristinando il suo problema come previsto. Jennifer è tornata a brillare, riesco a percepire di nuovo speranza nei suoi occhi e mi piacerebbe pensare che sarà così per sempre ma odio dover ammettere che sarò io il motivo della sua ennesima ricaduta.

Li osservo, felici, mentre parlano del più e del meno. Visti da fuori non sembrerebbe abbiano passato ciò che hanno dovuto attraversare e con ogni probabilità è proprio quella loro forza. Provo invidia? Non la chiamerei tale, è più ammirazione. Vorrei poter eguagliare il loro stesso rapporto e invece mi ritrovo a mentire ai miei genitori sulla mia passione perché sono terrorizzato all'idea che non la accettino. Ho sempre pensato che non era necessario dire tutto alla propria famiglia, ed è così che mi sono ritrovato bugiardo, colpevole moralmente di un omicidio, inganno le persone, persino la ragazza che amo, senza pietà. Mio padre mi ha da sempre trasmesso che l'essere sensibili è sbagliato, specialmente per un uomo. Mia madre invece è una psicologa, non ho mai voluto "chiacchierare" con lei perché credevo mi stesse facendo bene diventare un teppista dal cuore di ghiaccio. Pensavo che se da un ragazzo dai valori puri  sarei diventato il classico bad boy avrei finalmente reso mio padre orgoglioso di me. Il risultato? Mi ha pagato la cauzione due volte e cacciato di casa una notte perché sono la vergogna della famiglia.

Until your last breath.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora