Scusatemi immensamente per il ritardo, ho perso la cognizione del tempo. Spero vi piaccia il capitolo!
I secondi che io ed Adam passiamo vicini sembrano durare ore. Mi perdo nei suoi occhi, sono di un verde spettacolare. Decido di staccarmi da lui, la situazione si sta facendo imbarazzante:<<Grazie e scusami>> dico, con una risata nervosa. <<Non lo ami>> mi dice, mi giro di scatto e lo guardo confusa:<<Credo di non aver capito>> dico sperando in un suo chiarimento:<<Non ami il tuo ragazzo>> precisa spiazzandomi. Cosa ne sa lui di quel che provo? Che arrogante! Non finisce mai di sorprendermi e di rovinare la nostra "tregua" ogni volta.<<Adam stanne fuori. Ma poi da quanto mi conosci? Non sai niente di me>> gli rispondo irritata come non mai da questa uscita:<<Da un mese>> mi fa notare:<<Ma anche uno sconosciuto lo capirebbe>>dice continuando il discorso:<<Non mi hai dato torto, inoltre>> termina con un sorriso sarcastico. <<Ma davvero Sherlock Holmes? Credo tu abbia notato che non ti ho nemmeno dato ragione>> finisco ironicamente il discorso, prendendo la borsa e uscendo dall'aula.
~○~
Sono a casa da più di un'ora, sono troppo annoiata e non ho nulla da fare!
Calcio l'erba del giardino sotto casa, nella speranza che mi venga in mente qualsiasi cosa che possa occuparmi del tempo.
<<Jenny! Robin! Siete a casa?>> domanda mio padre, letteralmente urlando, appena rientrato dal lavoro. È la mia occasione! Mio padre ha sempre ottime storie dopo il turno lavorativo:<<Sì, papà>> gli rispondo, entrando in casa dalla porta del giardino:<<Rob si è lavato ed uscito subito dopo>> comunico con un'alzata di spalle.
Mio padre annuisce e va diretto in cucina a scaldarsi il pranzo:<<Papà raccontami qualcosa>> la mia richiesta sembra sorprenderlo ma non si tira indietro alla proposta:<<Lo sai che da piccola odiavi le mele?>> mi chiede, mentre è indaffarato a selezionare i minuti al microonde. <<Non ne avevo idea...>> rispondo appoggiando la testa sulla mano destra, preparandomi ad una storia che finirà per farmi piangere. <<Ebbene, le odiavi>> dice sorridendo, girandosi verso di me e appoggiando le mani al bancone:<<Io e tua madre cercavamo in tutti i modi di fartele mangiare, ma tu insistevi e dicevi che erano troppo strane>> sorride con la mente impostata a qualche anno fa:<<Sostenevi fossero simili ai pomodori e ti sembrava semplicemente innaturale mangiarle>> dice con molta tranquillità. <<Ho sempre pensato tu fossi una bimba fuori dal normale, che pensava troppo, che andava oltre>> dice con aria malinconia:<<Non che adesso sia cambiato qualcosa>> aggiunge, mostrandomi un sorriso vero, come se anche la sua anima stesse ridendo con lui.
Il microonde suona, allora mio padre si gira e prende il suo cibo. Si siede sullo sgabello e inizia a mangiare. <<È per questo che odio vederti distruggerti con i tuoi stessi pensieri>> mi dice, piantando i suoi occhi nei miei:<<Odio dover ammettere che la cosa che ti rende diversa da tutti gli altri è quella che ti fa più male>> continua, con gli occhi lucidi:<<Odio sapere di essere impotente davanti a tutto questo, odio il fatto che non sono capace di salvare nemmeno te>> conclude, abbassando il capo. Riesco a sentire il mio cuore spezzarsi in mille pezzi, mio padre ha ragione. Non ha salvato nemmeno se stesso dal nostro passato, la cosa orribile è che non si può nulla contro di esso. Almeno lui non dovrà convivere con il senso di colpa di essere stato la causa di tutto. Se uno dei due avrebbe dovuto sopportare questo fardello, sono contenta di essere stata io la prescelta.
<<Grazie, papà>> dico, attirando la sua attenzione:<<Grazie per non aver aperto la lettera, grazie perchè nonostante me, i miei pensieri, i miei sensi di colpa, il nostro dolore, le nostre lacrime, nonostante tutto sei sempre qui. Grazie perchè non hai deciso di scappare. Senza di te, avrei mollato già da tempo>> gli dico, allora mi alzo e mi avvicino a lui, stringendolo in un abbraccio:<<È grazie a te se sto sopravvivendo>> dico in sussurro:<<Non pensare di essere incapace, non è vero>> concludo allontanandomi, non prima di avergli lasciato un bacio sulla guancia. <<Vedi il lato positivo... adesso adoro le mele!>> affermo, prendendone una e lavandola. Mio padre scoppia a ridere ed iniziamo a raccontarci le nostre giornate.
~○~
L'orologio segna le 18.30 e il mio cellulare inizia a squillare. Decido di rispondere:<<Pronto?>> rispondo, aspettando:<<Fiorellino, tra un'ora e mezza passo da te. Ti porto a cena fuori, ci stai?>> mi chiede Ryan. <<Certo, a dopo>> stacco la chiamata prima di poter sapere la sua risposta. Penso mi farà bene andare fuori con lui, chiarirà i dubbi che ho in mente.
Decido di vestirmi con una gonna rossa e una t-shirt bianca, che infilo nell'indumento inferiore. Anfibi e giacca di jeans chiara e sono quasi pronta. Forse sarebbe il caso di truccarsi un po', rimedio con un rossetto rosso e un po' di mascara, infine sistemo i capelli che lascio al naturale. Torno in camera e aspetto che "il mio ragazzo" arrivi.
~○~
<<Emozionata di sapere dove ti porto?>> mi chiede Ryan, che tiene lo sguardo fisso allo strada: <<Non sarebbe male saperlo>> dico ironicamente. So che a volte posso davvero risultare odiosa, ma l'ironia è l'unica arma che mi resta per proteggermi dal muro di sensibilità che cerco di nascondere. <<Lo scoprirai presto>> mi dice, mandandomi un bacio. Odio le sorprese.
Dopo 20 minuti arriviamo ad un pub che si chiama "Secrets". Intrigante.
<<Aspetta qui, vado a cercare parcheggio>> mi dice, lasciandomi un bacio sulle labbra. Gli sorrido e lo vedo allontanarsi. Ryan è un ragazzo davvero bello e gentile, ma continuo a pensare che mi trovo nel posto sbagliato. È tutto ciò che potessi desiderare e diamine, ci sto provando con tutta me stessa ma non ci riesco.
Il telefono inizia a squillare, la chiamata viene da Adam. Un po' sorpresa rispondo:<<Ciao, dimmi>> chiedo, convinta che voglia qualcosa:<<Il rosso ti dona>> dice e subito mi giro alla sua ricerca che termina senza un risultato positivo:<<Dove sei?>> domando, ma stacca la chiamata subito dopo. Rassegnata poso il cellulare nella borsa, aspettando che il ragazzo dagli occhi verdi si faccia vivo.
<<Sono proprio qui>> dice, attirando la mia attenzione. Si para davanti a me e mi da la possibilità di notare quanto sia ben vestito. Camicia bianca un po' sbottonata, pantaloni neri attilati e scarpe eleganti. L'acconciatura è sempre la solita, sempre molto singolare. <<Sei qui con il ragazzo che non ami?>> mi chiede provocandomi e rispondo appena posso:<<Con il mio ragazzo, sì>> dico, mi sembro ridicola appena sento le parole che escono dalla mia bocca. Non lo reputo tale, perchè lo dico come se questa cosa potesse ferire Adam? <<E tu? Che fai qui?>> chiedo, curiosa di sapere:<<Ha tutta l'aria di essere un appuntamento>> dico squadrandolo dalla testa ai piedi. <<Sì, ma nulla di serio>> dice, stoppando tutti i pensieri che mi stavano frullando in mente:<<Paura di impegnarti, Morris?>> chiedo provocandolo:<<O peggio, innamorarti?>> concludo soddisfatta del risultato. <<Oh beh, questo dovresti chiederlo a te stessa>> mi dice, lasciandomi ancora una volta senza possibilità di replica. Odio dover ammettere che ha ragione. <<Bene bene, chi si vede qui?>> dice Ryan, circondandomi la vita con il suo braccio. <<Coincidenze>> risponde senza timore Adam e prima che questa situazione peggiori dico in sussurro a Ryan di entrare. Il biondo accoglie la mia proposta ed entrambi salutiamo Adam.
Mentre stiamo per entrare, Ryan abbassa la sua mano sempre di più, appoggiandola sul mio sedere con presunzione. Capisco il perchè del suo gesto e appena siamo dentro mi stacco e lo affronto:<<Ti sembra il caso?>> gli chiedo furiosa:<<Dovevi davvero dimostrargli che mi possedevi?>> continuo il discorso, ma Ryan sembra non capire:<<Che problema c'è? Sei la mia ragazza>> dice, come se fosse la cosa più ovvia del mondo ed ha ragione. Il problema sorge nel momento in cui io non volevo mi toccasse:<<Non funziona così>> gli dico e lui replica appena le parole escono dalla mia bocca:<<Non ti sei fatta problemi a venire a letto con me>> dice con un sorriso beffardo. <<Vaffanculo Ryan>> dico superandolo, decisa ad abbandonare il pub. Il ragazzo mi afferra per il braccio ma riesco a liberarmi dalla presa, quindi esco dal locale senza guardarmi più indietro.
STAI LEGGENDO
Until your last breath.
ChickLitJen, ironia fatta persona, all'apparenza forte ma fragile a causa di una perdita che ha drasticamente cambiato la sua vita. Adam, inguaribile romantico e ragazzo di principi, diffidente nei confronti delle persone e del mondo. La vita è quella cosa...
