capitolo 40

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Quasi un anno che non mettevo piede qui a Los Angeles.
Mi era mancato il caldo ed il sole accecante che vegliava sulla mia città natale.

Quando scendemmo dal jet dell'agenzia di Trevor, lo aiutai a mettere i bagli nella jeep rubicon nero lucido.
Era un mostro quel fuori strada.

Per tutto il viaggio io e Trevor avevamo parlato, lo avevo ascoltato mentre mi raccontava maggior parte delle cose che aveva dovuto fare per l'agenzia e tutto quello che riguardava il cartello.

Nonostante avessi perdonato Trevor sentivo ancora un sacco di rabbia verso i suoi confronti che ancora non potevo ignorare o semplicemente dimenticare..

Lui mi conosceva e sapeva bene che nonostante la faccenda io avrei fatto comunque di testa mia.

"Sei nervosa?" Mi domandò quando salimmo sulla jeep.

" Dovrei?" Domandai indifferente guardandolo mentre lui si metteva degli occhiali da sole e mise in monto.

" È da un anno che non vedi nessuno.. sarebbe più che normale. Caroline è impazzita mi ha detto John. Ed i tuoi genitori stanno bene nonostante fossero perennemente a lavoro. Ho controllato tutti loro. E non deve essere facile per te ritornare qui.." disse lui pensieroso e guardandomi con le sue lenti scure nere della rayban.

" Non sono nervosa. C'è un motivo se me ne sono andata e sparita da qua e lo sanno tutti bene il perché.. penso solo che forse capiranno che non sono la stessa ella e forse non andrà bene a loro la persona che sono ora. Tu per primo hai detto che non ti andava bene" gli ribadì seccata mentre mettevo una mano fuori dal finestrino mentre guidava.

" Non ho detto proprio così ella.. e comunque anche se dovessero notare il tuo cambiamento non importerebbe, a loro manchi per loro conterà solo che sei ritornata credimi. Questi giorni a New York con te per quanto siano stati importanti e pieni, non ho smesso un secondo di pensare a quanto fossi felice di essere lì con te finalmente." Spiegò lui seriamente senza distogliere lo sguardo dalla strada.

Io lo guardai e dentro me feci un salto di gioia. Non avevo mai smesso di amarlo nonostante fosse lui l'architetto del mio dolore durante un anno.

" Vedremo trev.. ancora penso che non sia vero che tu sia vivo e vegeto di fianco a me, è difficile realizzarlo ancora e nello stesso momento sento che maggior parte del mio vecchio tormento si stia dissolvendo per così dire." Confessai mettendomi una mano tra i capelli.

" Lo so, ma cercherò di farmi perdonare e per bene anche ella. " Rispose lui lanciandomi un occhiata e un sorrisetto furbo.

Io lo guardai capendo bene a cosa si riferisse e anche se voleva spezzare la tensione del discorso di poco prima, mi surriscaldai.

Da quando era ritornato da me da un momento all'altro sganciando la bomba, non ero riuscita a lasciarmi andare, la situazione era fin troppo carica per concederlo e la testa ne prevaleva sull'istinto fisico questo era sicuro.

Sorrisi e alzai gli occhi al cielo guardando fuori dal finestrino.

Mentre guidava mi appoggiò una mano sulla coscia nuda ed io alzai la musica alla radio.

****
Quando arrivammo in una villa corrugai la fronte e guardai Trevor.

" È casa mia.. non potevo più vivere nella vecchia villa visto che ero morto, è una delle safe house dell'agenzia." Rispose Trevor quando si aprirono i cancelli.

Era piena di videocamere e c'erano due tizi con un giubbotto antiproiettile, sembravano dell'esercito.

" E quei scimmioni?" Domandai mentre ci guardavano parcheggiare.

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