capitolo 28

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Uscì dalla macchina e Carol mi saltò addosso.

" Tanti auguri stronzettaaa" mi disse lei abbracciandomi felice.

" Per cosa Carol?" La guardai confusa mentre chiudevo la macchina.

" Per il tuo compleanno scema." Rispose lei incredula.

Era il mio compleanno e me lo ero scordato.. incredibile.

" Ma i tuoi non ti hanno fatto gli auguri?" Domandò carol non concependo il perché non ricordassi questo giorno.

" No i miei sono andati a lavoro sta mattina e non li ho visti.. di solito mi chiamano a pranzo.. comunque non è importante che lo sia o no. Ma sta sera vedo Trevor e mi deve parlare per New York. Sono troppo elettrizzata Carol" le dissi felice.

" Sono contenta che anche lui verrà insieme a te, non me lo sarei ma aspettata visto che è il capo di un clan importante.." disse lei sottovoce guardandosi intorno.

Annuì incredula come lei.

" Beh comunque sia sta sera mettiti in tiro più che puoi che festeggiamo." Disse lei sicura ed elettrizzata.

Sapeva qualcosa che io ancora non sapevo.

" Ma domani ce la festa di diploma Caroline non possiamo presentarci con i postumi" le dissi decisa con rimprovero mentre ci dirigevamo dentro la scuola.

" Te non preoccuparti che ce la faremo comunque saputella" disse lei prendendomi in giro.

Io roteai gli occhi al cielo e cercai di non pensare a qualunque cosa avesse organizzato che non sapevo.

****
"Tu sai che cosa ha intenzione di fare sta sera Caroline?" Domandai appena entrai in casa di Trevor nel tardo pomeriggio.

" No, ma auguri piccola" disse lui divertito e dandomi un bacio sulle labbra.

Gli circondai il collo con le mie braccia e lo baciai con più intensità.

" Stai cercando di farmi parlare?" Domandò lui poco dopo quando ci staccammo.

" Anche" risposi sorridendo furbamente.

Scosse il capo divertito e mi prese il borsone da mano con dentro tutte le mie cose per la sera ed il giorno dopo.

" Non posso dire niente a riguardo sennò Caroline mi uccide lo sai.. comunque ho trovato una casa vicino al college della Columbia che è perfetto.. io nelle prossime settimane devo sistemare il clan e vedere le opportunità per me a new York.." disse lui pensieroso.

" Hai già in mente qualcosa?" Domandai mentre camminavamo piano salendo le scale visto che era ancora dolorante.

" Si ma non mi piaceranno per niente.. e spero di non dover aver a che fare con i miei genitori per questi lavori" rispose lui seccato e duramente.

Non aveva mai parlato dei suoi genitori o almeno non sapevo neanche che li avesse.

" Perché? Chi sono i tuoi genitori? Non mi hai mai parlato della tua famiglia" gli dissi pensierosa quando arrivammo davanti camera sua.

" C'è un motivo se non l'ho mai fatto. Odio parlarne e non la reputo una famiglia. I miei genitori sono persone molto affluenti di sicuro avrai sentito parlare di chi sono.. all'età di 19 anni mi sono allontanato da loro, e dalla vita che avevano già programmato per me. Non accettavano di aver un figlio che fosse totalmente diverso da mio fratello o dalle scelte che avevano sempre pianificato per noi. Quando ho deciso di non frequentare il collage loro mi hanno messo davanti alla scelta di cambiare per sempre e chiudere con loro.
Mi tagliarono i conti e mi tolsero tutto per invogliarmi ad andare al collage ma questo servì solo ad allontanarmi ancora di più da loro e quella vita che sembra perfetta." Spiegò lui sedendosi appoggiando il borsone sulla cassapanca e sedendosi sul letto.

"Hai fatto bene Trevor. Ovviamente non hai fatto bene a scegliere questo tipo di vita, ma se loro non appoggiavano le tue scelte hai fatto bene ad andare per la tua strada.. non ti mancano mai? Tuo fratello lo sentì almeno?" Domandai guardandolo  in pensiero.

L'espressione che aveva in volto era indescrivibile mentre mi guardava e pensava " si mio fratello ogni tanto lo vedo.. almeno con lui sono rimasti in buoni rapporti. Fa il medico chirurgo a Seattle, anche lui è voluto scappare via dai miei ma nel giusto modo.. anche se non ha scelto le orme di famiglia se l'è comunque cavata bene. La nostra famiglia imprenditrice, calcolatrice e manipolativa voleva che ci occupassimo interamente del capitale e l'azienda di famiglia ma ha avuto due no in entrambi i fronti."

Corrugai la fronte " ma te che cognome fai?" Gli domandai non ricordandomi bene.

Fece una smorfia " Williams Thompson Trevor, questo è il mio nome e cognome."

" Non ci credo.. la tua famiglia sono quei Williams Thompson? È la più grande casa farmaceutica della California." Dissi spiazzata.

Annuì seccato " dicono che stia diventando quasi una multinazionale se si espandono di più. Per quanto non sopporto da dove venga, non posso fare a meno di subirmi ste chiacchiere da mio fratello quando lo vedo.."

Lo guardai attentamente e andai verso di lui ed inchinandomi davanti a lui.

Lui mi guardò confuso prima che parlassi " dimentica che hai una famiglia del genere.. dimentica anche che sei capo di un clan. Te Trevor cosa avresti sempre voluto fare da grande?" Gli chiesi sincera e calma come non mai.

Lui mi guardò e sorrise " lo sto già facendo ella. L'imprenditore, fare soldi e affari"

Disse lui spazzando via tutta la mia speranza.

" Tu stai facendo il capo di un clan. Pensa se ti dedicheresti solo agli affari con immobili, locali. Sarebbe tutto legale e sarebbe tutto alla luce del sole senza illegalità, senza rischiare la vita." Gli dissi convincente.

" Si ma ci vogliono comunque migliaia sennò milioni di dollari ella. Ed io è per questo che ho proprietà, locali e liquidità perché faccio il capo clan e gestisco così i miei affari." Disse ovvio.

" Così è arrivare illegalmente e prima a ciò che vuoi e sapendo che i soldi che hai fatto li hai fatti sul sangue e la droga, come ti farebbe sentire se quei soldi te li sei fatto su dei ricchi che sono diventati più poveri o che diventi sempre più grande e riconosciuto per il lavoro che fai? E quindi importante quanto i tuoi genitori ma grazie a te stesso? " Gli dissi decisa.

Lui soppesò le mie parole ed annuì capendo. Forse.

Lui si alzò dal letto " hai ragione ecco cosa farò. Venderò i miei locali, e alcuni immobili in modo da aggiungere liquidità ancora di più per quando andremo a new York. E quando ci sarà l'affare giusto vedrò di investire e comprare. Ho degli amici che si sono laureati in economia e posso sentire un po' da loro come funziona il giro legale.." disse lui ridendo poco dopo.

Scossi il capo e sorrisi contenta. Trevor sarebbe cambiato ed in meglio.

" Esatto. Ti rendi conto che avremo una vita straordinaria e alla luce del sole io e te?" Gli dissi mentre lui appoggiava le sue mani sui miei fianchi.

Mi baciò sulla fronte e sorrise nonostante il viso pieno di lividi.

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