41

111 3 0
                                        

Il giorno del matrimonio arriva come una lama di ghiaccio.

Mi sveglio prima dell'alba, come se il mio corpo avesse deciso che dormire sarebbe stato troppo pericoloso. Narcissa è già nella stanza, impeccabile come sempre, e mi offre un sorriso gentile che non riesce a nascondere del tutto la preoccupazione.

«È il tuo giorno,» sussurra. «E sarai splendida.»

La stanza profuma di gigli bianchi e incenso leggero.
L'abito è appeso davanti allo specchio: un lungo vestito color avorio, scivolato, quasi etereo. Le maniche velate cadono sulle braccia come una seconda pelle, e sul busto corre un ricamo delicatissimo che ricorda rami d'edera.

Mi siedo mentre Narcissa e un'elfa iniziano a prepararmi i capelli, intrecciandoli in una treccia morbida sulla nuca, lasciando alcune ciocche ad incorniciarmi il viso. Il diadema è sul cuscino, scintillante e freddo come la storia che porta con sé. E poi c'è la collana.
La prendo con le dita tremanti. Mia madre me l'ha data ieri, mentre ci salutavamo in un silenzio troppo doloroso.

È splendida: una sottile catena d'oro bianco con uno zaffiro blu, profondo, luminoso come il cielo prima della tempesta. Riprende il colore del diadema. Riprende il colore degli occhi che ho ereditato da lei.

La chiudo al collo.
Narcissa mormora un'incantesimo sul velo perché cada perfetto.

E poi bussano.

Regulus entra piano, elegante e nervoso.
«È tutto pronto,» dice con un sorriso timido. «Lui ti aspetta.»

La villa è stata trasformata per l'occasione.
Tovaglie di seta nera, candele sospese, fiori incantati che cambiano sfumature.
Gli ospiti murmurano tra loro, in un'atmosfera che sembra più un rituale antico che un matrimonio.

Tom è in fondo alla sala, vestito di nero, un'ombra in forma umana.
Quando mi vede arrivare, si immobilizza.
Gli occhi rossi brillano dietro il velo che mi scende sul viso.
È un'espressione che non gli ho mai visto:
non tenerezza, non amore... qualcosa di più primordiale. Possesso puro.

Mi avvicino un passo alla volta.

Quando arrivo davanti a Tom, lui solleva lentamente il velo.
Il diadema brilla nella luce incantata.
Lui osserva la collana che porto al collo.

«Tua madre,» dice piano, con un tono che non capisco. «Vuole che tu sia... elegante.»

Annuisco.
Il respiro mi si spezza.

«Sei bellissima, Elisabeth.»
La sua voce è bassa, ipnotica, un giuramento e una minaccia allo stesso tempo.

Poi mi porge la mano.

La sala si riempie di un silenzio pesante quando arrivo davanti all'altare magico.
È un attimo, ma lo sento chiaramente: gli ospiti si voltano verso il lato destro della sala, dove siede la mia famiglia.

Mia madre, mio padre, mia nonna, mia zia.
Tutti rigidi.
Tutti avvolti in un disagio che quasi stona con l'eleganza della cerimonia.

Mia madre tiene le mani intrecciate così forte che le nocche le diventano bianche.
Mio padre osserva Tom con un'espressione che non ho mai visto sul suo volto: un misto di rabbia trattenuta e impotenza.
La nonna invece sembra recitare preghiere mute, lo sguardo fisso sul diadema che porto sulla testa, come se la volesse salvare da qualcosa.

Accanto a loro, seduto su un seggiolino appositamente preparato, c'è Matheo.

Il bambino allunga le braccia verso di me appena mi vede avvicinarmi, e lo fa con la naturale spontaneità di chi non conosce la crudeltà del mondo.

«Lizzie!» cinguetta, confondendo il mio nome con la facilità dei bambini piccoli.

Vedo mia madre irrigidirsi.
Mio padre abbassa lo sguardo, come se quel solo dettaglio – il figlio che lui ha già avuto – fosse un'altra coltellata.

Riddle's: A Strange LoveLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora