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La neve cade da due giorni senza sosta, e il castello ne è ricoperto come una torta tglassata.
Ogni sala è stata addobbata — per la prima volta nella sua vita — perché io l'ho chiesto.
E lui ha acconsentito.
Me lo ripeto mentre lo specchio mi restituisce la mia immagine, così da convincermi che non sto sognando.

Indosso un abito blu notte.
La gonna è ampia ma leggerissima, come se fosse fatta di fumo e stelle; il corpetto è impreziosito da minuscoli ricami d'argento che seguono le linee del mio corpo senza essere volgari.
Le spalle scoperte, un velo sottile che scende lungo le braccia.

Mi guardo.
Non mi riconosco.
Sembro... una principessa.
La cosa mi fa sorridere e tremare insieme.

Poi lui entra nella stanza.

Riddle si ferma sulla soglia come se avesse preso un colpo.
Non parla.
Non è capace di parlare quando qualcosa gli fa perdere il controllo.

I suoi occhi salgono, lentamente, dal bordo della mia gonna fino al mio viso.
Li sento addosso come un tocco.
Mi arrossano le guance, mi indeboliscono le ginocchia.

«Elisabeth,» mormora finalmente, con un filo di voce.
Come se stesse pronunciando una preghiera che non dovrebbe esistere.

Si avvicina.
Ogni passo è silenzioso, misurato, carico di qualcosa che mi fa vibrare lo stomaco.

Quando mi è davanti, solleva una piccola scatola scura.

Il mio respiro si ferma.

«Per te.»

La apro.
E per un istante dimentico come si respira.

Dentro c'è un diadema, in argento e zaffiri, leggero come un'illusione.

«È...»
La voce mi trema.

«Il diadema di Corvonero.»
Completa lui, lentamente.
«L'ho restaurato. Rigenerato. È perfetto.»

Alza le mani e mi fa cenno di voltarmi.
Obbedisco senza fiatare.

Sento le sue dita fredde tra i miei capelli, poi il metallo tiepido che si posa sulla mia testa.
Il diadema vibra appena, come se riconoscesse chi lo indossa.

Mi volto verso di lui e trovo il suo sguardo fisso, intenso, bruciante.

«Perché?» chiedo, con un soffio.

«Perché...»
La sua mano mi scivola lungo la guancia.
«...voglio che tutti vedano chi sei.»

Sento il cuore esplodere contro le costole.

«E chi sarei?» sussurro.

Lui si china, la sua fronte sfiora la mia.

«La mia regina.»

Le parole mi attraversano come un lampo.
Mi manca l'aria.
Non so se è paura o felicità o tutte e due insieme.

Lui mi porge il braccio.

«Andiamo.»

Esco con lui dalla stanza, il diadema scintilla tra i miei capelli, l'abito blu ondeggia come un cielo.
Appena varchiamo la soglia della sala da ballo, tutti smettono di parlare.
Le luci, le decorazioni, la musica magica sospesa nell'aria... tutto si ferma.

Ma non guardano lui.
Guardano noi.

Lui, il Signore Oscuro, con una ragazza babbana vestita come una principessa e il diadema di Corvonero in testa.
Non è uno scandalo.
È un terremoto.

Mia madre ha un sorriso congelato, tirato, finto, che non arriva agli occhi.
Mio padre sembra sul punto di svenire, pallido come il tovagliato.
Mio fratello Jon continua a guardare me e Riddle, Riddle e me, come se cercasse di capire se sono davvero io o un'illusione.

Riddle's: A Strange LoveLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora