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I mesi scorrono come un temporale lento, continuo, carico di elettricità.

E io cresco.
Dentro.
Fuori.
Ovunque.

La mia pancia non è più soltanto un segreto: è una presenza.
Un piccolo rigonfiamento che all'inizio riuscivo a coprire con un mantello, poi con gonne ampie, ora con abiti che sembrano tende principesche.

Ogni volta che mi guardo allo specchio mi chiedo quanto tempo mi resta prima che qualcuno — lui — lo noti.

E intanto continuo a studiare.
Continuo le lezioni.
Continuo a fingere che nulla stia cambiando mentre tutto cambia.

Arriva il giorno del diploma.

Tom ha organizzato una piccola cerimonia privata per me.
Strana, silenziosa, quasi solenne.
Lui è lì, elegante come sempre, gli occhi fissi su di me mentre ricevo quel foglio che avrei voluto guadagnarmi in una scuola normale, con la mia classe, con la mia vita di prima.

Lo sguardo che mi lancia è orgoglioso.
Quasi tenero.
Ma dentro di me qualcosa si spezza.

Perché mentre lui mi guarda come se fossi la sua creazione perfetta... io so esattamente cosa sta diventando il mio bambino.

Sangue del suo sangue.
Carne della sua carne.
Eppure io... non voglio che appartenga a lui.

Non voglio che diventi come Matheo a villa Lestrange:
un bambino che piange in silenzio, che obbedisce per paura, che guarda suo padre come si guarda una tempesta.

Quel giorno, dopo il diploma, mentre Tom mi prende la mano per accompagnarmi nello studio, io sento il mio stomaco — non la nausea della gravidanza, ma un nodo feroce — torcersi.

La consapevolezza arriva come un taglio netto.

Non voglio che quel bambino abbia paura del proprio respiro.
Non voglio che impari il mondo dalle mani di un uomo che non sa amare niente se non il potere...
e me in un modo che mi soffoca.

Mi nascondo dietro sorrisi, dietro abiti voluminosi, dietro scuse lievi.
Mi accarezzo il ventre di notte, quando lui dorme o finge di dormire.

E mentre Tom mi guarda ogni giorno con più desiderio, più ossessione, più proprietà, io lo nascondo.

Nascondo nostro figlio.
Nascondo la verità.
Perché non importa quanto io lo ami — e lo amo.
Non importa quanto lui mi voglia — e mi vuole fino all'ossessione.

Io non permetterò che mio figlio abbia un padre come lui.

E un giorno... dovrò dirglielo.
O scappare.

E entrambe le possibilità mi terrorizzano più di lui.

Scrivo a mia madre di notte, con le mani che tremano sul foglio.

"Ho bisogno di aiuto. Non posso spiegarti tutto adesso. Ma devo andare via per un po'. Non da voi. Non ancora. Potrei andare a Edimburgo? Zio Robert... ha ancora contatti nelle scuole private?"

La lettera parte come una preghiera e torna come una promessa.

Mamma risponde dopo appena due giorni.
Riconosco la sua grafia e mi si stringe il cuore.

"Tesoro, vieni. Tuo zio ti accoglierà. C'è un posto per te in una scuola privata molto rinomata. Potrai lavorare, insegnare inglese ai più piccoli. Ti daranno anche una stanza in un appartamento per docenti. Qui sarai al sicuro.."

Respiro a fatica rileggendo quelle parole.
Al sicuro.

Quando lo dico a Tom, scelgo un momento preciso:
la sera, mentre lui è rilassato, ancora tiepido d'affetto dopo aver messo ordine ai suoi pensieri e alla sua mania di controllo.

Riddle's: A Strange LoveLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora