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Nei giorni che seguono, la casa cambia.
Poco, quasi impercettibilmente... ma cambia.

E io cambio con lei.

Narcissa viene da me ogni mattina.
Non bussa mai: entra con passo elegante, un vassoio perfetto tra le mani, il profumo delicato dei Malfoy che riempie la stanza.

Si siede accanto a me sul letto.

«Hai mangiato ieri?»

Abbasso lo sguardo. «Un po'.»

Lei sospira, ma senza rimprovero.
Mi accarezza i capelli, lenta, come farebbe una sorella maggiore — o forse una madre migliore della mia.

«Nessuna sposa dovrebbe vivere con il cuore schiacciato dalla paura.»
Mi osserva, seria ma piena di affetto. «E tu, cara, ne hai troppa addosso.»

E io cedo.
Appoggio la testa sulle sue ginocchia.
Lei mi accarezza finché non smetto di tremare.

Regulus arriva più tardi, sempre quando Narcissa è già andata.

Si appoggia allo stipite della porta, le braccia incrociate, lo sguardo troppo acuto per essere davvero calmo.

«Se ti senti soffocare,» mormora, «puoi sempre uscire nei corridoi secondari. Nessuno ti seguirà lì.»

Annuisco.
Lui si avvicina e mi sistema una ciocca dietro l'orecchio, gesto semplice, affettuoso.

«Non sei sola, Elisabeth.»

Il fatto che sia così sincero mi spezza il respiro.
Regulus non mente mai con me.

E lo sa anche Tom.

Lo vede.

Lo sente.

Una sera, rientro nella biblioteca e rimango immobile sulla soglia.

Perché Tom sta montando... una lampada da tavolo babbana.

Una lampada. Con il filo.
Una lampada che deve aver comprato a Londra senza farmi vedere, perché è palesemente nuova e stona come un cucciolo in mezzo a una foresta di lupi.

Lui la tocca come se fosse una bestia selvaggia che potrebbe morderlo.

Quando mi vede, si irrigidisce.

«L'ho comprata perché...»
Si interrompe.
Si schiarisce la voce, visibilmente irritato con sé stesso.
«Perché sembri... più tranquilla con certe cose del tuo mondo.»

Mi avvicino piano.
Gli tocco il braccio.

«Grazie.»

È una parola piccola.
Ma a lui brucia come una confessione.

Non risponde.
Mi tira soltanto verso di sé e mi bacia la fronte con una lentezza che non gli appartiene.

Ogni giorno che passa, la data si fa più vicina.

E io... io non dormo.

Ho paura.

Non di lui, almeno non nel modo in cui avevo paura mesi fa.
Ho paura di ciò che verrà dopo.
Di ciò che sarò.

Una moglie.
La moglie del mago più letale della storia.
La madre del suo erede.
La donna che lui ha scelto, tenuto, modellato, amato a modo suo.

Di notte mi sveglio e lo guardo dormire — o fingere di dormire, perché Tom raramente si concede al sonno.

E penso:
E se sbaglio?
E se non sono abbastanza?
E se questo bambino lo cambierà... o lo spezzerà... o lo renderà peggiore?
E se mi odierà per averlo amato?

Riddle's: A Strange LoveLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora