Passano i mesi senza che io me ne renda davvero conto.
È come se il tempo si fosse sciolto dentro questa casa immensa, dentro la routine che ormai condivido con lui: le lezioni, le serate nel suo studio, i nostri momenti rubati, i silenzi, le attenzioni, le ossessioni.
E poi...
quel ritardo.
All'inizio non ci ho fatto caso.
Lo stress, la stanchezza, le emozioni... mi sono detta.
Poi una notte mi sono svegliata con una fitta allo stomaco, come un crampo diverso dagli altri, e una nausea leggera ma persistente.
E lì... l'ho capito.
Non ho avuto il coraggio di dirglielo.
Non ancora.
Non so perché.
Forse perché ho paura di cosa potrebbe fare.
O di come potrei perderlo.
O... peggio... di quanto potrebbe legarmi a lui per sempre.
Così, una mattina, durante una lezione finta, mi sono giustificata con un mal di testa e sono scappata dal castello per andare in un minuscolo negozio babbano a Londra.
Il cappuccio alzato, gli occhi bassi, la paura che un mangiamorte mi vedesse, che qualcuno riferisse a lui anche solo la mia posizione.
Il cuore mi batteva in gola quando ho afferrato i test.
Tre.
Perché avevo bisogno di essere sicura.
Sono tornata a casa di nascosto, sgattaiolando nei corridoi come una ladra, sperando che lui fosse impegnato nelle sue riunioni interminabili.
Mi chiudo in bagno.
La porta sbattuta due volte per essere certa che sia chiusa.
Le mani tremano così tanto che quasi faccio cadere tutto nel lavandino.
Uno.
Due.
Tre.
Li allineo sul bordo della vasca, come soldatini in attesa della sentenza.
Il mondo smette di muoversi mentre aspetto.
Sento solo il mio respiro, e il sangue nelle orecchie.
Poi vedo la prima linea.
Una seconda.
Poi un'altra ancora.
E un'altra.
Tutte.
Positive.
Mi siedo a terra.
Il pavimento è freddo ma non me ne accorgo.
Mi porto le mani sulla bocca.
Mi tremano le spalle.
Non so se sto piangendo o ridendo o se il mio corpo ha deciso di fare entrambe le cose insieme.
Sono incinta.
Incinta... di lui.
È come un colpo di fulmine e un abisso nello stesso istante.
Mi accarezzo il ventre ancora piatto, come se già potessi sentirlo, come se già potessi proteggerlo dal mondo — e soprattutto da lui.
Perché non so cosa farà quando lo scoprirà.
Non so se sarà felice.
O furioso.
O terrorizzato.
Ma una cosa la so:
non glielo dirò.
Non ancora.
Non finché non capisco cosa voglio davvero.
Non finché non capisco quanto mi farà male amarlo così tanto.
E mentre stringo i test fra le dita, sento la sua voce in lontananza, nel corridoio.
Sta tornando.
Sistemo tutto di corsa.
Mi guardo allo specchio.
Tolgo le lacrime.
Fingo un sorriso.
Apro la porta.
E lui è lì, bellissimo e pericoloso come sempre.
«Dove eri?» chiede con quella calma che non è mai davvero calma.
«In camera. Avevo bisogno di riposare.»
Lui mi guarda più a lungo del solito.
È come se sentisse qualcosa, come se annusasse l'aria intorno a me.
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Riddle's: A Strange Love
FanficRiddle's: a strange love (1) Rapita da Tom Riddle, Elisabeth è intrappolata tra paura e desiderio, in un mondo di magia oscura e segreti pericolosi. Amore, passione e inganni si intrecciano mentre lotta per proteggere chi ama e sopravvivere.
