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La sala da ballo è un oceano di luci dorate.
Le candele sospese tremano appena, come se trattenessero il respiro insieme a tutti gli invitati.
La musica scivola nell'aria, elegante, antica, e io mi sento incredibilmente fuori posto nel mio vestito chiaro, tra tutti quei purosangue che mi guardano come una creatura esotica.

Riddle — Voldemort — mi tiene la mano mentre scendiamo la scalinata.
È calmo. Troppo calmo.
Quella calma che precede un incantesimo devastante.

Quando ci fermiamo al centro della sala, la musica si spegne.
Il silenzio cade come un mantello.

Io lo guardo, confusa.
Lui mi guarda come se... come se vedesse solo me.

Poi, davanti a tutti, si inginocchia.

Un sussurro scoppia tra i presenti.
Narcissa porta una mano alla bocca.
Lucius sgrana gli occhi.
Regulus resta immobile.
E Bellatrix—

Bellatrix si irrigidisce come un animale ferito.

Riddle apre una mano.

Dentro c'è un anello.
Un anello vecchio, scuro, inciso... e terribilmente familiare dalla storia che lui stesso mi ha raccontato.

Lui sorride appena.
Quel sorriso che mostra la sua ossessione, la sua scelta.
La sua follia.
E la sua... devozione?

«Elisabeth,» dice, la voce bassa, solenne.
«Sposami.»

La sala esplode.
Un boato di shock, rabbia, incredulità.
Ma io non sento nulla.

Sento solo Bellatrix.

L'urlo che sfugge dalla sua gola è disumano, stridulo, strappato da un dolore antico.
«NO! NO! NO! È UNA BABBAAAANA! SIGNORE, È UNA BESTEMMIA! NON POTETE—»

Lucius e altri tre mangiamorte la trattengono.
Lei si dimena, piange, ride, urla.
Sembra sul punto di scagliarsi contro di me per sbranarmi.

«TU NON PUOI TOGLIERMI TUTTO!»
La sua voce si spezza.
«PRIMA MIO FIGLIO, ORA ANCHE LUI?!?»

Io tremo.
Davvero tremo.

Riddle, ancora inginocchiato, la ignora completamente.
Mi guarda come se non ci fosse nessun altro.

«Non ascoltarla,» mormora.
«Tu sei l'unica che abbia mai voluto davvero.»

Il cuore mi si stringe, mi si spezza, mi si riempie tutto insieme.
Voglio dirgli sì.
Voglio dirgli no.
Voglio scappare.
Voglio restare.

È troppo.
È tutto.
È lui.

Mi porta la mano alle labbra e la sfiora.

«E allora?» chiede piano.
«Vuoi essere mia moglie?»

Sento il fiato farsi corto.
L'anello brilla nella sua mano, pesante di storia, sangue, eredità, magia oscura.

E so, dentro di me, che dire sì significa perdere la mia vecchia vita per sempre.

Ma quando guardo Tom, non vedo il Signore Oscuro.
Vedo l'uomo che mi tiene tra le braccia quando piango.
Che mi riscalda le mani quando ho freddo.
Che mi guarda come se fossi l'unica persona nell'universo capace di toccarlo davvero.

E sento uscire la mia voce, tremante, ma certa.

«Sì... Tom. Lo voglio.»

Per un istante, lui chiude gli occhi.
Come se quelle parole gli scavassero nelle ossa.

Poi mi infila l'anello al dito.

Bellatrix urla di nuovo, un urlo che sembra spaccare il pavimento.
Tom si alza.
Mi prende per la vita.
Mi bacia davanti a tutti.

Il bacio non è dolce.
Non è gentile.
È una dichiarazione.
Un marchio.
Una promessa.
Una condanna.

E mentre lui mi stringe, e il mondo ci guarda attonito, so che niente sarà più come prima.

Sono la futura moglie di Voldemort.
E non riesco a capire se mi sento fortunata...
o dannata.

Il pianto di suo figlio rimbalza contro le pareti della sala come un coltello affilato. Voldemort irrigidisce la mascella, le dita si serrano sul bracciolo della poltrona... e io lo capisco un attimo prima che esploda.

«Tom,» sussurro, avvicinandomi piano, cercando di intercettare il suo sguardo prima che scatti verso il bambino. «È solo un neonato. Ha paura.»

Lui non risponde. Solo un fremito
Suo figlio piange più forte.

Voldemort si alza di scatto. Il mantello ondeggia come se qualcosa di vivo gli strisciasse dietro.
Io gli afferro il polso. È un gesto impulsivo, folle. Ma non posso lasciarlo fare.

«Ti prego. Lascialo piangere. Lo prendo io, lo calmo io.»

Per un secondo credo che mi ucciderà.
Il suo sguardo scende sul mio polso, poi sui miei occhi.
Il respiro gli cambia — sempre furioso, ma trattenuto, incagliato in qualcosa.

E poi... si volta, con un gesto brusco. Suo figlio non smette di piangere, e Voldemort non lo guarda più. Non lo vuole vedere.

È la sua resa, l'unica che posso ottenere.

Io raccolgo il bambino. È minuscolo, caldo, tremante. Ha gli occhi di sua madre, ma senza l'odio. Non ancora.

«Shhh... va tutto bene,» mormoro, cullandolo.
Lui si stringe al mio petto come se sentisse la differenza tra rabbia e rifugio.

Bellatrix arriva pochi secondi dopo. Pallida. Occhi folli. Capisce subito.
La sua espressione si contorce tra furia e terrore.

«Via,» sibila Voldemort, senza guardarla. «Alla villa. Finché tuo figlio non imparerà il suo posto.»

Bellatrix resta immobile. Sembra che voglia lanciarglisi addosso. Che voglia strapparmi il bambino dalle braccia.

Ma non lo fa.
Perché davanti a lui, nessuno lo fa.

La scorta arriva. Lei viene presa per le braccia, trascinata via, gridando il nome di suo figlio.

Suo figlio piange ancora. Io lo stringo forte.

Quando la porta si chiude, nella stanza restiamo solo io, Tom... e il bambino.

Il silenzio pesa come neve prima della tempesta.

Lui mi guarda.

E nei suoi occhi vedo qualcosa che somiglia a paura.

«Non lasciarmi diventare come mio padre,» dice piano. «Non con te.»

Mi si spezza il fiato.

E mentre tengo il figlio di un'altra fra le braccia, con il mio bambino nascosto dentro di me, capisco che sto camminando su un filo teso sopra l'inferno.

E che non posso cadere.

Riddle's: A Strange LoveLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora