Gli anni scorrono come acqua pulita — veloci, silenziosi, quasi incredibili.
Lilibeth cresce tra i mattoni rossi della scuola primaria, gli zainetti colorati, le mattine fredde e le tazze di cioccolata con cui la sveglio prima di accompagnarla in classe.
È una bambina curiosa, brillante, con quegli occhi scuri che non posso negare da chi provengano... e quel sorriso dolce che è solo mio.
Edimburgo ci protegge.
Ci isola.
Ci rende invisibili.
Per un po', è tutto ciò che ho sempre desiderato.
Lavoro nella scuola privata dove mio zio mi ha raccomandata. Inizio come supplente, poi come docente stabile. Col tempo, divento una delle insegnanti più richieste: paziente, preparata, amata dai bambini.
E, soprattutto, libera.
Quando Lilibeth compie dieci anni vuole vedere di più. Avere di più.
Edimburgo è sicura, ma piccola.
Io stessa sento che è arrivato il momento di ricominciare davvero.
Così, con una decisione che mi fa tremare per giorni interi, mi trasferisco di nuovo a Londra.
Una Londra diversa.
Non quella delle vetrine dove Tom mi trascinava.
Non quella delle strade che avevo paura di attraversare da sola.
Trovo lavoro in una scuola privata elitaria, prestigiosa, dove lo stipendio è buono e gli ambienti sono tranquilli. Mi assumono subito: ho un curriculum impeccabile e lettere di referenza eccellenti.
Con i risparmi messi da parte e un prestito a lungo termine, affitto una casa piccola ma graziosa, a venti minuti a piedi dalla scuola.
Un salotto luminoso, due camere da letto, un giardinetto stretto dove Lilibeth pianta le sue margherite.
La prima notte nella nuova casa, mi ritrovo seduta sul divano, la coperta sulle gambe, a fissare la finestra aperta.
L'aria di Londra entra fredda, ma mi sembra di respirare per la prima volta in anni.
Lilibeth, nel suo pigiamino azzurro, corre da me e si infila tra le mie braccia.
«Ti piace la nuova casa?» le chiedo, strofinandole la schiena.
«Sì...» dice, guardandosi intorno. «Qui siamo solo noi due, vero? Per sempre?»
Mi si stringe il cuore.
Le accarezzo i capelli.
«Per sempre.»
È una promessa.
Una preghiera.
Una speranza disperata.
I giorni diventano settimane, poi mesi.
Lilibeth inizia le elementari a Londra e si adatta in un attimo: diventa popolare, amata, rispettata. È gentile, brillante, educata.
Una bambina dal sorriso magnetico e dagli occhi profondi.
A volte, quando la guardo ridere nel giardino, il vento nei capelli scuri, sento una fitta allo stomaco.
La paura che un giorno lui possa scoprirci.
Che possa pretendere ciò che considera suo.
Ma ogni volta spingo via quel pensiero.
Siamo invisibili.
Siamo protette.
E io sono pronta a morire per non perderla.
Lilibeth torna da scuola con un disegno.
Siamo noi due, mano nella mano, davanti alla nostra casa.
«Siamo felici, mamma» dice con orgoglio. «Io e te, da sole contro il mondo.»
Mi si blocca il respiro.
La stringo forte, più forte di quanto lei capisca.
«Sì, amore mio» sussurro, con un nodo in gola. «Io e te.»
E per un attimo, davvero, credo che niente possa spezzare questa nuova vita.
Nemmeno lui.
Io sono in cucina, ancora in vestaglia, a preparare il tè. Lilibeth dorme nella sua cameretta, abbracciata al suo orsacchiotto preferito.
È una mattina come tutte le altre.
Poi — un colpo secco contro il vetro.
Mi irrigidisco.
Un'ombra nera si posa sul davanzale.
Il cuore mi si ferma.
Un gufo.
Un gufo degli altri.
Mi tremano le mani mentre apro la finestra. L'uccello mi fissa con occhi gialli e freddi, troppo intelligenti per essere solo un animale.
Mi lascia cadere una lettera sul tavolo e subito vola via, scomparendo nella nebbia di Londra.
Chiudo la finestra con un tonfo.
Non respiro.
Non posso.
La pergamena è piccola, arrotolata con un nastro scuro.
Per un minuto intero non riesco nemmeno a toccarla.
Poi, lentamente, con mani gelate, apro il sigillo.
Una frase.
Una sola.
"Lui lo sa.
da B.B.L."
Mi cade la lettera dalle dita.
Per un istante, il mondo si inclina.
Le pareti della cucina sembrano chiudersi su di me. Mi aggrappo al tavolo per non crollare.
Mi porto una mano alla bocca per non urlare.
Una nausea feroce mi sale alla gola.
È come se una mano fredda mi avesse afferrato la nuca e stesse tirando indietro tutto il mio mondo.
Tom.
La lettera a terra mi brucia la vista.
È così breve da sembrare una minaccia sussurrata all'orecchio.
«Mamma...?»
La voce di Lilibeth alle mie spalle.
Mi volto di scatto, troppo velocemente.
Lei si stropiccia gli occhi, con i capelli scuri scompigliati, innocente, ignara.
Il mio cuore si spezza.
«Va tutto bene?» chiede, avvicinandosi.
La prendo in braccio all'istante, schiacciandola al petto.
«Sì, amore. Va tutto bene.»
La mia voce è un sussurro rotto.
Lei si stringe a me, fiduciosa, senza sapere nulla del mostro che forse sta già venendo a reclamarla.
STAI LEGGENDO
Riddle's: A Strange Love
FanfictionRiddle's: a strange love (1) Rapita da Tom Riddle, Elisabeth è intrappolata tra paura e desiderio, in un mondo di magia oscura e segreti pericolosi. Amore, passione e inganni si intrecciano mentre lotta per proteggere chi ama e sopravvivere.
