Passano i giorni.
Lentamente.
Silenziosi.
Come se il castello intero trattenesse il fiato.
Io mi muovo come un'ombra, avvolta in maglioni pesanti e coperte che non riescono comunque a scaldarmi.
Lui mi osserva a distanza.
Non parla quasi mai.
Mi lascia spazio... ma non mi lascia mai sola davvero.
Fuori inizia a nevicare.
Prima fiocchi radi, timidi.
Poi una danza lenta, fitta, che imbianca i tetti, le finestre, i cortili.
Ogni tanto mi fermo davanti alla finestra della mia camera, le braccia strette al petto, e guardo la neve cadere.
È dicembre.
Significa che tra poco... è Natale.
E una parte di me, minuscola e stupida, ricorda cosa voleva dire casa.
La tavola apparecchiata.
Le luci.
Mia nonna che brontolava.
Mio zio che rideva troppo forte.
La voce di mio padre.
La mano di mia madre sulla mia, un po' fredda, un po' rigida, ma sempre presente.
Tutto questo ora sembra appartenere a un'altra vita.
Una mattina, mentre sto sistemando i libri per la lezione, sento rumore nel corridoio.
Voci.
Movimento.
Comandi brevi.
Pochi minuti dopo, la porta si apre.
Riddle entra.
Elegante.
Impeccabile.
La neve gli si è sciolta sui capelli scuri.
Si sfila i guanti con calma, come se il mondo intero potesse aspettarlo.
«Tra una settimana,» dice, senza preamboli, «terrò un ballo qui al castello. Una celebrazione per il Solstizio. Ci saranno i Mangiamorte... le famiglie più importanti... e altre persone che è necessario tenere vicine.»
Lo dice con quella freddezza controllata che sembra scolpita nel marmo.
Io annuisco appena, anche se il cuore mi batte più forte.
Un ballo.
Qui.
Con tutti quei mostri.
«Dovrai esserci,» aggiunge, e il suo sguardo si addolcisce per un attimo. «Al mio fianco.»
Deglutisco.
«Lo so.»
Fa un passo verso di me.
Poi un altro.
Mi sfiora il volto con un gesto leggero, quasi impercettibile.
«Se non te la senti, posso—»
«Voglio invitare i miei parenti.»
Le sue dita si fermano.
Il suo sguardo cambia, si oscura per un secondo.
È come vedere una tempesta spezzarsi nel mezzo.
«I tuoi... parenti.»
La parola gli resta sospesa sulle labbra, come se dovesse valutarla da ogni angolazione.
«Sì.»
Gli tengo lo sguardo.
«I miei genitori. I miei zii. E mia nonna. Non li vedo da mesi. Hanno diritto di sapere che sto bene. E io...»
Abbasso un po' la voce.
«Io ho bisogno di vederli.»
Per qualche istante lui non risponde.
Mi scruta.
A fondo.
Come se volesse capire da quali crepe sto ancora sanguinando.
Poi, lentamente, inspira.
«Molto bene.»
Le sue dita tornano a muoversi, a scivolare lungo la mia guancia, il collo.
«Li inviterò.»
Il tono è calmo.
Ma sotto c'è qualcos'altro:
possesso, controllo, una decisione che pesa come una lama posata al centro della mia vita.
«Ma,» aggiunge, avvicinando il viso al mio, «ricorda una cosa, Elisabeth.»
Il suo respiro sfiora le mie labbra.
«Chi entra qui... lo fa per tua volontà. Ma resta per la mia.»
E io sento un brivido attraversarmi.
Di paura.
Di sollievo.
Di qualcosa che non so più nominare.
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Riddle's: A Strange Love
FanfictionRiddle's: a strange love (1) Rapita da Tom Riddle, Elisabeth è intrappolata tra paura e desiderio, in un mondo di magia oscura e segreti pericolosi. Amore, passione e inganni si intrecciano mentre lotta per proteggere chi ama e sopravvivere.
