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Arriva il giorno della cena.

Mi preparo con un'attenzione quasi maniacale, come se la stoffa potesse proteggermi dall'ansia che mi rode nello stomaco. Indosso un abito scuro, elegante, con una scollatura discreta ma femminile. Le maniche sono leggere, trasparenti, e la gonna mi cade morbida sui fianchi. Mi guardo allo specchio e, per la prima volta da settimane, vedo qualcuno che somiglia alla donna che ero prima di diventare... la compagna del Signore Oscuro.

Quando esco dalla stanza, lui è già lì che mi osserva.

Si blocca.
La sua espressione non è quella di un tiranno, ma quella di un uomo colpito.
«Sei...» fa un passo verso di me, gli occhi che mi percorrono. «Bellissima.»

Mi sfiora il mento con due dita, con una delicatezza che sembra stonare con tutte le storie che si raccontano su di lui.
Timidamente, gli sorrido. «Sono nervosa.»

«Non devi esserlo.»
La sua voce è bassa, quasi un ruggito trattenuto. «Li ho fatti scortare. Nessuno ti mancherà di rispetto. E nessuno ti toccherà.»

La porta si apre prima che possa rispondere.

I Mangiamorte entrano in fila ordinata, e dietro di loro... la mia famiglia.

Mia madre ha gli occhi lucidi, mio padre è rigido come una statua, come se non sapesse se deve inchinarsi o scappare. I miei fratelli, invece, cercano subito me.

Ed è allora che succede.

«Elisabeth!»
Mio fratello corre verso di me senza pensarci due volte.

Prima che qualche Mangiamorte possa fermarlo, si getta contro di me, mi stringe forte, forte come se avesse paura che potessi dissolvermi da un momento all'altro.

Io resto senza fiato.

Il suo viso è nascosto nel mio collo, tremante.
«Stai bene? Dio, Eli, stai bene davvero?»

Mi sfugge un mezzo sorriso, le lacrime che mi pungono gli occhi. «Sì. Sto bene.»

Sento lo sguardo di Voldemort su di noi: non geloso, non infastidito... curioso.
Quasi umano.

I miei genitori si avvicinano con più cautela. Voldemort li osserva senza parlare, le mani dietro la schiena, quell'aria da re che può decidere la loro sorte con un gesto.

Io però resto stretta a mio fratello, il suo braccio che non vuole mollarmi.

«Ti ho aspettata così tanto...» sussurra lui. «Ci mancavi.»

«Anche voi a me,» gli rispondo, la voce rotta.

Voldemort si muove finalmente, avvicinandosi.
«Elisabeth,» dice dolcemente. «La cena è pronta.»

Ci sediamo a tavola, e l'aria è così tesa che sembra possa spezzarsi con un sussurro.

Voldemort siede alla mia destra, imponente e immobile come una statua scolpita nell'oscurità. I miei genitori, invece, sono rigidi dall'altra parte del tavolo, come se avessero paura persino di respirare troppo forte.

Il silenzio si protrae finché non decido di parlare. «Come... come state?»

«Meglio ora che ti vediamo,» risponde mia madre con un filo di voce, guardandomi come si guarda un sogno che si teme possa svanire.
Mio padre invece finge compostezza, ma le mani gli tremano leggermente sul tovagliolo. «È da molto che non riceviamo tue notizie.»

«Sono stata... impegnata.»
Una risposta vaga, inutile, ma più sicura di qualsiasi verità.

Voldemort solleva appena lo sguardo verso loro, come se stesse valutando ogni parola che dicono. I miei genitori distolgono subito gli occhi. Jon, invece, no. Lui lo guarda senza timore, o forse senza capire davvero il pericolo.

Riddle's: A Strange LoveLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora