"Sei un fottuto inetto!".
Izuku deglutì per ricacciare indietro le lacrime alle crude parole del suo fidanzato Katsuki Bakugo. Quest'ultimo stava radendosi la barba e di tanto in tanto scoccava occhiatacce al verdino attraverso lo specchio del bagno.
"Neanche delle cose semplici sei capace di fare! Ti avevo chiesto di controllare la cottura del sukiyaki e lo hai fatto bruciare! Ti avevo detto di non metterci spezie e l'hai reso salato e ora mi vieni addirittura a dire che, chissà come, si è rovinata la mia pentola preferita?!".
Il verdino che si torturava nervosamente le dita deglutì senza osare guardarlo negli occhi. Katsuki gli diede una manata alla tempia e afferrata la giacca se ne uscì, sbattendo rumorosamente la porta.
La solitudine si aggrappò alle sue spalle come una presenza tangibile e beffarda. Il giovane guardò il soffitto: i suoi occhi si erano appesantiti di lacrime.
Passò gran parte della mattinata a cercare di disincrostare la pentola larga e di ripulire l'appartamento dall'odore persistente di bruciato...
***
Katsuki si allentò il colletto della camicia.
Non era riuscito a vendere alcuna casa o ad affittare nessun appartamento; i clienti entrati nell'agenzia immobiliare dove lavorava da anni - ed era considerato un vero fuoriclasse macina-contratti - gli avevano fatto perdere solo tempo.
Ora sedeva al bancone di un bar, con la mano contro la fronte. Alcuni ciuffi biondi sbucavano tra i solchi delle sue dita sudate. Il malumore inciso sul suo viso si rifletteva nel whisky del basso bicchiere che stringeva nelle falangi mancine.
"Un whisky, per favore".
Katsuki guardò il nuovo arrivato che aveva osato prendere posto accanto a lui. Aveva i capelli lisci, metà rossi e metà bianchi, un occhio argenteo e un altro ceruleo. Nel suo completo grigio topo per nulla sgualcito dava l'impressione di essere qualche banchiere o un avvocato di classe.
"Prego".
Il giovane uomo dai lineamenti gentili abbozzò un sorriso al barista e ne prese subito un sorso. Non espirò alla sensazione bruciante in gola ma si perse a contemplare i cubetti di ghiaccio semi-affogati nel liquido ambrato che tintinnavano appena. Ora sedeva ricurvo, vistosamente abbattuto.
Katsuki inspirò a fondo. Il suo cellulare vibrò; Izuku gli aveva mandato un messaggio in cui chiedeva se sarebbero usciti per cena. Lo ignorò.
"Sei un cliente abituale".
Il biondo sollevò un sopracciglio all'improvvise parole del bicolore. "Forse" replicò incerto ma spavaldo.
"Ti ho visto spesso. Questo è il mio bar preferito e ci vengo per affogare i dispiaceri nel miglior whisky di tutta Tokyo".
"Sei un bevitore incallito, allora". Katsuki fece solo caso alla vistosa ustione che increspava la pelle della parte sinistra suo volto. "Che cosa vuoi da me?".
"Niente. Solo fare conversazione. Fino a pochi secondi fa mi stavi divorando con lo sguardo" rispose Shoto con un sorrisetto.
Katsuki si appoggiò con il viso sul palmo della mano e accavallata una gamba sull'altra riprese: "Devi avermi stalkerato fin troppo bene per sapere che frequento questo posto a quest'ora". Diede una veloce occhiata allo smartwatch al polso. "Sai che ore sono?".
"Le diciassette in punto".
L'espressione di Katsuki si fece serafica e un po' malevola. "Sai anche il mio nome?".
"No. Se vuoi presentarti, non mi dispiacerebbe".
Ma il biondo, sbuffata una risata, si rialzò piuttosto. Allungò la mancia sul bancone poi si mise le mani in tasca. Il locale non era granché affollato; ecco perché gli piaceva andare lì tra una pausa del lavoro e l'altra.
STAI LEGGENDO
UnderWorld
FanfictionWelcome to the UnderWorld è una raccolta di One-Shot dove racconto ciò che mi viene in mente. Vi porto con me nel mio mondo di fantasia, con una storia auto-conclusiva su ogni mia Ship preferita. Warning: Di tutto e di più!
