«Ah, Bakugo! Ho appena sfornato la torta che mi avevi chiesto!».
Katsuki fece un piccolo cenno con la testa al grosso Rikido Sato. Il profumo di cioccolato, panna e fragole riempiva la cucina del dormitorio ed invitava a gustarne almeno una fetta.
Rikido portò il dolce non molto grande sul tavolo. Sorrideva leggermente ma nei suoi occhi regnava sovrana la tristezza.
«E' un peccato che Midoriya non sia voluto scendere per festeggiare il tuo compleanno tutti insieme» aggiunse flebile.
«Lo costringerò!».
Per una volta il ragazzo più muscoloso ed alto non replicò. Sperava con tutto il cuore che Katsuki ci sarebbe riuscito...
I ragazzi della 1-A avevano realizzato una piccola festa per Katsuki ed era andato tutto bene fino a quando il giovane, con riluttanza, aveva spento le candeline e lì si era accorto della mancanza di una testolina riccia e verde.
«Dov'è Deku?» aveva chiesto.
Non poteva festeggiare senza di lui. Non poteva pensare di mangiare nulla senza quel fastidioso mezzo Hero che gli aveva incatenato il cuore dalle medie. Allora era davvero troppo stronzo per accorgersene o ammetterlo.
Eijiro che gli era vicino tentò di dire qualcosa mentre faceva rimbalzare con evidente nervosismo gli occhi scarlatti sulle cibarie che riempivano il tavolo dove capeggiava la bella torta con panna e fragole.
«E' in camera sua. Ha detto che non aveva fame e che gli faceva male lo stomaco» era stata la risposta di Tenya.
Non gli importava di mandare tutto all'aria o rovinare la sprizzante aria di quella festa un po' improvvisata. La verità era che sperava che qualcuno avrebbe teso finalmente la mano ad Izuku.
Katsuki aveva socchiuso pericolosamente gli occhi, in perfetto silenzio. Guardò la torta poi vagò alla ricerca di Rikido Sato.
«Dammi una mano».
L'altro aveva sbattuto le palpebre con fare sorpreso ed aveva annuito. Midoriya era un suo amico dopotutto...
Katsuki era dinanzi alla porta della stanza di Izuku.
Teneva la torta in bilico sui polpastrelli della mano sinistra, l'altra ora riposava lungo il fianco ma si muoveva nervosamente.
Non udì alcuna risposta. Quando poggiò l'orecchio sul legno verniciato di bianco captò dei suoni quasi flebili. La sua mano afferrò la maniglia ed entrò.
Lo accolse il buio rischiarato appena dalla luna argentea piena che rendeva quella notte di aprile meno oscura. Filtrava dalla finestra di fronte a lui. Le tende trasparenti si muovevano.
Katsuki si rese conto che la temperatura in quella piccola stanza era davvero bassa.
I suoi occhi caddero sulla figura che faceva ossessivamente addominali sul duro pavimento ed era così concentrata da tenere gli occhi chiusi.
Il biondo accese la luce.
Lo scatto dell'interruttore e quel fascio improvviso di luce che si diffuse su tutte le ombre parvero colpire Izuku come una miriade di pugni in faccia.
«K-Kacchan!» esclamò, la voce affannata e sforacchiante.
L'altro non disse nulla. Il suo sguardo cupo vagava sulla stanza. Si avvicinò alla scrivania: c'era un quaderno aperto con la data di quel giorno di festa, con le calorie e un allenamento extra. Decisamente di troppo.
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UnderWorld
FanfictionWelcome to the UnderWorld è una raccolta di One-Shot dove racconto ciò che mi viene in mente. Vi porto con me nel mio mondo di fantasia, con una storia auto-conclusiva su ogni mia Ship preferita. Warning: Di tutto e di più!
